Un giorno morirò dalla noia. Come una vecchia stanca e confusa da tutte queste nuove tecnologie che ci riempiono la vita di cose inutili. Abbastanza di solito inutili. Già adesso mi fanno venire l'ansia. Il nonno mi diceva che ero la principessa della spiaggia, che avevo gli occhi più belli, come un cerbiatto, io ci credevo, ma premi di bellezza non ne ho mai vinti. Non ho neanche mai partecipato. Non ho neanche vinto un premio letterario, anche se sono sempre lì a prendere appunti. Qualche poesia l'ho mandata ai concorsi. Poi mi sono annoiata. Le poesie non le legge nessuno. Non le leggo neanche io che le scrivo, quelle degli altri. E non sarò un'illuminata né una monaca, come ho voluto essere certe volte, e neanche un genitore. Le apparizioni di Gesù e della Madonna portano solo rogne e impegni dolorosi. Sarebbe meglio se io apparissi a loro per un saluto veloce, e arrivederci. Sarò solo una zia. E avrò un buco vuoto al posto del cervello. E nessuna allegria.
Non avrò più neanche le speranze idiote di quelli che, superstiziosi, che baciano la terra che se la credono sacra o che vanno alle tombe dei santi. Che se ne fregano dei santi, che però vogliono sempre qualcosa dai santi. Gli rubano anche le ossa e se le appendono al collo. E se ne fregano anche di Dio se non gli fa i miracoli. Poi alla fine sono come mia sorella e neanche li vedono i miracoli. A meno che Dio e quei santi non facciano come gli va a loro, non li riconoscono neanche i miracoli.
Sono disanimata.
Mi sento esausta.
Non ho più entusiasmo, non mi diverto. Non rido per davvero ormai da anni. Il mio corpo è vivo ma come se la mia vita fosse già finita. Vivere è troppo violento. Implica troppe morti che non voglio conoscere, troppe cose ingiuste. Non riesco a giustificare il dolore, non mi diverto più. Non riesco a fingere che il dolore non esista, che vada tutto bene. E neanche a dire che in fondo tutto è bene quel che finisce bene. Finalismo del cazzo.
Tutta questa prepotenza naturale. Sono troppo seria forse. Troppo pesante. Però ho fatto del mio meglio per cercare di essere contenta. Non riesco a non sentire che alla fine la vita sia un'esperienza triste. Nonostante tutti i suoi bei momenti. Anzi forse proprio per quelli, perché finiscono. E detesto quei vitalisti crociati degli esseri larva e dei feti che vogliono la vita a ogni costo, così legati alla carne, così spaventati. Così legati alla biologia delle cellule. Loro che invece dovrebbero essere quelli che confidano nello spirito, visto che si dicono gente di fede, dei religiosi.
Sentire dolore, vivere, amare. Sono cose tanto uniche per ognuno, identità preziosissime. Eppure sono le esperienze più condivise, quelle più consunte. Banalità delle stagioni, dei cicli mestruali, delle tempeste ormonali che istigano agli accoppiamenti. E poi una crede di innamorarsi. E ama e odia e soffre e tutto per i cicli degli ormoni che accendono interruttori prima inattivi, che poi si ossidano, e si spengono, e si riaccendono, e non si finisce più fino alla menopausa.
L'amore di coppia mi sta stretto. È troppo noto, troppo comune, già visto e rivisto e strarivisto. Anche essere zitella è così normale. Un po' meno però. Niente riesce a essere davvero originale, davvero insolito e nuovo. Ormai mi sembra di conosce tutto e mi annoio. Sarò io la noiosa.
Mia madre è una donna omega. Come si dice alfa per i dominanti di un gruppo, lei è recessiva... remissiva, una omega. Non sa competere e non ce lo ha insegnato. Neanche mia sorella è competitiva, però vive bene, non ci pensa forse. Io invece mi devo nascondere.
È come una maledizione famigliare essere recessivi. C'è solo un modo per interrompere una maledizione che grava su una famiglia, i fatti che variamente camuffati si ripetono. Smettere di procreare, tagliare la catena. Purtroppo chi è già nato paga. Perché purtroppo chi nasce paga anche per le qualità dei parenti. La genetica è infida e trasversale.
La banalità della mia situazione è rivelata dalla banalità di chi mi sta accanto. Avere una famiglia, degli amici, una vita privata e pubblica. Come tutti, niente di speciale. Perché dovrei tenerci tanto? Che cosa devo farci? Sono tutti beni deperibili, che me ne faccio?