Si sono svegliati da poco. Il fuoco è spento. Le ceneri residue sono bianche, mescolate a dei pezzetti neri di carbone. L'alba rivela le forme della foresta come fa ogni mattina nel chiasso dei risvegli. Le voci degli uccelli che si sovrappongono quasi fanno male alle orecchie, i versi delle scimmie tra i rami degli alberi, ma sono soprattutto gli uccelli a farsi sentire.
La mattina rinfresca, è umida di piante, però l'aria passati da poco i monsoni si rifà pesante in fretta. Già a due ore dalla luce si ricomincia a sudare. Nonostante gli alberi e il fiume. Forse proprio per quello.
Jyoti e il ragazzo non si sono ancora allontanati dal fiume. Ne hanno seguito il corso verso monte. Senza un progetto. Il territorio andava in quella direzione e l'hanno seguito. Risaliva senza interporre ostacoli la vegetazione piena e rigogliosa.
Appena sveglia Jyoti non si attiva. Non apre gli occhi, resta sdraiata a stiracchiarsi a lungo. Quando poi decide di aprirli si incanta a guardare le foglie e i rami degli alberi. Spesso allunga un braccio e accarezza per terra oppure raccoglie un sasso e ci gioca, prende su dei legnetti, delle foglie e se le fa girare tra le dita. Il ragazzo la guarda, la aspetta.
Non hanno progetti e le giornate trascorrono lunghe e lentamente.
Camminano, cercano da mangiare, trovano da mangiare, cercano un riparo per la notte, trovano il riparo. Raccolgono legni. Scoprono le generosità foresta.
Il ragazzo si è svegliato grattandosi la testa.
Fanno il bagno ogni volta che trovano un'ansa più limpida, più quieta. Prima lui, poi lei. Jyoti non gli permette di vederla nuda e quando è il suo turno lo manda via con gesti minacciosi della mano. Quando invece lui si spoglia e si tuffa, lei lo guarda e ride. Ma non vuole che le si avvicini senza i vestiti.
È sveglio e si gratta la testa. Il ragazzo. Jyoti che lo vede, si solleva dal giaciglio di foglie su cui ha dormito e lo chiama a sé. Gli rovista tra i capelli. Gli mostra alcuni granuli bianchi che fa scoppiare con l'unghia. Poi gli fa vedere qualcosa di minuscolo e nero appoggiato su un polpastrello. E il ragazzo pensa che le palme delle sue mani sono tanto più chiare dei dorsi. E il corpuscolo nero salta e scompare.
Il ragazzo la guarda e domanda: "i pidocchi?". Ma lei non capisce e gli sorride.
Dal fuoco della notte Jyoti prende una manciata di cenere e gliela sparge sulla testa. Ma la cenere è ancora calda, sulla cute gli brucia. Il ragazzo si passa in fretta una mano tra i capelli e la cenere sbuffa per aria in una nuvola che incipria il viso di Jyoti. Lei ride. Prende un'altra manciata di cenere e gliela butta sui capelli. Ma anche quella brucia, forse Jyoti ha le mani ignifughe come la pelle della salamandra. Di nuovo dalla testa del ragazzo si solleva una nube di cenere e Jyoti è sempre più incipriata. Sembra divertirsi molto. Sta per rimettere la mano nella cenere, quando il ragazzo l'afferra per il polso e la blocca. Lei a questo punto ride forte.


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