io intanto
dopo quei primi avvertimenti cui avrei dovuto prestare più attenzione
non avevo smesso le lezioni di *** e mi sentivo sempre meno saldo nei principi della penitenza
siccome non potevo parlarne con nessuno cominciai a prendere appunti di quello che pensavo
di quello che sentivo
a tenere una specie di diario
scrivevo tutto su un piccolo portatile che avevo comperato al duty free
sai di quelli con le tastierine che quasi te li puoi mettere in tasca
il computer era nella mia stanza
avevo suddiviso gli appunti per argomenti
scrivevo delle cose che mi stavano più a cuore e che approfondivo continuamente incrociando la tradizione francescana con gli insegnamenti della ***
ricordo benissimo le cartelle che avevo creato
ce n’era una sui desideri
una sul libero arbitrio
libertà di scelta la chiamavano loro
una su piacere e dolore
una sui corpi
una sulla spiritualità e il mondo
una sulle superstizioni
all’interno di ogni cartella tenevo i documenti in cui affrontavo quegli argomenti da diverse angolazioni
mi sembrava un buon esercizio intellettuale
anche se poi non erano esercizi fine a se stessi
perché le conclusioni cui giungevo diventavano pian piano una nuova pratica di vita
cambiavo e me ne accorgevo
ma volevo cambiare
dei desideri ti ho già detto qualche cosa
ogni giorno compilavo una lista delle azioni che vedevo accadere intorno a me
cercavo di collegarle a impulsi specifici
a volte ero costretto a seguire lunghe catene di scusanti desiderative
le avevo chiamate così
prima di raggiungere la sorgente autentica del desiderio
che poi era quasi sempre la stessa anche se sfuggiva e si sfaccettava come la luce che attraversa un prisma
la sorgente del desiderio finiva per essere sempre la ricerca del massimo piacere ottenibile con il minimo sforzo
però poteva trattarsi di piacere fisico
di affermazione sociale
di gratificazione professionale
più tutta una serie di schermi che deviano la luce
l’innamoramento
la pietà
il lutto
la vendetta
e tutta la schiera delle ambizioni e delle frustrazioni dei desideri che a prima vista possono non sembrare riconducibili alla ricerca del massimo piacere possibile
ogni argomentazione prendeva forma da una riflessione ***
c’era la questione del libero arbitrio
davvero spinosa
ero partito dalla constatazione che ogni gesto umano
vile o nobile che sia
non è dettato da altro che dalla ricerca del massimo piacere possibile
avevo poi aggiunto che gli esseri umani sono succubi di questa loro natura
che piacere e dolore determinano ogni nostra azione
la base genetica di cui ognuno è formato definisce inoltre la gran parte delle nostre attitudini
cioè le nostre inclinazioni
perciò dei modi istintivi in cui rispondiamo agli stimoli esterni dell’ambiente in cui viviamo
l’ambiente in cui viviamo
naturale o sociale
agevola lo sviluppo di alcune delle nostre qualità a discapito di altre
perché sai
uno potrebbe scegliere liberamente solo se sapesse davvero che cosa sta facendo
se conoscesse alla perfezioni i motivi che lo inducono a scegliere
se avesse la piena consapevolezza delle conseguenze delle proprie decisioni
altrimenti è un gioco d’azzardo
ma anche quando uno scegliesse liberamente
che vuol dire liberamente
la base biologica risponde agli stimoli ambientali
non c’è nessuna vera deroga a questa legge
il maestro ai cui scritti facevo riferimento finiva sostenendo che l’unica libertà che ci è data è la scelta del migliore ambiente per sviluppare le nostre qualità spirituali
mi sembrava un modo un po’ scivoloso di risolvere una tragedia esistenziale
che in altre epoche e in altri luoghi aveva condotto al servo arbitrio
e in pratica all’ateismo
se non all’ateismo alla fine della religione
perché se non si può più intervenire sul proprio destino a che serve pregare
a che serve rivolgersi a dio
e tanto più a che serve delegare la propria salvezza a delle istituzioni preposte
che ti dico dei corpi
di questo veicolo materiale tanto incompreso
membrane con cui facciamo esperienza del mondo
in cui riceviamo le sensazioni
i sentimenti
i pensieri
quei corpi che finiamo per identificare con noi stessi e che nella loro provvisorietà curiamo con edonismo come il bene più grande o finiamo a disprezzare come materia diabolica
l’identificazione con i nostri corpi ci fa scartare la deduzione più ovvia
l’ipotesi più plausibile
che i corpi siano cioè i ricettacoli di quanto ci è dato di esperire in questa vita
sensazioni e pensieri
dedicargli cure eccessive è come invitare a cena un somaro
