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mercoledì 28 dicembre 2011
Intervallo festivo
Quando l'egoismo insulso e senza fine della specie si converte in collaborazione, il mondo si illumina.
martedì 20 dicembre 2011
Korku
Di nuovo all'alba gli stessi occhi grandi, curiosi, scuri. Si sveglia solo il ragazzo. Jyoti e il bambino dormono ancora nell'abbraccio della sera precedente. Il ragazzo si sveglia e stavolta è preparato, è più calmo. Il bambino lo guarda. Quando è certo di averlo svegliato gli fa segno di alzarsi e di seguirlo. Il ragazzo si alza, prende il bastone, lo segue. Il bambino non ha più paura e lo precede.
Scendono dalla collina in direzione del fiume. Forse duecento, forse trecento metri. Poi c'è un ragazzo nero come il bambino che li aspetta. Che alza un braccio in segno di saluto. Il bambino lo indica e dice: "Korku". Compiuta la sua missione scompare di corsa nella foresta.
Il ragazzo si avvicina al ragazzo. Sorride. Quando è già più vicino gli tende la mano ("non saluta con il namastè, che strano" pensa il ragazzo), gli parla: "Good morning" dice, "my name is Korku".
"Buongiorno" risponde il ragazzo. E si sente davvero strano nel tornare a parlare con qualcuno, anche se in inglese. Tanto che non sa aggiungere altro.
"Quanto tempo nella foresta?" domanda Korku.
"Non lo so" risponde il ragazzo, "ho perso il conto dei giorni. Un mese forse...".
"Qui è zona della mia tribù. Benvenuti".
"Grazie". E di nuovo silenzio.
"Chi è la donna?".
"Viene da Lonar. Siamo scappati insieme. Ci amiamo... forse... non lo so... è tutto molto strano...".
Korku sorride. Poi aggiunge:
"Io ho studiato inglese con i missionari dell'ospedale".
"Quale ospedale?".
"E adesso?".
"Adesso che cosa?".
"Che fai adesso?".
"Lavoro nella tribù. Siamo contadini".
"Di chi è il bambino?".
"Non lo so. Jyoti l'ha trovato ieri. C'era della gente che lo cercava lungo il fiume, poi sono andati via e lei l'ha trovato".
"Bisogna portarlo a loro".
"Certo. Quando si svegliano lo riportiamo. Erano della tua tribù?".
"No. Loro sono di Bhopal. Scappati trenta anni fa".
"Scappati?".
"Non conosci la storia?".
"L'incidente del gas?".
"Quello".
"E che ci fanno qui?".
"Sono in giro. Non hanno più una casa. Nessuno li vuole".
"Torno da Jyoti" dice il ragazzo.
"Vi aspetto qui" risponde Korku.
mercoledì 14 dicembre 2011
Wilderness
Jyoti e il ragazzo si svegliano sotto un paio di occhi grandi e curiosi. Il ragazzo d'istinto cerca il bastone, Jyoti gli ferma la mano. Sono gli occhi di un bambino quasi nero, scurissimo di pelle, che non appena intuisce il gesto del ragazzo è già in fuga. Prima che Jyoti possa dirgli qualcosa. Si è già disperso tra gli alberi della foresta, è corso verso il fiume.
Jyoti lo insegue. Il ragazzo segue Jyoti. Per ritrovarsi entrambi poco dopo sulla riva del fiume senza più alcuna traccia del visitatore. Che è scomparso.
Jyoti lo insegue. Il ragazzo segue Jyoti. Per ritrovarsi entrambi poco dopo sulla riva del fiume senza più alcuna traccia del visitatore. Che è scomparso.
Sono sulla riva del fiume Jyoti e il ragazzo. Ne approfittano per lavarsi il viso, sciacquarsi la bocca, togliersi il torpore del sonno. Jyoti intanto continua a guardarsi intorno. Sembra pensierosa. O forse sta cercando di indovinare dove si trovi il villaggio da cui è venuto il bambino. Non lontano. Poi tornano alla tana notturna a fare colazione.
