martedì 26 maggio 2009

Linea di fuoco

Un paio di anni fa ho avuto il piacere di tenere, presso l'Istituto Italiano di Cultura di Haifa in Israele, una conferenza intitolata La spada nella roccia: la stazione mistica di san Galgano sulla via della Gerusalemme celeste, conferenza che si sforzava, seppure con impostanzione divulgativa, di offrire informazioni fedelmente storiche e filologiche sulla questione san Galgano. 
Di tutto il serissimo materiale che mi ero preoccupato di illustrare in sala, ciò che più colpì ed entusiasmò i presenti fu però una nota finale su San Michele Arcangelo, cui Galgano Guidotti (poi san Galgano) era particolarmente fedele come tanti cavalieri o aspiranti tali di quell'epoca.
Quella nota, appositamente tenuta per il "gran finale", raccontava senza darvi peso dell'allineamento geografico di alcuni santuari micheliti lungo una linea che va da Saint Michael Mount in Cornovaglia a Monte Sant'Angelo sul Gargano, prolungandola, per maggiore effetto scenografico, fino al monte Carmelo di Haifa.
Ripropongo in questo post quella medesima nota, nella speranza che qualcuno abbia qualcosa da aggiungere a proposito. 

I principali luoghi imputati sono:
Saint Michael Mount, Cornovaglia - 50°07’02.18” N / 5°28’39.97” O /Alt. 21m
Mont Saint Michele, Normandia - 48°38’10.17” N / 1°30’40.11” O / Alt. 72m
Sacra di San Michele, Piemonte - 45°05’52.45” N / 7°20’36.10” E / Alt. 874m
Monte Sant'Angelo, Gargano - 41°42’27.76” N / 15°57’20.11” E /Alt. 807m
Monte Carmelo, Haifa - 32°49’39.22’’N / 34°58’13.68’’ E / Alt. 140m

Prima di tutto occorrerebbe cercare le eventuali fonti testuali o iconografiche a documentazione di tale allineamento, cosa di cui dubito conoscendo le ritrosie dei fondatori di monasteri e degli architetti medievali. Bisognerebbe poi verificare che l'allineamento dei santuari sia reale e non apparente, coordinate geografiche alla mano e qualche principio di geometria sferica, data la forma fastidiosa del pianeta, valutandone le possibilità di senso: cosa indica quella linea di tanto significativo da dover essere tracciata dalla Terra Santa fino a Thule? Sarebbe anche importante capire se la costruzione dei santuari avesse seguito un piano generale o se l'allineamento fu piuttosto conseguente alla rappresentazione di un medesimo fenomeno in luoghi diversi - uso termini così generici perché non so so come meglio specificarli.

Sulla direttrice michelita si potrebbe poi pensare di appoggiarci anche altri luoghi sacri, un po' più vecchi, prendendo a prestito l'idea dal libro di Jean Richer, Geografia sacra del mondo greco, dove però l'autore cerca di mappare quegli antichi sacrari in relazione allo zodiaco. Cosa che, tra l'altro, forse potrebbe farsi anche in questo caso... Ma l'unica modesta idea, e pure non del tutto originale, che mi sentirei di investigare è quella dell'allineamento dei santuari lungo una linea fuoco, cioè di moto solare. Ecco perché:
l'Arcangelo Michele è colui che sconfigge il principe delle tenebre Lucifero, dimostrando così la sua estrazione solare (ma qualcosa ci sarebbe da dire certamente anche su quel nome Lucifero, portatore di luce, epiteto già della dea Venere nell'identificazione con il pianeta "stella del mattino");
l'identificazione originaria del Monte Carmelo come luogo sacro risale alla residenza del profeta Elia in una delle sue grotte, il quale poi nei paraggi ascese al cielo su un carro di fuoco (ma la fondazione del monastero carmelitano medievale è dedicata alla Madonna come Stella Maris, e l'epoca esatta di tale consacrazione mariana in effetti potrebbe contare);
i luoghi sacri della grecità di Delo e Delfi erano sede di templi fondamentali di Apollo, assimilato a un certo punto del suo sviluppo storico al dio Helios; 
a Elusi si celebravano i misteri di Demetra, la cui mitologia era incentrata su una dinamica di luce-oscurità, mondo infero e terre illuminate; 
a Dodona infine vi erano i più antichi oracoli di Zeus, anche lui implicato in qualche modo nella luce dei fulmini che dal cielo scagliava sulla terra, e di Dione, antichissimo nome dell'unica Dea Madre mediterranea.

