Jyoti e il ragazzo si svegliano sotto un paio di occhi grandi e curiosi. Il ragazzo d'istinto cerca il bastone, Jyoti gli ferma la mano. Sono gli occhi di un bambino quasi nero, scurissimo di pelle, che non appena intuisce il gesto del ragazzo è già in fuga. Prima che Jyoti possa dirgli qualcosa. Si è già disperso tra gli alberi della foresta, è corso verso il fiume.
Jyoti lo insegue. Il ragazzo segue Jyoti. Per ritrovarsi entrambi poco dopo sulla riva del fiume senza più alcuna traccia del visitatore. Che è scomparso.
Jyoti lo insegue. Il ragazzo segue Jyoti. Per ritrovarsi entrambi poco dopo sulla riva del fiume senza più alcuna traccia del visitatore. Che è scomparso.
Sono sulla riva del fiume Jyoti e il ragazzo. Ne approfittano per lavarsi il viso, sciacquarsi la bocca, togliersi il torpore del sonno. Jyoti intanto continua a guardarsi intorno. Sembra pensierosa. O forse sta cercando di indovinare dove si trovi il villaggio da cui è venuto il bambino. Non lontano. Poi tornano alla tana notturna a fare colazione.
Più tardi sono di nuovo in marcia lungo il fiume. Vanno avanti. È più che altro un incedere casuale il loro. Vanno avanti spinti dal solo motivo di andare avanti, di muoversi. Non si sentono più in fuga. Ma fermarsi sembrerebbe stabilirsi. E non ha senso.
E però non sanno dove vanno. Seguono sempre il fiume. Oggi hanno ricevuto quella visita. Qualcuno del villaggio magari tornerà a cercarli. Ma di quale villaggio? È per questo - forse - che procedono più incerti del solito, con più lentezza. Non è la prima volta che, senza mete, si distraggono, che più che camminare passeggiano, che si incantano davanti a un panorama, a una carcassa, ai mulinelli del fiume che si avvitano intorno alle rocce. Mulinello dopo mulinello come orologi di un tempo indefinito e eterno...
Solo nel pomeriggio vedono quello che stavano aspettando. Ma non è il villaggio. È invece un gruppo di persone malconce che si aggira lungo l'argine e fruga tra i cespugli. Ora l'uno ora l'altro chiamano lo stesso nome: "Krshn", e procedono in ordine sparso. Il ragazzo vorrebbe andargli incontro, salutare degli esseri umani dopo tanti giorni di solitudine, ma Jyoti non lo lascia. Lo trattiene. Lo costringe a nascondersi restando a una certa distanza. Il ragazzo al solito non capisce, però obbedisce. Crede che Jyoti sappia perché lo fa. E intanto osserva quella gente che rovista nella foresta e chiama Krshn. Uomini e donne, una trentina in tutto, giovani e più vecchi, vestiti tutti di stracci laceri e sporchi.
Solo nel pomeriggio vedono quello che stavano aspettando. Ma non è il villaggio. È invece un gruppo di persone malconce che si aggira lungo l'argine e fruga tra i cespugli. Ora l'uno ora l'altro chiamano lo stesso nome: "Krshn", e procedono in ordine sparso. Il ragazzo vorrebbe andargli incontro, salutare degli esseri umani dopo tanti giorni di solitudine, ma Jyoti non lo lascia. Lo trattiene. Lo costringe a nascondersi restando a una certa distanza. Il ragazzo al solito non capisce, però obbedisce. Crede che Jyoti sappia perché lo fa. E intanto osserva quella gente che rovista nella foresta e chiama Krshn. Uomini e donne, una trentina in tutto, giovani e più vecchi, vestiti tutti di stracci laceri e sporchi.
L'apparizione poi si allontana.
I loro richiami sono inghiottiti dai suoni soliti della foresta.
I loro richiami sono inghiottiti dai suoni soliti della foresta.
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| Åsgårdsreien (1872) by Peter Nicolai Arbo. |
Jyoti non ne sa niente. E se anche potesse parlargliene non capirebbe.
Jyoti invece quando si è accertata che si fossero tutti allontanati, ha cominciato a comportarsi come loro. Solo in silenzio. E non ha cercato dove cercavano loro. Ma un po' più verso valle. Come un cane che annusa una pista olfattiva è passata da un cespuglio all'altro, si è inoltrata appena un po' nella foresta, poi si è fermata a ridosso di un arbusto rigoglioso. Si è accucciata. Al ragazzo è sembrato che parlasse alla pianta. Poi ci ha infilato le braccia dentro e ne ha estratto un bambino. Non il bambino della mattina. Un bambino molto più piccolo, di tre o quattro anni. Che le ha abbracciato il collo.
Poi Jyoti è tornata dal ragazzo. Gli ha fatto vedere il bambino, era radiosa. Ha detto: "Krshn!". Un bambino smagrito e con il naso sporco. Che però non piangeva. E non parlava. Che sembrava muto quasi come Jyoti.
Hanno cercato il solito rifugio per la notte, ma ben prima della solita ora. Jyoti ha preso alcune scorte di cibo e ci ha fatto un impasto. Pappa insolita di fiori e piante e vermi che il bambino si è mangiato ingordo, imboccato dalle dita di Jyoti. Leccandole le dita per succhiare fino agli ultimi avanzi. Poi si è addormentato.
Jyoti, senza nemmeno guardare il ragazzo, se l'è stretto in braccio e si è distesa. Si sono addormentati insieme.
Il ragazzo ha raccolto dei legni per il fuoco, senza perderli di vista. Poi lo ha acceso.
Poi dal seno di Jyoti ha preso la scatolina con la polvere rossa, ha fatto come ha visto fare a lei. E da solo nel mondo è rimasto a vegliare su una donna e un bambino addormentati, incontrati per caso, raccolti. Come se fossero la sua famiglia.


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