Più tardi sono di nuovo in marcia lungo il fiume. Vanno avanti. È più che altro un incedere casuale il loro. Vanno avanti spinti dal solo motivo di andare avanti, di muoversi. Non si sentono più in fuga. Ma fermarsi sembrerebbe stabilirsi. E non ha senso.
E però non sanno dove vanno. Seguono sempre il fiume. Oggi hanno ricevuto quella visita. Qualcuno del villaggio magari tornerà a cercarli. Ma di quale villaggio? È per questo - forse - che procedono più incerti del solito, con più lentezza. Non è la prima volta che, senza mete, si distraggono, che più che camminare passeggiano, che si incantano davanti a un panorama, a una carcassa, ai mulinelli del fiume che si avvitano intorno alle rocce. Mulinello dopo mulinello come orologi di un tempo indefinito e eterno...
Solo nel pomeriggio vedono quello che stavano aspettando. Ma non è il villaggio. È invece un gruppo di persone malconce che si aggira lungo l'argine e fruga tra i cespugli. Ora l'uno ora l'altro chiamano lo stesso nome: "Krshn", e procedono in ordine sparso. Il ragazzo vorrebbe andargli incontro, salutare degli esseri umani dopo tanti giorni di solitudine, ma Jyoti non lo lascia. Lo trattiene. Lo costringe a nascondersi restando a una certa distanza. Il ragazzo al solito non capisce, però obbedisce. Crede che Jyoti sappia perché lo fa. E intanto osserva quella gente che rovista nella foresta e chiama Krshn. Uomini e donne, una trentina in tutto, giovani e più vecchi, vestiti tutti di stracci laceri e sporchi.
Solo nel pomeriggio vedono quello che stavano aspettando. Ma non è il villaggio. È invece un gruppo di persone malconce che si aggira lungo l'argine e fruga tra i cespugli. Ora l'uno ora l'altro chiamano lo stesso nome: "Krshn", e procedono in ordine sparso. Il ragazzo vorrebbe andargli incontro, salutare degli esseri umani dopo tanti giorni di solitudine, ma Jyoti non lo lascia. Lo trattiene. Lo costringe a nascondersi restando a una certa distanza. Il ragazzo al solito non capisce, però obbedisce. Crede che Jyoti sappia perché lo fa. E intanto osserva quella gente che rovista nella foresta e chiama Krshn. Uomini e donne, una trentina in tutto, giovani e più vecchi, vestiti tutti di stracci laceri e sporchi.
L'apparizione poi si allontana.
I loro richiami sono inghiottiti dai suoni soliti della foresta.
I loro richiami sono inghiottiti dai suoni soliti della foresta.
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| Åsgårdsreien (1872) by Peter Nicolai Arbo. |
Jyoti non ne sa niente. E se anche potesse parlargliene non capirebbe.
Jyoti invece quando si è accertata che si fossero tutti allontanati, ha cominciato a comportarsi come loro. Solo in silenzio. E non ha cercato dove cercavano loro. Ma un po' più verso valle. Come un cane che annusa una pista olfattiva è passata da un cespuglio all'altro, si è inoltrata appena un po' nella foresta, poi si è fermata a ridosso di un arbusto rigoglioso. Si è accucciata. Al ragazzo è sembrato che parlasse alla pianta. Poi ci ha infilato le braccia dentro e ne ha estratto un bambino. Non il bambino della mattina. Un bambino molto più piccolo, di tre o quattro anni. Che le ha abbracciato il collo.
Poi Jyoti è tornata dal ragazzo. Gli ha fatto vedere il bambino, era radiosa. Ha detto: "Krshn!". Un bambino smagrito e con il naso sporco. Che però non piangeva. E non parlava. Che sembrava muto quasi come Jyoti.
