Sono le dieci e un quarto quando Ramlal e Babuji lasciano la casa dello swami Kulittalai. Se ne vanno soddisfatti e contrariati insieme: contenti di avere ricevuto le informazioni che cercavano sulla loro sorella e lo straniero, indisposti per averci rimesso quelle cinquecento rupie, per le parole avare dello swami: "Sono ad Achalpur, da Suresh Sawant. Fate attenzione che Suresh è un caro amico, ma senz'altro non si opporrà a restituirvela, se andrete a riprendervi vostra sorella. Suresh sa stare al mondo".
Ramlal: "Ma che progetti hanno quei due?".
Swami Kulittalai: "Chiedeteglielo, quando li vedrete. Io non lo so e non l'ho neanche chiesto. Suresh comunque ha una sartoria sulla strada per Paratwada, quasi all'uscita di Achalpur. Chiedete, là lo conoscono tutti".
Tutte informazioni reali quelle fornite dallo swami, uomo prudente e ambizioso ma non cattivo, che sa come usare i propri privilegi per crescere di credibilità agli occhi dei suoi concittadini. Ramlal e Babuji pensano che sia solo un venduto e un doppiogiochista, capace di tutto per aumentare il suo patrimonio in valuta. Niente a che vedere con il santo che tutti credono che sia - o fingono di credere, nonostante i soliti babbei affermino di averlo visto fare cose straordinarie e guarigioni miracolose. Eppure Babuji e Ramlal non pensano abbastanza, come tutte le persone perfide, non riescono a immaginare che il doppio gioco che vedono messo in atto a loro vantaggio possa diventare anche triplo e infine raggirare proprio loro.
Lo swami Kulittalai infatti li ha trattenuti il più a lungo possibile, invitandoli a cena e tirandola per lunghe, prima di lasciarli andare. È vero che comunque era già tardi e che i due non si sarebbero certo messi in viaggio prima della mattina, ma ritardarli quanto più possibile avrebbe annullato i rischi di avventate imprese notturne. Poi, non appena lasciato solo, lo swami è andato al telefono e ha composto il numero dell'amico Suresh.
"Pronto?" ha risposto Suresh, con la bocca già un po' impastata dal sonno.
"Suresh, scusami se ti disturbo, sono Rajiv".
"Rajiv! Sei arrivato? Tutto bene?".
"Sì, tutto bene. Loro come stanno?".
"Guardano la televisione... Siamo qui tutti insieme, ma io mi sono un po' addormentato..." dice Suresh con un lieve tono di scusa.
"Ascolta Suresh, come ti avevo predetto sono venuti i fratelli a cercarli".
"Hmmm...".
"Ho fatto come d'accordo, quindi è possibile che domattina si facciano vivi. Non credo che vengano, ma non si sa mai. Ora faranno un po' di rumore per salvare la faccia davanti al paese, ma hanno già speso anche troppo per una sorella che gli dà solo fastidio. Tu comunque procedi come abbiamo deciso, senza spaventarli".
"Va bene, Rajiv. E se quei due vengono, li riceverò con i dovuti onori...".
"He he..." ridacchia lo swami, sapendo di quali onori sia capace Suresh per i suoi nemici, "non stropicciarli troppo però, che non tornino parlando male di noi".
"Non preoccuparti, solo il giusto perché ci lascino in pace".
"Mi affido a te. E se domani vengono, fammi sapere qualcosa".
"Certo. Ciao. Buonanotte".
"Buonanotte anche a te".
Fatta quest'ultima fatica, lo swami Kulittalai sale in camera sua. Apre una cassetta dove raccoglie i soldi per la mensa dei poveri, ci lascia cadere dentro cinquecento rupie e cinquantasei dollari americani. E così si sente meglio, ora che il giro di quel denaro è chiuso.

