lunedì 7 novembre 2011

Ricordi premonitori


Disteso sulla stuoia, Joseph che russa, il ragazzo rammenta i suoi incontri con la polizia indiana. Pochi per fortuna. Abbastanza però per riportargli alla memoria il motto "forte e cortese" e l'arguzia "forte con i deboli, cortese con i forti".

La prima volta era stato a Udaipur in Rajastan, durante il primo viaggio. La sera di Natale. Era andato alla messa con Marina, conosciuta strada facendo, avevano preso dei biscotti da un rinfresco e poi erano tornati verso il centro su un autobus di suore. All'entrata del centro, chiuso da un coprifuoco notturno non meglio chiarito, un poliziotto di ronda li aveva fermati con fare minaccioso. Gli avevano detto della messa di Natale e poi il ragazzo, ricordatosi dei biscotti, ne aveva preso un pugno dal sacchetto e glieli aveva dati. Era molto giovane il poliziotto e felice, quasi commosso, li aveva presi e aveva cominciato subito a sgranocchiarli, salutandoli con la mano mentre si incamminavano verso il loro albergo, dall'altra parte del lago Pichola.
C'era poi stata quella volta a Goa, alla spiaggia di Arambol, l'albergo nel palmeto, il laghetto d'acqua dolce che sembrava una laguna blu, i vecchi figli dei fiori già ubriachi alle dieci di mattina, quando qualcuno era entrato nella stanza del "vecchio sporcaccione" (così l'aveva soprannominato la figlia minorenne di un figlio dei fiori tardivo, forse in cerca di un defloratore) e gli aveva portato via lo zaino con tutte le sue cose dentro. Tranne i documenti e i soldi che teneva sempre con sé. Un furto da scemi, e però tutti i vestiti, i libri... Erano andati insieme alla stazione di polizia più vicina per sporgere denuncia, una specie di capanna con un tavolo e una seggiolina e una branda in tela di iuta. Il poliziotto in infradito che li aveva ricevuti si era informato sul danno, poi aveva fatto delle domande inutili: "Che lavoro fate?", "Dove siete stai in India?", e aveva detto che avrebbero dovuto aspettare l'ufficiale superiore per la denuncia. Così avevano aspettato. E quando l'ufficiale superiore era arrivato, il subordinato gli aveva spiegato la situazione e quello aveva chiesto ai due amici cosa volevano che facesse. Non avevano saputo rispondere. Così che l'ufficiale, già di suo indolente, si era sdraiato sul lettuccio e aveva cominciato a suonare una piccola fisarmonica che aveva staccato dal muro. Loro poi se ne erano andati sconsolati, nell'indifferenza dei custodi della legge.

Durante il secondo viaggio però, il ragazzo aveva visto il lato oscuro, abusivo, arbitrario della polizia indiana. Era stato nel mercato di Orai, nell'Uttar Pradesh, dove era capitato nel curiosare tra i luoghi di Phoolan Devi, la regina dei banditi. Avevano preso un ladruncolo che aveva rubato la collana a una donna e l'avevano massacrato di botte. Era stato un bel linciaggio collettivo, erano usciti un po' da tutti i negozi per dargli un calcio o un pugno o una bastonata sulla schiena. Il ladro se l'era vista brutta, finché non era sopraggiunto un poliziotto in motocicletta. A quel punto il ragazzo aveva pensato che il pestaggio sarebbe finito, che quantomeno le forze dell'ordine lo avrebbero salvato dall'ira della folla per chiuderlo in prigione e consegnarlo poi magari a un tribunale. Il poliziotto invece si era trasformato in boia e, legato il ladro per una gamba al sedile della moto, lo aveva trascinato sulla polvere per vari metri, ferendolo, strappandogli i vestiti, lasciandolo poi nudo e sanguinante di nuovo in balia della folla. Il malcapitato non era stato ucciso solo per l'intervento della derubata, che a un certo punto aveva fermato i carnefici, forse soddisfatta della giustizia ricevuta. Non un caso isolato, aveva poi saputo il ragazzo dalla guida che lo accompagnava e che lo aveva trattenuto mentre voleva farsi sotto e difendere il ladro. Era anzi quello il comportamento abituale della polizia indiana, l'intervento rudemente punitivo piuttosto che il ripristino dell'ordine e l'arresto dei criminali. Casi del genere in India erano all'ordine del giorno, e anche di peggiori e di molto più ingiusti, di solito diretti alle caste più basse che non hanno gli strumenti legali e nessuna rispettabilità per difendersi.

Queste le storie per cui il ragazzo teme che Joseph e la moglie vogliano denunciarli. Loro due, in fuga, un bianco e un'indiana insieme. La situazione creerebbe dei problemi, forse li avrebbero picchiati, forse peggio. Dei rischi da non correre. Prima di addormentarsi così il ragazzo pensa che la mattina dopo dovrà escogitare un modo per scappare, e portare via Jyoti senza poterle spiegare il perché, magari riprendendo l'autobus di nascosto a riuscirsi, e se ripartisse, magari rubando un mezzo di trasporto, a trovarne uno.

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