Alcune simmetrie sembrerebbero avere una certa rilevanza, in primo luogo quelle schiettamente michelite e medievali. Altre potrebbero essere già più casuali, di minore interesse o di più difficile dimostrabilità.

venerdì 8 maggio 2009

Canto della scrivania

Carta.
Carta intestata, carta bianca, i biglietti da visita, i post-it gialli appiccicosetti e il porta memo per gli appunti volanti
di foglietti quadrati colorati – pervinca, rosa, verdolino, beige
il tagliacarte, le buste bianche e le buste intestate
con su il logo ministeriale in opportuna anastasi
poi il fermacarte, il portapenne, le penne, una matita, gli evidenziatori.
E un temperino e una gomma Staedtler, la migliore.

Cucitrice a pinza e levapunti ci sono. C’è il perforatore a due buchi.
Fermagli e graffette, elastici, puntine. Del nastro adesivo trasparente.
Il video, la tastiera, il mouse e il mouse-pad, la torre del computer sotto il tavolo. La stampante ink-jet a colori a mano sinistra.
I cassetti necessari a gamba destra, le vaschette portacorrispondenza a mano destra.
Dentro a quei bei cassetti di legno compensato una forbice
l’impugnatura di plastica rossa trasparente
un taglierino
il filo della lama come rasoio tagliente
scatolette di cartone con i punti della cucitrice, l’inchiostro di ricambio per la stampante, un USB flash drive per il back-up dei documenti
involucro ineffabile di ore di lavoro protocollate
il correttore fluido con pennello, buste a sacco di plastica con lato a foratura universale, adatte a ogni raccoglitore sul mercato. E finalmente i timbri.

I magnifici gendarmi del (suo) debemus e del (suo) volumus. I timbri. Gli spietati alfieri del (suo) non possumus.
il Nulla Osta
il Visto Si Liquidi
il Segreteria Generale
quello del Segretario con logo ministeriale stilizzato
il datario
Per Copia Conforme
Correzione D’Ufficio
chiaramente la vaschetta dell’inchiostro.
Ogni timbro una decisione, un’azione da intraprendersi, una richiesta, una contraffazione. Ogni cosa conforme all’art. 6, comma 1, del d.l. 30 luglio 1999, n. 300 – ho detto contraffare? È vero, ma non c’è da preoccuparsi. A volte è necessario sbianchettare, rimettere i timbri. Solo per sistemare le cose al loro posto, però. Anche se non ci vogliono stare.
Da ultimo il re della collezione, manico eburno e intarsio a figurine di menadi danzanti, spettinate femmine furiose, segni del suo potere d’ufficio. Il timbro dell’IMPRIMATUR... Ma questo è già il suo sogno. Quel grande onore in questi tempi purtroppo non è dato: la scelta delle giuste scritture. E il mondo andrebbe altrimenti.

Ecco la sedia anatomica girevole! La scrivania è pronta.
La grandiosa piazza d’armi su cui si raccoglie l’esercito della (sua) cancelleria in ordine, vigoroso, pronto.
Scrivi, stampa, spilla, timbra, copia, incolla, invio.
Rullano i tamburini: si comincia.

venerdì 1 maggio 2009

Carme constrictor

Il luogo in cui dimoro da circa un mese si chiama Orchomenos, paesino agricolo della Beozia di antichi splendori. Qui, secondo il mito, nacquero le tre Grazie e presso una sorgente che ancora esiste danzavano e si bagnavano con Afrodite. Il paese è inoltre circondato da montagne di classica memoria: il Parnaso, residenza di Apollo e delle Muse, e i monti d'Elicona, sacri alle Muse stesse e quindi all'ispirazione poetica.

