lunedì 14 novembre 2011

Wilderness


Si fa sera. Jyoti ha trovato una rientranza sulla spalla di una roccia, si è seduta e ha appoggiato le sue cose. Ha aperto il fagotto che si era portata dietro tutto il giorno e ha cominciato a ordinare le cose per terra, proteggendole dal suolo con il tessuto. Poi ha preso in mano un ramo e l'ha mostrato al ragazzo, gli ha indicato gli alberi. Il ragazzo capisce che servono dei legni per il fuoco, quando si muove per andarli a raccogliere Jyoti lo richiama urlando: “Eh! Wagh!”. Il ragazzo si è voltato e ha visto Jyoti che gli mostrava i denti. Non ha capito cosa volesse dirgli, ha ripreso a scendere verso gli alberi in direzione del fiume.

Il ragazzo si è allontanato dal rifugio ma non l'ha perso d'occhio. Ha marcato la foresta con lo sguardo, non si sarebbe allontanato di molto. E solo quando è sicuro di poter riconoscere il ritorno, inizia a fare mucchietti di legni. Poco lontano il fiume scorre. Scroscia con tranquillità, si sente. Jyoti ha cominciato a cantare, forse per farsi ritrovare meglio. Il ragazzo s'incanta. La sua voce così sgraziata nel linguaggio è dolce e potente nel canto. È una melodia vivace e ritornante quella che si diffonde nel bosco mentre il ragazzo ammucchia dei legnetti e la notte da lontano inizia a rivestire il cielo. Jyoti ha ragione: non ci si deve far trovare impreparati dalla notte.

A ridosso del fiume il ragazzo intravede alcune bestie che si dissetano: due caprioli sull'altra sponda, da questa parte un cinghiale e un porcospino. Lascia un mucchietto di bastoni per ritrovare la giusta entrata nel bosco e si incammina sulla riva, verso le bestie. È avido di cose mai viste, vorrebbe toccarle. Sa che il cinghiale è un animale iroso, non si avvicina troppo. Ma lo stesso il suo non troppo è già troppo per la bestia che lo guarda e contrariata si allontana. Si ferma, lo guarda, grugnisce, si infila nel bosco. Il porcospino invece è più lontano. Il ragazzo si china sull'acqua a pochi passi da dove si abbeverava il cinghiale, beve. Sarà forse acqua sporca, non importa. Ricorda di non aver bevuto dalla mattina, troppo preso dalle novità, dalle meraviglie naturali intorno. E chinandosi a raccogliere l'acqua scorge poco distante, verso dove era scappato il cinghiale, un osso. Si rimette in piedi e si avvicina. È un grande osso, l'osso della gamba di qualcosa di grande. Forse una mucca o un cavallo... un bufalo! E poco oltre i sassi ecco il costato! Il ragazzo muove alcuni passi circospetti intorno alle costole del bufalo. Ed ecco il teschio, le corna! La carcassa sarà stata smembrata dopo la morte dell'animale, forse dagli avvoltoi, forse da uno sciacallo. Non è cosa di fresco, le ossa sono consunte. E poi il ragazzo all'improvviso rinsavisce, mette insieme i pezzi: la carcassa, il fiume, il ringhio di Jyoti poco prima, la tigre vista dall'autobus in attraversamento pedonale con i suoi cuccioli. Quello non è un bosco, è una foresta. E non è poi neanche una foresta, è una giungla. Le tigri! E ce ne saranno anche altri, magari le pantere, i leopardi... probabilmente gli orsi... Oddio, i serpenti, i cobra! Quello non è il posto sicuro che sembra! E quei pavoni allora? E quei cerbiatti?

È un'ansietudine scioccamente improvvisa quella che si appropria del ragazzo. Di tigri e di pantere avrebbero già potuto incontrarne durante la giornata. Ma è la notte che viene a rendere quegli alberi tanto insidiosi. Sono animali notturni nella caccia... anche notturni... bestie territoriali, magari con le tane vicine al luogo di quel vecchio pasto. E così l'oscurità che scende sta diventando davvero una minaccia. 

Il ragazzo ritorna di fretta sui suoi passi e tira su i legni che ha raccolto. Ne prende quanti può tra le braccia senza intenzione di tornare indietro per altri carichi. Torna al rifugio. Riparo da niente davanti all'incursione di una tigre... Quando Jyoti lo vede arrivare teso e vibrante capisce. Si mette a ridere, gli fa di nuovo il ringhio. Il ragazzo non ne è divertito. Jyoti allora gli chiede l'accendino – sa che il ragazzo ha con se del tabacco che arrotola ogni tanto – e con pochi gesti precisi ha già acceso il fuoco. È lei in effetti il capo spedizione, quella che sembra sapere dov'è e cosa fare. Il ragazzo è soltanto avventato. Jyoti assomma i bastoni più piccoli in un cono e li lascia bruciare, poi mette quelli più spessi. Allora si alza e si allontana verso il fiume. Il ragazzo la chiama, lei non si volta. Ritorna in pochi minuti con altri legni, presi da dove li aveva lasciati il ragazzo. Va via di nuovo, ritorna. Ora sembra contenta della quantità di legname raccolto e si risiede. Vede il ragazzo ancora preoccupato, serio e irrigidito contro la roccia. Infila una mano nel proprio vestito, all'altezza del seno, e ne estrae una scatolina di legno della grandezza di un portapillole. La apre, c'è dentro una polvere rossa. Jyoti ne prende un pizzico e la soffia addosso al ragazzo; ne prende un pizzico e la soffia verso gli alberi. Rimette la scatolina al suo posto. Il ragazzo non sa cosa pensare, se a un gesto scaramantico inutile o a un vero e proprio sortilegio. È turbato.

Jyoti estrae dal suo fagotto il pane e della frutta presa dalla cucina di mattina. Spezza il pane, ne dà al ragazzo e mangia. Prende la banana, prende dei frutti rotondi e verdi che il ragazzo non ha mai visto e li spicchia. Gliene dà una metà che però il ragazzo esita a mettere in bocca. Jyoti dice: “Awla” e mangia. Mangia così anche il ragazzo. E poi c'è il fuoco che scricchia e la foresta ha cambiato voce. C'è l'urlo di un gufo, le grida prolungate di alcune scimmie. C'è qualcosa che striscia in prossimità del rifugio verso gli alberi ma che non si avvicina, che si allontana.
Il ragazzo accende una sigaretta, sembra già meglio. Jyoti allora si sdraia e gli appoggia la testa sulla coscia. Mentre fuma lui le accarezza i capelli, che sono un po' unti. Non si lavano almeno da tre giorni, da quando sono fuggiti da Lonar. Jyoti gira la testa e gli pianta la faccia nella pancia. E lo morde. Poi ride. Lui ha emesso un lieve sospiro di dolore, poi si è messo a ridere con lei. Tutto sembra sicuro adesso.

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