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| Sfera armillare tolemaica. |
Mi sono sempre trascinato dietro qualche libro, ogni volta che ho viaggiato. Tre, due... un libro che ritenevo mi fosse indispensabile per la riuscita stessa del viaggio. Credo che fosse un modo di mantenere un minimo di controllo sull'ignoto che mi avrebbe aspettato, piccolo o grande che fosse; un modo di filtrare l'ignoto e immediatamente ristrutturarlo in qualcosa di più o meno conosciuto, comunque già studiato, scritto, codificato. Un po' come intraprendere un viaggio transoceanico con la mappatura di meridiani e paralleli, per tracciare in ogni momento necessario due righe e trovare un punto e dire "io sono qui". Ci sono, sono qui. Cosa che rientra nel novero delle illusioni di sicurezza, visto che comunque può sempre succedere di tutto; d'altra parte gli imprevisti possibili, quando si conosce il mondo - anche se imperfettamente o astrattamente - si riducono in modo sostanziale. Ci si preserva meglio. Per me poi, che ho conosciuto quasi tutto sulla carta, avere del cartaceo appresso su cui potere fare affidamento ha sempre avuto una grande rilevanza. Viltà che ho pagato a caro prezzo a ogni trasloco, per trasportare scatole e scatole con le centinaia di libri accumulati (forse già qualche migliaio), molti neanche letti ma sempre lì di guardia e pronti ad arginare i marosi dell'irrazionale, dell'irragionevole e della non conoscenza.
Non stavolta. E non perché all'improvviso sia diventato coraggioso. Forse è solo e ancora l'aspirazione alla purificazione che mi spinge, quella che ho già chiamato tabula rasa; o forse è perché i nuovi mezzi di connessione di massa rendono estremamente semplice tenere o ristabilire i contatti con le proprie stabilità e certezze e c'è meno da cautelarsi, la sicurezza virtuale è più efficiente e molto più leggera. Niente libri così per me stavolta. E poi non so neanche da dove comincerò le ricerche e non ho idee sul metodo da seguire. Ma ho la sensazione di essere sul punto di inoltrarmi in una foresta nel cui fitto i sentieri si perdono e si confondono fino a tornare a essere solo diradamenti tra gli arbusti; senza conoscerne le bestie, le insidie, la vegetazione; di volermi mettere alla prova, spingermi forse fino a sfidare la foresta - io, un omuncolo di città... vedere cosa sono in grado di fare da solo. Da solo in un subcontinente di un miliardo di individui.