Era inevitabile che in tale solenne cornice mi venisse qualche prurito poetico. Eppure ero in dubbio. In passato mi era piaciuto scrivere poesie d'amore e di violenza e avevo anche vinto un premio dell'Università di Bologna, poi fare poesia aveva perso di senso. Amavo ancora certi poeti del passato, la forma poetica però mi sembrava inadeguata al presente. Leggendo cose di contemporanei mi è venuto poi il rigetto: l'intimismo casareccio degli scolarizzati, espresso nei modi più banali o con aulicità patetica; l'ispirazione civile massacrata insieme a Pasolini all'idroscalo di Ostia; l'amor cortese vituperato da secoli di real-machismo. Di cosa fare poesia, allora, e in che modo? Non avevo risposte e l'impulso versificatore lo chiusi in un cassetto.

Alcuni giorni fa però, mentre scorazzavo in bicicletta vicino al laghetto delle Grazie a Orchomenos, Beozia, ho sentito una voce che mi chiamava: "Vieni qua", e la sua eco rimbalzava su tre ottave. Quasi sono caduto per terra. Mi sono guardato intorno e non c'era nessuno. "Da questa parte" ha insistito quella voce tripartita, che sembrava diffondersi dall'acqua della fonte. Avevo un po' paura - di questi tempi in queste situazioni noi si pensa subito a qualche mostro in agguato, a una sirena travestita da pagliaccio che magari è un IT delle acque... Ero anche solo. Ho guardato a sinistra e a destra e poi mi sono avvicinato alla sorgente.
Sullo specchio d'acqua galleggiavano tre vecchiette malconcie. Una in sedia a rotelle con il catetere appeso a una ruota; l'altra con un bastone tripode e l'apparecchio acustico a entrambi gli orecchi; l'ultima, poveraccia, in stato quasi demenziale, stesa su un lettuccio con la bava alla bocca e una flebo infilata nel braccio. Vedendole così mi sono sentito già meglio.
"Chi siete?" ho chiesto.
"Siamo le Grazie, imbecille, sei cieco?".
Per gentilezza non ho risposto, ma loro mi hanno detto: "Si fa attendere il signorino. Se ci facevi aspettare ancora un po' diventavamo vecchie...".
Ho domandato, ossequioso: "Come posso aiutarvi, signore?".
Loro mi hanno risposto: "Vogliamo che ci scrivi delle poesie". Sono rimasto un po' sorpreso e lusingato. Ho detto: "Signore care, ormai non faccio più di quelle cose. Ho smesso, sono fuori dal giro".
"Falla finita, buffone" mi hanno gridato, "lo sappiamo bene che non vedi l'ora di ricominciare". Eccetera con una conversazione un po' assurda che per amore della brevità ci risparmio.
Fatto sta che, gira e volta, mi hanno costretto a giurare di riscrivergli delle poesie, "anzi" mi hanno ingiunto, "li chiamerai canti. Gli argomenti che ti indichiamo sono tali e celestiali che solo la forma canora gli si addice". E poi mi hanno indicato gli argomenti... che non è uno scherzo, ma mi sento un po' imbarazzato a dirlo... mi hanno fatto promettere di scrivere dei canti sulla burocrazia, sulla pornografia e sugli ospedali...
Io ci ho pensato un po' prima di scrivere il post e andare a raccontare in giro questa storia, ma ho promesso e, non so, anche se sono vecchiarelle non me la sento di rischiare la loro maledizione. Così, ecco, ho cominciato a scrivere I canti della burocrazia - un pudore neocon mi impedisce di iniziare dal porno e in quanto agli ospedali, non mi sento ancora all'altezza dell'argomento.

Ora questi nuovi canti, ispirati dalle Grazie in persona, pensavo di pubblicari su questo bloggarello man mano che mi viene la musa, ma non so se gliene frega a qualcuno.