Hanno cercato il solito rifugio per la notte, ma ben prima della solita ora. Jyoti ha preso alcune scorte di cibo e ci ha fatto un impasto. Pappa insolita di fiori e piante e vermi che il bambino si è mangiato ingordo, imboccato dalle dita di Jyoti. Leccandole le dita per succhiare fino agli ultimi avanzi. Poi si è addormentato.
Jyoti, senza nemmeno guardare il ragazzo, se l'è stretto in braccio e si è distesa. Si sono addormentati insieme.
Il ragazzo ha raccolto dei legni per il fuoco, senza perderli di vista. Poi lo ha acceso.
Poi dal seno di Jyoti ha preso la scatolina con la polvere rossa, ha fatto come ha visto fare a lei. E da solo nel mondo è rimasto a vegliare su una donna e un bambino addormentati, incontrati per caso, raccolti. Come se fossero la sua famiglia.
venerdì 9 dicembre 2011
Wilderness
Giorni della foresta. La vita ricondotta all'esistenza.
Consumare.
Essere consumati.
Duro appartenere allo sfondo, a quanto tende a non cambiare. Inerte.
Il rotolare enorme delle stelle. L'abbarbicarsi delle piante in terra, il loro delicato, inesorabile assorbirsi. Le procedure animali quotidiane per l'alimentazione, il riparo. Per la riproduzione, nelle sue epoche.
Ridursi al corpo.
Il rotolare enorme delle stelle. L'abbarbicarsi delle piante in terra, il loro delicato, inesorabile assorbirsi. Le procedure animali quotidiane per l'alimentazione, il riparo. Per la riproduzione, nelle sue epoche.
Ridursi al corpo.
Ritmi delle stagioni e delle forme, ricorrenze dei giorni. Nessun'altra festa. Celebrare dentro di sé per un momento ogni mattina il sorgere del sole, quel tornare a vederci. Celebrare i pasti nudi con la soddisfazione, essere (quasi) indifferenti alla morte.
Le nascite, le morti, dei fatti.
Dei fatti a sostenere l'esistenza.
Le nascite, le morti, dei fatti.
Dei fatti a sostenere l'esistenza.
Nessuna causa di adorazione di entità esterne, divinità, mediatori. Nell'esistenza ogni cosa è divina - per quanto quel concetto, e la parola, siano inutili. Nella foresta.
Tutto è interno.
E tutto è interno a tutto.
E non c'è niente di estraneo, di lontano. Qualsiasi nascita-morte, anche nel luogo più infimo, degradato, nel modo più ignoto, infame, è dentro l'esistenza.
Ogni cosa è presente. C'è.
Ed è tutto.
Tutto è interno.
E tutto è interno a tutto.
E non c'è niente di estraneo, di lontano. Qualsiasi nascita-morte, anche nel luogo più infimo, degradato, nel modo più ignoto, infame, è dentro l'esistenza.
Ogni cosa è presente. C'è.
Ed è tutto.
martedì 6 dicembre 2011
Wilderness
Raccolgono bacche e fiori. Jyoti ha mostrato al ragazzo che cosa scegliere, insieme si aggirano tra le piante e raccolgono. Fiori, bacche e altre erbe senza nome. Di cui il ragazzo non conosce i nomi in nessuna lingua. Ha imparato che sono buone e nutrienti.
Il regresso alle cose senza nomi è liberatorio. Per la prima volta nella vita il ragazzo si ritrova davanti a cose che può usare senza nominarle. Senza neanche pensarle. Senza concatenarle in qualche serie tassonomica di senso. Nessuna storia, nessuna tradizione. Nessun libro o ricettario su cui verificarne le proprietà, gli usi, le preparazioni. Niente. I fiori e le bacche della foresta con Jyoti si raccolgono. Si accumulano e poi si mangiano. Senza neanche cucinarli ma crudi, come li ha creati la natura. Gli insetti però li arrostiscono, forse solo per ripulirli. E anche i pochi topi che sono riusciti a cacciare, uccisi a bastonate da Jyoti all'uscita delle loro tane, li hanno spellati, sventrati e cotti sulla brace. L'ha fatto Jyoti. La carne non si può mangiare cruda.
