Nella foresta il ragazzo si ritrova tra disagi sconosciuti. Jyoti è invece più serena, già abituata ai trattamenti duri, forse è meno esigente. Ci si trovano disorganizzati e con scarsi viveri, solo l'acqua del fiume per bevanda. Magari sporca e inquinata, ma non c'è scelta. Senza neanche un pentolino per bollirla. Fuggitivi, in pratica dispersi, sbandati nella natura selvaggia senza alcuna assistenza né esperienza.
Per colazione hanno mangiato un pezzo di pane e alcune erbe amarognole che Jyoti aveva raccolto. Le aveva strappate e lavate nel fiume, poi le aveva portate al ragazzo. Lui le aveva prese, le aveva guardate senza sapere che farci. Lei gliele aveva tolte di mano e se ne era messa un po' in bocca con il pane, aveva masticato e ingoiato. E così poi l'aveva imitata anche il ragazzo. La sua prima colazione francescana. E forse era stata quella colazione tanto frugale a rabbuiarlo, a farlo diventare pessimista. O invece più realista, più presente all'ambiente colorato e incondizionato, vivido, vibrante, pulsante di vite minacciose e minacciate... e comprese le loro... Il mondo intorno a sé aveva iniziato a chiudersi, a farsi opprimente. La vegetazione a trasformarsi in lacci e nascondigli. Il fiume in rifugi di anaconde e di coccodrilli... E cosa fare se avessero incrociato una tigre o anche solo una pantera o un orso? Come competere a corpo nudo con quei denti e quegli artigli e quelle pelli spesse come il legno, dove scappare a rintanarsi? Non era pronto il ragazzo a tutto quello, gli eventi ce l'avevano condotto ma lui non era pronto affatto. E tutto intorno diventata più scuro e più violento. Tanto che quando la tribù di scimmie li assalì si sentì sollevato, che fossero soltanto delle scimmie. Erano forse in venti, forse in trenta, alcune con i cuccioli attaccati al collo, piccole scimmie che mostravano aggressive i denti e urlavano e soffiavano, poi si esibivano in tecniche d'assalto, una che gli correva incontro per distrarli e poi scartava di lato in tutta fretta mentre un'altra da dietro o da di fianco si faceva sotto e menava una zampata alle gambe, li tirava per i vestiti, miriade di azioni distraenti e un solo obiettivo. Il ragazzo nel panico di quelle furie aveva iniziato a gridare, pensava di impaurirle, ma quelle forti del numero e della selezione naturale avevano a loro volta alzato i toni, avevano preso a saltare e a tirare dei sassi. Tutto in pochi secondi. Finché Jyoti non aveva preso il sacchetto con i viveri e lo aveva lanciato verso il branco. Ci si erano avventati sopra per conquistare quei pochi alimenti come fossero una ricchezza senza fine. Ma c'era ancora lo zainetto del ragazzo. Certe scimmie di quelle più rognose non si erano convinte. Che fosse vuoto di cose commestibili. Continuavo a mostrargli e denti e a saltare. Erano lì per aggredirlo, forse l'avrebbero morso, quando Jyoti glielo toglie dalle spalle in una mossa e lo lancia. Lo zaino con il passaporto! e il telefono! e la carta di credito! Era la fine. Le scimmie glielo avevano preso, lo avevano aperto (non sapevano aprire lo zaino ma avevano saputo lacerarlo), avevano estratto gli oggetti. Se li erano messi in bocca. E poi sicure della loro inutilità patente, avevano lasciato tutto per terra a qualche metro dalla coppia inerte e se ne erano andate. Scimmie. Ladre, teppiste. Il ragazzo aveva raccolto le sue cose, il portafogli morsicato, sbavato, e se le era comunque messe in tasca. Lo zaino che non si poteva più usare.
A quel punto Jyoti si era avvicinata con il fuoco negli occhi. Gli aveva parlato nella sua lingua, anzi ringhiato. Il ragazzo non capiva ma aveva capito. Se l'era sentito risputato addosso che era colpa sua e dei suoi pensieri negativi che avevano attirato la disgrazia. Come per un principio magico, che l'acqua si raccoglie in una fossa. Aveva capito. Ma togliersi di dosso la paura era una cosa diversa.

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