ma massacrarli è ancora più stolto perché equivale a rovinare i ricettori dell’esperienza e quindi della conoscenza
però per alcuni le mortificazioni della carne sono un piacere maggiore della cura del corpo
è il piacere dell’imitazione della passione di cristo
e non c’è niente di più edificante per chi da cristiano aspiri alla santità
ma la carne è come un’antenna televisiva
mi scuserai la metafora grottesca
e se la spacchi non si vede più niente e ti non resta che la pace amorfa del fruscio di fondo sullo schermo
non una gran conquista per la verità
più canali si ricevono però più ci si confonde e occorre imparare a discernere le informazioni ricevute per non esserne vittima
questo mondo è un grande gioco ma non è uno scherzo
non per noi almeno
io sai credo alla teoria dell’evoluzione della specie sottoposta alla continua unzione della santità
solo che per santificare dei pezzi di terra occorre molto tempo
la spiritualità nel mondo era un’altra delle mie investigazioni
come i mondi spirituali si intrecciano a quello materiale per me è stata continua fonte di sorprese e frustrazioni
io sono un po’ ingenuo
forse te ne sei già accorto
ho ricercato una purezza e una coerenza che non si trovano su questa terra
la santità che entra in questo mondo deve fare i conti con le sue strutture di potere
strutture di selezione sociale più che altro
cioè di selezione naturale
né più né meno
un santo per fare braccia nel mondo è costretto a modellarsi secondo le esigenze e le aspettative del suo pubblico di riferimento
non può aspettarsi che avvenga il contrario
altrimenti non resta che un asceta
un anacoreta
un ginnosofista
il santo in fin dei conti deve avere grandi qualità manageriali se vuole far attecchire la sua setta e diffondere il proprio messaggio
lo stesso gesù non riuscì in nulla rispetto a quello che poté san paolo
il santo è tenuto a relazionarsi con i potentati del suo tempo
francesco dovette mettere il suo ordine sotto la protezione papale
te l’ho già detto
questo ci salvò dall’eresia ma ci condannò alla normalizzazione conventuale e ai vizi del mondo
il maestro con cui ho studiato in israele si è trovato a fare altri compromessi
non meno pericolosi
per agevolare la diffusione del suo messaggio ha creduto di doversi avvalere dei moderni mezzi di comunicazione di massa
ha deciso di mettere il suo gruppo sotto la protezione finanziaria di alcuni magnati
offrendo in cambio promesse di salvezza
e forse qualche sgravio fiscale
così ha cominciato a uscire dal sottobosco dei rabbini sapienti che popolano le viuzze ortodosse di gerusalemme e adesso ha un website multilingue
un blog
due centri di studio in israele e molti gruppi affiliati nel mondo
un programma tv digitale
un giornale tradotto in varie lingue
una casa editrice che pubblica i suoi libri
ha ottenuto parecchio
ma quale sarà il risultato delle sue scelte
per ora se ne va in giro compitamente in giacca e cravatta e non più in palandrana e zucchetto
cosa faranno di tutto ciò i suoi allievi lo si vedrà dopo la sua morte
questo per dire che insomma anche la santità è costretta a fare i conti con il potere
e oggi quindi con i soldi
io invece credevo che le cose spirituali proseguissero per cammini indipendenti dal denaro
mi sbagliavo
il denaro è la struttura di potere che domina il presente e la santità non può esimersi dall’usarlo
proprio come francesco non poté esimersi dalla sottomissione al papa
se si vuole avere successo o se si deve avere successo
scrissi sui miei appunti che laddove le religioni hanno sempre portato l’odio e la guerra i soldi tendono a portare la pace
non perché i capitalisti siano più santi dei santi ma
sono invece tanto egoisti da seguire le modalità di comportamento più istintive
le quali sono sottomesse alla volontà di dio anche più delle aspirazioni dei santi
le vie del signore sono infinite
uno pensa di fare del male e non capisce che per di lì
e solo per di lì
passa la sua santificazione
e la santificazione del mondo
il libero mercato vuole paesi pacificati e governi stabili per coltivare i suoi consumatori
e adesso che con l’aiuto di dio i grandi idealismi hanno fatto il loro corso e sono morti si potrà finalmente lavorare insieme a vantaggio di tutti
anche se sembrerà che avvenga altro e la vita politica
svuotata di pretesti e di valori
mostrerà infine il teschio che ha sempre cercato di mascherare
che non è altro che lotta per il bieco interesse personale