Il ragazzo così raccoglie delle bacche e dei fiori, ha in mano il solito bastone. È un bastone robusto. Duro, pesante al punto giusto. Lo infila tra i cespugli prima di avvicinarsi, lo batte a terra tra le foglie e sui sassi. Ha già raccolto un sacchetto di varie cose, piccoli frutti, fiori pollinosi. Sa che di sera Jyoti li selezionerà accanto al fuoco e alcuni li butterà via. Non ha ancora capito il perché. A lui sembrano buoni. Sa che dei fiori farà al solito una pasta, schiacciandoli tra due sassi, e che la mangeranno con le dita. Raccoglie e pensa. Ci pensa troppo. E infatti si è distratto. Poi avviene tutto in un attimo.
Si sente un ruggito non lontano.
Jyoti si tende.
Il ragazzo rientra in sé, alza il bastone, si volta.
Con la coda appesa a un ramo, c'è un serpente a bocca aperta a pochi centimetri dalla sua testa, non ancora pronto per l'attacco. Il ragazzo ruota su se stesso, con un colpo secco e preciso del bastone, non pensato, frantuma la testa della bestia contro il tronco. Il pitone - è un giovane pitone non grande, ancora inesperto - massacrato perde la presa sul ramo e cade al suolo. Si contorce nell'agonia in modo mostruoso, si annoda su se stesso, salta, scivola via. Poi si arresta morto a qualche metro di distanza dal ragazzo.
Jyoti intanto si è avvicinata. Ha visto la scena, ha capito tutto. Mostra i denti per indicare la tigre, indica il cielo, dice: "Maa!".
Il ragazzo non aveva mai mangiato carne di serpente. L'ha trovata buona. Spellarlo non è stato facile però. Hanno dovuto scheggiare delle pietre e ritagliargli via la pelle dal corpo. La pelle poi l'hanno buttata lontano da dove passeranno la notte. Anche gli avanzi del cibo li gettano sempre nel fuoco, così che non lascino traccia. Non è prudente avere odori di animali morti intorno al rifugio. Non nella foresta.
Jyoti ha strappato un ramo da un albero e ci ha arrotolato il pitone. L'ha appoggiato su due forcelle ai lati del fuoco e l'ha girato ogni tanto. Fuoco di brace, non fiamma viva. Poi, dopo cena, si è comportata in maniera imprevista. Ha sparso intorno a loro e al fuoco la solita polverina rossa, il suo amuleto per un sonno tranquillo. Si è sciolta i capelli e ha sorriso. Il suo sguardo era davvero malizioso. Si è avvicinata al ragazzo, lo ha baciato sulla bocca con violenza. Lo ha morso, lo ha morso sul collo. Si è scoperta il seno. Ha preso le mani del ragazzo e se le è strette al petto. Forse la ricompensa del cacciatore... Non si è spogliata di più, gli si è seduta sopra. Gli ha aperto i pantaloni.
Tra gli inguini Jyoti è rovente, è grondante. Il ragazzo la stringe, le succhia i piccoli capezzoli neri con forza. Lei si muove con foga, a colpi brevi e forti. Intorno a loro la foresta sembra muta. I loro sensi concentrati nell'amplesso, in quel nuovo contatto inatteso, desiderato, finora impossibile. Il sesso di Jyoti odora di muschio intenso, per il ragazzo è il profumo più eccitante. Le stringe le natiche e la spinge con forza contro di sé. Jyoti inarca la schiena, si accarezza il seno. Poi pianta le piccole unghie nel petto del ragazzo e gode. E mentre gode tira fuori la lingua dalla bocca, completamente, e soffia un suono rauco. Il ragazzo perde ogni controllo e gode, la lingua di Jyoti rossa e srotolata di fuori dalla bocca lo sconvolge. Vorrebbe succhiarla, non osa. Ricorda all'improvviso le immagini di amplessi tantrici tra dei e la sua mente allora non è più in questo mondo. Sospira con forza: "Jay Ma!". Cade riverso esausto.
lunedì 5 dicembre 2011
domenica 4 dicembre 2011
Wilderness
La foresta è un luogo di pace.
