lunedì 6 dicembre 2010

Atene

Ieri, alcuni fatti dolorosi, luttuosi, rispinto alla mia natura erratica, turbata,
provare a resistere, a rimanere (stabilità, strutturarsi, per quanto in maniera perversa), come sempre, è stato futile.
Questo blog, quello che è stato per due anni, raggiunto il capolinea. 
Nato in un interregno tra due vite, muore, alla fine dell'interregno, mi reincarno.
Adesso, si tratta di capire, la direzione. Eppure credo, uno sguardo istintivo, sommario,
di non avere intorno nessun terreno fertile, da frutti.
Bruciato, passato con il sale, il deserto è fatto.
detesto-le-cose-prudenti
Via dai rituali consumistici, dal sentire che si logora in ore di relazioni da accompagnamento,
anime consumate, succhiate all'estinzione come caramelle.
Mio figlio è morto, non ci sono le prove, l'ho ucciso, prima che si incarnisse un'altra volta, 
raschiamento spirituale, non c'è più niente. Sale sulla cenere, niente ricresce.
Mi resta, nel bagaglio del possibile, una, Sonia, ricercarla, capire,
ritrovare il suo coraggio, determinazione, capire.
Riparto, n. 3, India, spero di arrendermi, comunque di essere sconfitto, finale.

Hybridati

Avevo pensato che mi piacesse la poesia perché mi veniva spontaneo cantilenare versi; in realtà mi piace molto poco leggere le poesie (italiane) degli altri, e tanto meno quanto più sono recenti. Mi danno quasi sempre un senso di inettitudine, anche se gli autori sono noti, di profonda inutilità. Perciò dovrebbe valere anche qui il motto evangelico di "non fare agli altri" e dovrei darci un taglio con le versificazioni.
Avevo anche pensato che mi piacesse leggere i romanzi, anche se non credo di saperne scrivere, e in effetti alcuni mi piacciono, ma non sopporto quei testi (anche di autori noti, perfino premi Strega) che alla prosa piana o alla prosa "sperimentale", gergale, dialettale, hanno sostituito la prosa colloquiale impoverita, magari infarcita di presunte callide iuncture, in effetti squallidi tentativi di ricercatezza e/o abbellimento.
E più passa il tempo più mi accorgo di essere una specie di mostro letterario, cioè uno a cui interessa impastare le forme con un tensione estetica di fondo ma non sempre necessaria, senza per forza confonderle ma sicuramente contaminandole. E non per questioni di sperimentalismo fine a se stesso, come spesso accade, ma perché così vedo le cose e così credo che siamo, anche se (o soprattutto quando) non lo vogliamo.
Quindi un romanzo con inserti poetici o una poesia con inserti di saggio o un saggio con inserti romanzeschi, o un po' di tutto insieme per una sceneggiatura teatrale... E con la lingua varrebbe lo stesso: perché scrivere soltanto in una quando si può scrivere contemporaneamente in più? A ver!

giovedì 2 dicembre 2010

Maya


cosa resta di lirico
di illusorio
amorevole
dopo avere asciugato i pantani
drenato via il molle alla palude
e sterminato i ragni e le zanzare e i rospi
i loro schifosi misteri -
la caccia ferocissima 
passiva con la tela
l'intrupparsi in colonne aleatorie, vampiriche
la mimesi verderame che si separa da quella delle alghe con un suono corale, croccante, rotto.

cosa resta dell'umidità
che idrata la pelle delle donne adolescenti
ne gonfia i seni
quando le buchi con una cannuccia e le bevi
e i loro figli le hanno fatte esplodere
rigenerandole, sembra.

che cosa resta, che cosa
c'è mai stato
di mio
sulla giostra
e queste parole idiote - insulse in effetti, inutili
senz'altro, gracidanti, pompose
hanno iniziato a scortare le mie gioie
le nausee di tanti girotondi.
mentre guardavo con la coda dell'occhio la bambina seduta sul cavallo bianco, quello con il pennacchio rosso, il più banale di tutte le giostre
quella smorfiosa già tutta programmata
lei che spietata stringeva la mano del papà
per stringerne anche altre equivalenti
senza pensarci
come di un'abitudine
come sono le cose che si fanno.

mercoledì 1 dicembre 2010

Un passo al contrario verso l'alto

Wikileaks (il sito è sotto attacco hacker e non accessibile) impressiona il mondo con rivelazioni shock sulla real politik americana, cosa c'è dietro la maschera. Il governo USA, beccato nel barattolo di marmellata fino alle ascelle, si vergogna e dice che non è colpa sua, ma di chi l'ha scoperto. Non dovevano vederlo e se lo vedevano non dovevano guardarlo. Non fa una piega.

Le azioni di Wikileaks assumono già contorni eroici, quasi epici: chi è il guerrigliero cibernetico Assange? dove si nasconde? perché lo fa? le sue rivelazioni provocheranno nuove guerre o un'umanità più responsabile?

Lo studio delle rivoluzioni borghesi (1789-1848) può servire a leggere la situazione presente. La borghesia, ormai classe sociale dominante, rovescia per fasi rivoluzionarie l'antico, millenario feudalesimo delle terre e dei lignaggi. Al potere economico della rivoluzione industriale si associa l'ideale democratico, costituendo quel nucleo pratico-ideologico che sta alla base del moderno capitalismo. Era un'ideale di uguaglianza, di libertà, di frattellanza tra i popoli - un ideale tanto potente da avere come controparte la prima e la seconda guerra mondiale. Un ideale che non si è corrotto con la costruzione dell'impero americano. Il potere, la dominazione erano e rimangono le sue motivazioni di base.

La contemporaneità assiste o partecipa a un'unica sbaragliante novità: internet, una rete di comunicazioni istantanee e virtualmente irrefrenabili. La vecchia politica perde dei colpi, lo dimostra l'ansia della Casa Bianca di essere presente online. In questo contesto le azioni per ora "terroristiche" o guerrigliere di Wikileaks ricordano le rivoluzioni borghesi: lo strumento di potere eccede i limiti della gestione di casta o di classe, diventa un acido che disfa le viete abitudini comportamentali. Ma...

Ma: il pericolo resta e anzi aumenta. Se da un lato il modello rivoluzionario borghese ha portato dalla frammentazione dei regni e dei lignaggi a un mondo globalizzato in cui alcune famiglie controllano il potere mondiale, al di sopra dei governi nazionali e trasversalmente a quelli, la possibile rivoluzione di glasnost ipotizzata da Wikileaks potrebbe avere come ultimo risultato il mondo senza privacy, cioè senza libertà, di Farenheit 451 o di 1984. O forse no. Il punto resta sempre la natura umana: finché resta quella che è, ogni rivoluzione non potrà che essere un passo al contrario verso l'alto.

M. C. Escher, Relativity (1953).