giovedì 29 gennaio 2009

Hybris & Embryo

Siamo in partenza. Domenica prossima Sonia e io voliamo a New Delhi.
Sonia cerca qualcosa che non sa ancora bene che cos'è, anche se il destino ha già cominciato a pungolarla in una certa direzione. Io, per quanto potrò, cercherò di aiutarla a trovare ciò che cerca.
Sonia gestiva un bar a Firenze, probabilmente, oppure una libreria a Rieti, dentro una chiesa sconsacrata. Da poco ha venduto tutto e ha deciso di tagliare i ponti con il passato, di partire per l'India. Perché ha scelto l'India non si sa ancora bene, magari è stato il suo stomaco o forse il suo istinto.
Da non molto ha rotto con il grande amore della sua vita, che potrebbe chiamarsi Frida. Frida è sempre stata bisessuale e ha sempre voluto dei figli. Sonia invece no. Non ha mai conosciuto un uomo e il suo rapporto con la maternità è drammatico. Questa è stata la crepa che piano piano le ha allontanate, finché Frida non è rimasta incinta di un maschio in carne e ossa - non della banca del seme - e a causa di una relazione eterosessuale non proprio occasionale. Sonia non ha potuto ingoiare il rospo. La bomba le è scoppiata tra le mani un sabato di pomeriggio, due o tre mesi fa, poi ha chiuso con Frida, ma a quale prezzo... ha venduto baracca e burattini e domenica 1 febbraio parte. Insieme a me, cioè sullo stesso volo.

Se lei non sa di preciso che va a farci in India, lo so io. Almeno credo. Va a sistemare alcuni conti: con la propria femminiltà e il proprio corpo, con il rifiuto della maternità. Si metterà piano piano sulle tracce di Sati. Diciamo che io la solleciterò in quella direzione, perché non perda di vista lo scopo del suo viaggio - il quale, beninteso, le è ancora ignoto. Cercherò di portarla sulle tracce del corpo smembrato di Sati, cioè i famosi Shakti Pithas di tradizione tantrica. Tradizione per cui la divinità femminile è dea e non assunta, è madre e distruttrice, è pietosa e tremenda. Sonia sarà molto scossa dagli eventi che la travolgeranno, ma spero troverà le risposte che cerca. Anche se per ora le mancano perfino le domande.

Io intanto farò le mie cose, che nemmeno io so bene quali saranno. Ho qualche idea ma non vale troppo la pena di parlarne. Diciamo che mentre lei si avvicinerà agli inizi (maternità, sessualità, bambini), io mi muoverò verso le fini: pire crematorie, riciclaggi vari, sacrifici animali, vedovanze... cose meno allegre, si direbbe. Ma insieme è probabile che riusciremo a recuperare qualcosa di decente da raccontare. And with a little help from above...

HSO cambia continente e così i suoi argomenti saranno un po' diversi da oggi in poi. Augurateci di non andare persi in qualche marasma orientale.
La pubblicazione del supplemento del venerdì Del Regno continuerà per quanto possibile regolarmente.

martedì 27 gennaio 2009

Due domanduzze

Alcuni giorni fa un caro amico mi ha fatto due domande, meno male che si discorreva un po' di fretta e si beveva e non ci siamo più di tanto soffermati a discuterne, perché avrei potuto suicidarmi.
La prima domanda è stata: a che serve il tuo blog?
La seconda domanda è stata: qual è il senso di Del Regno?
La risposta alla prima domanda è: fondamentalmente a niente, è uno speaker's corner dei nostri giorni sperduto nell'oceano del virtuale.
La risposta alla seconda domanda è: Del Regno è un testo frammentario, il cui senso - se poi ci si riesce a coglierlo o c'è - è ricostruibile solo alla fine, quando si avranno in mano tutti i tasselli del mosaico. E' un testo che si sviluppa su molteplici livelli - personali, sociali, spirituali, filosofici, storici, immaginari - e i fili della narrazione cercano di ricucire l'immagine di una persona/personaggio che presumibilmente ha qualcosa da raccontare di certi argomenti. E che, per quanto possa sembrare il contrario, non coincide di necessità con l'autore.
(E dire che pensavo di averlo scritto abbastanza chiaramente, nel secondo capitolo...)

lunedì 19 gennaio 2009

About one of my temptations

Ho assistito e partecipato tra ieri e oggi a uno scambio di email tra certi amici, di cui voglio pubblicare un passaggio quasi potessi estrarne un motto araldico e mettere un macigno sopra a ciò che ognuno ritiene di poter pensare e dover dire.

La sig.ra X ha chiesto al sig. Y: "Look at this: http://edutmekomit.ning.com/. What do you think about it?".
Il sig. Y ha risposto: "i think it's pathetic. now everyone's indignant, farting opinions and singing songs but in a few weeks all will be forgotten again, till next war and indignation movement. the poor children of the world (what, there's only Gaza now?) don't need this shit. they and us need justice in due time, not indignation when it's too late".

domenica 18 gennaio 2009

Temptations

Cavolo! Come tutti gli homìni sapiens opinanti sono tentatissimo in questi giorni di blaterare qualcosa su Israele e Gaza, oppure sul fallito tentativo di indottrinare gli autobus di Genova all'ateismo. Ma devo resistere, è il mio snobismo a impormelo.

