venerdì 18 novembre 2011

Wilderness

Stanno percorrendo la SP208 al rientro da Chiusi della Verna, in direzione dell'albergo. C'è nebbia, è quasi notte. Le ultime luci del giorno si infiltrano tra gli alberi antichi e potenti della foreste casentinensi, l'auto procede piano per la ridotta visibilità e le curve. Un mezzo tornante, all'uscita l'automobile inchioda. Sulla carreggiata c'è un grande cervo maschio dalle enormi corna ramificate, minaccioso. Lei e il ragazzo lo guardano sorpresi, incantanti, estasiati dall'apparizione quasi magica. Anche il cervo li guarda. Li fissa. Immobile. Passa un minuto. Poi da sinistra saltano fuori una cerva e un cerbiatto di poche settimane, forse un paio di mesi. Attraversano la strada di corsa, si arrampicano per il pendio dall'altra parte. Allora anche il maschio si muove, con due falcate vigorose raggiunge la famiglia. Poi tutti insieme lanciano un ultimo sguardo curioso, sembra stupito, all'equipaggio imbambolato al calduccio dell'aria condizionata dal motore. Scattano i loro muscoli fulvi, sfrecciano via, scompaiono nel mistero del bosco.

Il ragazzo si sveglia già all'erta, il suo sonno è leggero in quel nuovo ambiente. Sente a distanza il battere di passi zoccolati. Poi più niente.
Jyoti dorme al suo fianco, è tranquilla, del fuoco resta una brace rosata. Il ragazzo prende altri legni, li sistema perché si accendano. Soffia sui carboni che s'arrossano, poco dopo le fiamme li addentano. Aggiunge altri rami più grossi, che durino più a lungo. Ignora a che punto sia la notte, per quanto ne sa potrebbe non avere più termine.

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