La foresta nasconde le sue insidie, ma i sensi si acuiscono e si impara a essere attenti. Molto attenti. La foresta, a saperla leggere, è piena di segnali che annunciano le insidie. Le impronte, gli abbeveratoi, i versi. I residui dei pasti informano sui predatori in zona. Anche i silenzi sono eloquenti nella foresta. Gli animali si nutrono e si proteggono, a parte questo non si minacciano. E non minacciano. Vivono la loro vita ogni giorno. E lasciano vivere gli altri. In pace e prosperità.
Il ragazzo e Jyoti camminano lungo l'argine del fiume. A tratti il passaggio è impedito e allora ne ricercano uno tra le piante. Poi tornano sul fiume. A volte aggirano l'ostacolo facendo qualche passo dentro l'acqua, se il fondo non è fangoso e non ci sono giunchi o nelumbi. Le piante, ha supposto il ragazzo, possono nascondere i serpenti, le rane velenose, i pesci carnivori, forse anche i coccodrilli. Immagina. Ma non può chiederlo alla sua compagna né cerca conferme. In quei casi comunque passano dalla parte del bosco, anche se il percorso è più lungo. Camminano con una certa cautela e hanno sempre dei bastoni in mano con cui battono il terreno. Per avvisare del loro arrivo. La maggior parte delle bestie così si ritira. Certo, non lo farebbero una tigre o una pantera... Jyoti però è tranquilla. E il ragazzo non può che affidarsi e rendersi anche lui tranquillo.
È durante una queste deviazioni che si inoltrano un po' più a fondo nella foresta.
Gli alberi sono alti e rumorosi.
Il tappeto di foglie cadute scricchiola sotto i loro passi e i colpi dei bastoni.
Il ragazzo mette un passo dopo l'altro e si sente un po' protetto nelle sue scarpe. Non capisce come Jyoti continui a camminare a piedi nudi, senza temere il morso del serpente o il pizzico di qualche scorpione. Ce ne sono in giro di scorpioni, ne hanno visti, anche di quelli gialli più velenosi. Hanno incontrato anche un pitone lungo il fiume, appisolato con la pancia gonfia dell'ultima preda, in digestione vicino all'acqua. Uno degli ostacoli che hanno aggirato...
E poi tra gli alberi hanno intravisto una radura blu.
Tra il verde del fogliame e il grigio-marrone dei tronchi onnipresenti, un grande spiazzo tra gli alberi tutto blu.
Jyoti si è fermata e l'ha indicato. Il ragazzo non capisce cosa sia. Si sono avvicinati in silenzio, dimenticandosi o tralasciando di battere i bastoni per terra - è stata Jyoti a smettere per prima, il ragazzo meccanicamente l'ha imitata. Si sono avvicinati fino ai limiti della radura. Lì Jyoti ha posato il suo bastone e ha guardato il ragazzo. Si è indicata gli occhi per dirgli: adesso guarda. Ha sorriso come fa tanto spesso, i suoi denti sono perfetti e bianchi. Poi ha allargato le braccia e ha cominciato a correre attraverso il campo blu, in completo silenzio. Probabilmente seminando il panico tra le farfalle.
Una nuvola blu cobalto si è sollevata in aria, con un fruscio simile a quello di foglie che stormiscono. La brezza del loro volo collettivo ha sfiorato il volto del ragazzo. Poi la nube si è sparpagliata tra i rami, si è posata sulle chiome degli alberi lì intorno.
