Raccolgono bacche e fiori. Jyoti ha mostrato al ragazzo che cosa scegliere, insieme si aggirano tra le piante e raccolgono. Fiori, bacche e altre erbe senza nome. Di cui il ragazzo non conosce i nomi in nessuna lingua. Ha imparato che sono buone e nutrienti.
Il regresso alle cose senza nomi è liberatorio. Per la prima volta nella vita il ragazzo si ritrova davanti a cose che può usare senza nominarle. Senza neanche pensarle. Senza concatenarle in qualche serie tassonomica di senso. Nessuna storia, nessuna tradizione. Nessun libro o ricettario su cui verificarne le proprietà, gli usi, le preparazioni. Niente. I fiori e le bacche della foresta con Jyoti si raccolgono. Si accumulano e poi si mangiano. Senza neanche cucinarli ma crudi, come li ha creati la natura. Gli insetti però li arrostiscono, forse solo per ripulirli. E anche i pochi topi che sono riusciti a cacciare, uccisi a bastonate da Jyoti all'uscita delle loro tane, li hanno spellati, sventrati e cotti sulla brace. L'ha fatto Jyoti. La carne non si può mangiare cruda.
Il ragazzo così raccoglie delle bacche e dei fiori, ha in mano il solito bastone. È un bastone robusto. Duro, pesante al punto giusto. Lo infila tra i cespugli prima di avvicinarsi, lo batte a terra tra le foglie e sui sassi. Ha già raccolto un sacchetto di varie cose, piccoli frutti, fiori pollinosi. Sa che di sera Jyoti li selezionerà accanto al fuoco e alcuni li butterà via. Non ha ancora capito il perché. A lui sembrano buoni. Sa che dei fiori farà al solito una pasta, schiacciandoli tra due sassi, e che la mangeranno con le dita. Raccoglie e pensa. Ci pensa troppo. E infatti si è distratto. Poi avviene tutto in un attimo.
Si sente un ruggito non lontano.
Jyoti si tende.
Il ragazzo rientra in sé, alza il bastone, si volta.
Con la coda appesa a un ramo, c'è un serpente a bocca aperta a pochi centimetri dalla sua testa, non ancora pronto per l'attacco. Il ragazzo ruota su se stesso, con un colpo secco e preciso del bastone, non pensato, frantuma la testa della bestia contro il tronco. Il pitone - è un giovane pitone non grande, ancora inesperto - massacrato perde la presa sul ramo e cade al suolo. Si contorce nell'agonia in modo mostruoso, si annoda su se stesso, salta, scivola via. Poi si arresta morto a qualche metro di distanza dal ragazzo.
Jyoti intanto si è avvicinata. Ha visto la scena, ha capito tutto. Mostra i denti per indicare la tigre, indica il cielo, dice: "Maa!".
Il ragazzo non aveva mai mangiato carne di serpente. L'ha trovata buona. Spellarlo non è stato facile però. Hanno dovuto scheggiare delle pietre e ritagliargli via la pelle dal corpo. La pelle poi l'hanno buttata lontano da dove passeranno la notte. Anche gli avanzi del cibo li gettano sempre nel fuoco, così che non lascino traccia. Non è prudente avere odori di animali morti intorno al rifugio. Non nella foresta.
Jyoti ha strappato un ramo da un albero e ci ha arrotolato il pitone. L'ha appoggiato su due forcelle ai lati del fuoco e l'ha girato ogni tanto. Fuoco di brace, non fiamma viva. Poi, dopo cena, si è comportata in maniera imprevista. Ha sparso intorno a loro e al fuoco la solita polverina rossa, il suo amuleto per un sonno tranquillo. Si è sciolta i capelli e ha sorriso. Il suo sguardo era davvero malizioso. Si è avvicinata al ragazzo, lo ha baciato sulla bocca con violenza. Lo ha morso, lo ha morso sul collo. Si è scoperta il seno. Ha preso le mani del ragazzo e se le è strette al petto. Forse la ricompensa del cacciatore... Non si è spogliata di più, gli si è seduta sopra. Gli ha aperto i pantaloni.
Tra gli inguini Jyoti è rovente, è grondante. Il ragazzo la stringe, le succhia i piccoli capezzoli neri con forza. Lei si muove con foga, a colpi brevi e forti. Intorno a loro la foresta sembra muta. I loro sensi concentrati nell'amplesso, in quel nuovo contatto inatteso, desiderato, finora impossibile. Il sesso di Jyoti odora di muschio intenso, per il ragazzo è il profumo più eccitante. Le stringe le natiche e la spinge con forza contro di sé. Jyoti inarca la schiena, si accarezza il seno. Poi pianta le piccole unghie nel petto del ragazzo e gode. E mentre gode tira fuori la lingua dalla bocca, completamente, e soffia un suono rauco. Il ragazzo perde ogni controllo e gode, la lingua di Jyoti rossa e srotolata di fuori dalla bocca lo sconvolge. Vorrebbe succhiarla, non osa. Ricorda all'improvviso le immagini di amplessi tantrici tra dei e la sua mente allora non è più in questo mondo. Sospira con forza: "Jay Ma!". Cade riverso esausto.


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