Segnalo comunque due articoli (in inglese) che grossomodo riassumono le polarità del momento su Israele e Gaza:
1. intervento di A.B. Yehoshua su Ha'aretz online, che seppure con alcune gravi mancanze ricompone il punto di vista ufficiale e popolare di Israele nonché della gran parte dei governi occidentali (servirebbero alcune retrospettive storiche per dare fondamento a certe affermazioni e controbattere a priori le opposizioni)
&
2. risposta di Gideon Levy sul medesimo giornale, che invece esprime il parere degli estremisti pacifisti sia di Israele sia dei paesi occidentali, con molte ragioni che pure conducono anche a sintesi giornalistik-jihadiste, come abbiamo visto ultimamente.

Per quanto riguarda gli autobus atei, ognuno può avvertire da sè la pena e il senso di inutilità di operazioni simili. Seppure le religioni siano l'oppio dei popoli, l'ignoranza sferragliante degli autobus atei ha un che da film horror.

Opinate, gente, opinate! (E non mancate di dare un'occhiata a Del Regno, dove di questi argomenti si è parlato o se ne parlerà.)

lunedì 12 gennaio 2009

Realismo e realtà

Tra i film stranieri candidati agli Academy Awards 2009 ce ne sono due su cui vorrei opinare (gli altri purtroppo non ho avuto ancora modo di vederli): sono l'israeliano Valzer con Bashir, in questi giorni in uscita in Italia e, guarda un po', il celeberrissimo Gomorra.
Entrambi raccontano di "ferite sociali" nazionali, il primo ripercorrendo il trauma della prima guerra libanese fino al massacro di Sabra e Shatila, l'altro pesticciando sul degrado umano di quei luoghi ormai detti, al seguito di Roberto Saviano, "terra di camorra". Le assimilazioni possibili non vanno oltre.

Valzer con Bashir affronta sì un tema topico della società israeliana (viz. la guerra contro i palestinesi), ma lo fa con profondità umana e grande originalità artistica, tecniche d'animazione molto particolari e uno spleen inconfondibilmente israeliano, il quale pure si innesta su desideri popolari di benessere e di spensieratezza, merce pregiata in Israele. Da cui una grande contraddizione umana: un popolo sempre oppresso e di immensa civiltà diventato oppressore, o ritenuto tale; l'attrazione per la pax americana continuamente infranta da infinite scaramucce di confine. Un film molto bello, sicuramente da vedere, a cui auguro di vincere anche se ciò di cui racconta continua impietosamente a riproporsi. La sua forza è nell'assurdità della guerra, ovvero nella sua atroce, naturale banalità.
Non si può dire che non sia un film realista, ma la realtà è riletta in modo artistico e così, in un certo senso, metabolizzata.

Gomorra dal canto suo mette in scena un falansterio-cittadella del napoletano in cui si aggirano, si accoppano, si drogano e si dimenano una serie di personaggi grassi, magri, mignon, tutti intenti a farsi l'un l'altro il maggiore danno possibile, in puro stile gangs movie. Una sceneggiatura frammentaria che non rende affatto l'idea della camorra che Saviano si è sforzato di raccontare nel suo libro: un impero economico di alto bordo costruito sul sangue e sugli intrallazzi di generazioni di criminali e di innocenti campani.
Se fosse stato girato un vero gangs movie, ne sarebbe potuto uscire anche qualcosa di buono. Ricordo uno per tutti L'odio di Mathieu Kassovitz, dove dal degrado delle banlieues fuoriescono malconci degli uomini umani e la pellicola non è mero supporto fisico ma una tecnica di espressione artistica. Purtroppo invece Gomorra il film semplicemente cavalca la tigre del successo del libro Gomorra, già di per sè un po' dubbio - dubbio non il libro, ma il suo successo, e non sono l'unico, diciamo così, a sospettarlo, a insinuarlo, sia fatto in modo comico o piagnone... Hanno prodotto un film brutto e inutile, ripieno di ammazzatine, cose viste e riviste, infilandoci dentro per amore di un realismo malcompreso una serie di camorristi autentici, i quali a uno a uno sono stati poi arrestati per reati simili a quelli rappresentati. E allora ecco le critiche dell'on. Gasparri, destinate a restare lettera morta: non sarà mica che a quei furboni gli paghiamo anche le royalties per le prestazioni cinematografiche? E perché no, scusate, sono stati scelti, hanno lavorato, forse uno dei pochi lavori onesti della loro vita, e proprio quello gli volete negare?
Gomorra resta comunque un prodotto maldestro, da non vedere (che volete, che i vostri soldi finiscano in tasca a dei gangster?), schifosamente candidato agli Oscar per mere geometrie commerciali quando l'Italia sta producendo film di grande dignità, vere opere d'arte e con attori veri, che avrebbero per davvero meritato la candidatura.

Dalla prima pagina di questo blog lo dico e, per l'ultima volta, lo ripeto: il solo risultato dell'operazione Gomorra, il libro e soprattutto il film (pur confidando nelle migliori intenzioni dello scrittore e del regista), sarà solo di concedere alla camorra un posto di accettabilità sociale nella vita e nelle sparute menti di un popolo al cui interno la malavita organizzata è fisiologica e per il quale la sola letteratura che ormai conta, cioè che davvero è letta ossia seguita nelle trasposizioni televisive, è quella poliziesca o criminale.

sabato 10 gennaio 2009

Libro libero

Il conflitto tra diritto d'autore e diritto di sfruttamento commerciale sembra acuirsi, ma in maniera silenziosa. Le majors abusano del loro potere economico per schiacciare ancora di più la letteratura- e c'è sempre un qualcosina in più da spremere. Leggete che è successo a Liber Liber, un sito che promuove la libera circolazione di testi letterati i cui diritti d'autore siano decaduti.