venerdì 2 dicembre 2011
Wilderness
Jyoti cerca tra le foglie. Ha raccolto alcuni vermi lunghi e rossi, degli insetti simili a dei grilli. Li uccide con una spina lunga e dura, grigia, spessa, che ha staccato con un sasso dal tronco di un albero. Quando sono morti li mette tutti insieme in un sacchettino di plastica. Il ragazzo la guarda. Lei non vuole essere aiutata. Poi lancia un gridolino di eccitazione. Ha trovato qualcosa di inatteso. Il ragazzo le si avvicina per vedere. Jyoti stringe tra i polpastrelli una grossa termite beige. La mostra al ragazzo, è contenta! Fruga di nuovo tra le foglie e gli indica la colonna in marcia verso il termitaio. Si alza in piedi e si guarda intorno, ciò che cerca però non lo vede. Si piega di nuovo e a piccoli passi si mette a inseguire la colonna di operaie che trasportano stralci di fogliame, legnetti, semi, filamenti d'erba. In allontanamento dal fiume. Camminano per qualche minuto. E finalmente scorgono la meta della ricerca.
Jyoti prende il ragazzo per un braccio e lo tira, lo trascina velocemente di fianco alla colonna robusta e ubriaca del termitorio. Lo guarda, sorride, lo guarda, sorride. Il ragazzo non capisce il motivo di tanta gioia. Finora hanno mangiato vermi e larve ed altri insetti che Jyoti raccoglieva e poi arrostiva sul fuoco. Su delle pietre che metteva sul fuoco e diventavano roventi. Ma perché tanta felicità per le termiti?
Prende con sé il ragazzo e comincia a cercare qualcos'altro. Ritornano verso il fiume. Trovano delle piante a stelo di cui Jyoti sembra soddisfatta. Sono croccanti e succose. Le hanno assaggiate. Hanno un sapore dolciastro. Ne raccolgono un fascio abbondante. Jyoti poi raccoglie da terra anche un teschio, forse di qualche grande roditore morto o ucciso lì presso. Lo lava. Ne stacca i denti con colpi di pietra leggeri per non spaccare la parte che vuole mantenere integra. Con la stessa pietra ne sfrega bene l'interno, poi di nuovo lo sciacqua. Le resta in mano il cranio lavato, un po' scheggiato dove c'erano i denti. Lo immerge nel fiume per raccogliere dell'acqua, poi guarda il ragazzo. Anche lui la guarda perplesso. Così lei beve dal teschio. E poi ride.
Tornati al termitaio Jyoti si mette al lavoro. Con un sasso affilato che ha raccolto al fiume pratica piccole incisioni su alcune cannucce. Ne fuoriescono liquide gocce che raccoglie nella terrina ossea. Le spreme finché non si prosciugano. Poi chiama il ragazzo. C'è una pianta fibrosa che ha strappato dal terreno e adesso gliela stringe intorno al braccio. Fa un nodo. Sorride. Il ragazzo la guarda un po' incerto, e in quel momento Jyoti gli fa un taglio sulla parte esterna dell'avambraccio, prima che lui reagisca ha già iniziato a raccogliere il suo sangue nel cranio. Insieme alla linfa delle cannucce. Poi lo slega, gli applica sulla ferita una foglia che brucia. Non importa. Il ragazzo se la preme sulla pelle per interrompere la lieve emorragia. A quel punto Jyoti sta già impastando il sangue con la clorofilla, ha preso gli steli rimanenti e ce li immerge così che si imbrattino di quella sostanza insolita. Infine con il fascio ben umido si accosta al termitaio, a mazzetti ci infila dentro il frutto alchemico di tanto lavorio. E poi aspetta.
Quando finalmente estrae dal termitorio le cannucce, il sangue e lo zucchero si sono rappresi, imprigionando le migliaia di termiti accorse al banchetto. Jyoti è davvero felice. Una parta la tiene per sé, l'altra la dà al ragazzo. Poi con voluttà si mette a masticare quegli stecchi come fossero di zucchero filato o di frutta candita. Insetti impastati in sangue umano e linfa. Il ragazzo ormai non si scompone e la imita. Trova il pasto dolce, appetitoso. Dal gusto delicato, senz'altro anche molto nutriente.
giovedì 1 dicembre 2011
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