domenica 30 ottobre 2011

Fine della corsa

Jyoti e il ragazzo scendono dall'autobus quando questo si ferma nello spiazzo all'ingresso di un villaggio. C'è un grande edificio in muratura, cadente, sembra quasi che la foresta se lo stia mangiucchiando dal di dentro, grano a grano, rigermogliando nella malta che lo tiene in piedi, incrostando le vetrate di licheni. Probabilmente mai pulite. Questo posto è diverso da ogni altro in cui il ragazzo sia mai stato in precedenza, è pesante e incombente. L'autobus ha attraversato alcuni villaggi, ha corso per un paio d'ore, ha oltrepassato un check-point ma il guardiano non ha controllato niente. Si è limitato a salutare l'autista, a sollevare la sbarra. Ascoltava musica da una radio portatile, fumava. Aveva i baffi fitti come cespugli e i denti marci. Poi la vegetazione è diventata costante, si è fatta sempre più piena e abbondante. Jyoti sembrava incantata. Il ragazzo, davvero solo con lei per la prima volta, non vi aveva più accesso. Non una parola da scambiare. Jyoti guardava gli alberi fuori dal finestrino diventare più verdi e più spessi. C'erano versi di scimmie in lontananza.

Era successo un piccolo miracolo. Dopo avere oltrepassato la sbarra, forse da un quarto d'ora o da mezz'ora, l'autista si era fermato all'improvviso. Piantato al centro della strada ormai sterrata, il vecchio autobus aveva borbottato ancora pochi sbuffi e poi si era azzittito. Incuriositi, i sei passeggeri ancora in viaggio si erano alzati e avvicinati al posto di guida. Tutti in silenzio. Per assistere a una femmina di tigre che attraversava la strada con due cuccioli. 


Sullo spiazzo davanti all'edificio, scendono dall'autobus in cinque: il ragazzo, Jyoti, l'autista e i due locali rimasti, un uomo e una donna che non si parlano. Nel silenzio di un villaggio che sembra deserto, d'improvviso si manifesta un gruppo di bambini urlanti, maschi e femmine correndo insieme, e dietro a loro una donna bassina e scura in volto, sorride molto, e un vecchio sbiancato che avanza aggrappato a un bastone. Entrambi ricoperti di abiti logori. Nessuno che parli inglese. La donna prende sotto custodia Jyoti quasi fosse un ospite aspettata, mentre il vecchio si affianca al ragazzo, gli dice qualche parola biascicata, ma quello non capisce e non risponde, e il vecchio si azzittisce. La donna sorridente parla a Jyoti e lei sembra confusa - forse come al solito confusa - e ogni tanto risponde a monosillabi e una voce sgraziata. Il ragazzo è la prima volta che la sente parlare. Se quello è parlare. Il linguaggio, anche nella sua stessa lingua, sembra non le appartenga. Poi i bambini, esaurita la novità dei nuovi arrivi, se ne vanno a gruppetti, chi si ferma a giocare nello spiazzo, chi si incammina tra gli alberi. Qualcuno entra persino nell'edificio scrostato, che un tempo erastato ricoperto di fresco intonaco rosso. 

Si siedono in quattro su un muretto sotto un grande baniano. Il vecchio e il ragazzo da una parte. Il vecchio si accende un bidi e ne offre uno anche al ragazzo. Il ragazzo è impacciato, anche l'autista è scomparso. Non sa neanche dove sia arrivato, non riesce neanche a dire una parola. Comunque prende a fumare, temporeggia, ha imparato a aspettare. La bassina scura in volto e Jyoti dall'altra parte, e la donna deve avere capito che c'è qualcosa di strano negli ospiti, in un'indiana e in un bianco messi insieme, e un'indiana che quasi non parla e un bianco senza bagaglio. La donna infatti già sorride un po' di meno e ha cominciato a accarezzarle le spalle. Jyoti così si rilassa. Anche tanto lontana da casa sembra sentirsi a suo agio, sembra fidarsi. Poco dopo si accuccia sul muretto e appoggia la testa sul grembo della donna al suo fianco. La donna le accarezza i capelli e così Jyoti si addormenta.

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