sabato 24 settembre 2011

Come far parlare uno $wami

Quando i fratelli di Jyoti, Ramlal e Babuji, rientrano a casa è sera inoltrata. La madre, dopo l'incidente meridiano, ha passato tutto il pomeriggio ad aspettarli, anche con ansia. Il cellulare di Ramlal era spento o forse la batteria si era scaricata, o forse non prendeva dove si erano andati a cacciare, ma lo aveva chiamato tante volte per dirgli di tornare a casa - anzi, potevano andare dove volevano, non gliene importava niente, solo che non mettessero più in mezzo a questa storia il figlio di Shweta Gore. L'ultima cosa che voleva alla sua età, e con Babuji ormai in affari, era che venisse fuori quella vecchia storia del campo dei manghi. Ma da chi l'aveva saputo quella strega di Shweta? Al tempo solo Pooja Kakodkar e Annu Sarang lo avevano saputo, perché l'avevano vista. Credeva di essere riuscita a comprare il loro silenzio, ma era evidente che almeno una di loro non aveva tenuto la bocca chiusa. E adesso, in quanti lo sapevano al paese? Solo la madre di Anand? Chi altri? All'improvviso era diventata ricattabile, lei che aveva sempre ricattato gli altri.

Ramlal e Babuji rientrano finalmente alle undici passate. Chanchai li sta aspettando con la televisione accesa. C'è il solito film con qualcuno che balla, roba da mandare in solluchero quel ragazzino impiccione. I figli si meravigliano di trovarla ancora sveglia, lei che va sempre a dormire alle nove e si sveglia alle quattro di mattina. Si guardano l'un l'altro, ma è Ramlal, il maggiore, a parlare: "Mataji, stai bene? Come mai non dormi?".
Chanchai li guarda con tenerezza, guarda Babuji con un po' di tristezza e compassione, ma loro non ci fanno caso, interpretano i suoi sguardi come stanchezza. "Dove siete stati?" domanda. 
"Abbiamo sistemato tutto" risponde Babuji.
"Avete sistemato tutto?" insiste lei con una lieve ironia nella voce, che i suoi figli scambiano per la raucedine che spesso la affligge.
"Certo, mata" continua Ramlal, "non devi preoccuparti. Abbiamo pensato a tutto noi".
"Raccontatemi cos'è successo, allora. Sono curiosa".
Ramlal e Babuji non capiscono cosa sia quella curiosità, quando dicono che qualcosa è sistemato significa non ci sono problemi e la madre si è sempre fidata. Per rispetto però raccontano.
"Stamattina, come eravamo d'accordo, abbiamo interrogato il figlio di Shweta Gore...".
"Gli avete fatto male?" domanda Chanchai.
"Male?..." è Babuji che parla, ma Ramlal lo interrompe con un colpetto del braccio.
"No, mata" prosegue Ramlal, "non gli abbiamo fatto male. Gli abbiamo solo tirato un po' le orecchie, ma sta benissimo". La madre non insiste, sa già come gli hanno tirato le orecchie e non vuole far sapere ai figli della visita di quella strega. "E vi ha detto qualcosa di utile?" conclude Chanchai.
"Eeh!..." fa Babuji sorridendo, ma si azzittisce non appena incrocia lo sguardo del fratello.

$wami Kulittalai
Ramlal allora spiega: "Ci ha detto subito che la sorella e lo straniero erano andati da swami Kulittalai e che lui li aveva portati lontano, con la macchina".
"Da swami Kulittalai? E quello ora che c'entra?".
"C'entra che ha la macchina e Jyoti l'ha pagato".
"L'ha pagato?".
"Sì, mata... cinquantasei dollari".
"E dove li ha presi i soldi quella scema?".
"Non lo so... forse li teneva nascosti dai tempi di Mithun o forse glieli aveva dati lo straniero... Comunque glieli ha portati Anand in una borsa insieme ad altre cose, per questo non ce ne siamo accorti. Avevano organizzato tutto bene quei due".
"Dallo swami ci siete stati?".
"Certo, mata".
"L'abbiamo aspettato tutto il pomeriggio" dice Babuji annoiato.
"Abbiamo aspettato che tornasse" continua Ramlal, "è rientrato alle nove".
"E..." incalza Chanchai.
"Non si è stupito per niente di vederci... Ci ha invitati a cenare con lui, perché era affamato dopo tutto il giorno in viaggio. E ci ha detto che, se ci interessava, Jyoti stava bene...".
Chanchai è curiosa del seguito, ordina a suo figlio di sbrigarsi a raccontare tutto senza fare il prezioso.
"Gli ho chiesto dove li avesse portati. Non ha risposto". Poi con un tono giustificatorio: "Lo sai, mata, è una persona influente...".
"Quanto gli avete dato?".
"Cinquecento rupie...".
"Cinquecento rupie solo per parlare, quel cane!" sbotta Chanchai.
"Lo so, mata, abbiamo pensato fosse meglio per noi chiudere con questa storia in fretta".
"Avete ragione, figli miei, avete fatto bene. E allora, dove sono andati?".
"Li ha portati ad Achalpur, da un suo amico. Sappiamo dove sono di preciso, vuoi che li andiamo a prendere?".
"Vuoi che uccidiamo lo straniero?" dice Babuji.
"Stai zitto" lo sgrida sua madre, "cosa vuoi uccidere? Per quell'idiota di tua sorella, poi? E un bianco vuoi uccidere? Vuoi morire in carcere e farmi morire di crepacuore?".

Ramlal e Babuji tacciono. Sanno di avere fatto del loro meglio e aspettano che la madre li consigli. Quindi Chanchai domanda: "Lo swami vi ha detto qualcos'altro?".
"Ha detto di non metterlo in mezzo" risponde Babuji.
Chanchai ringhia tra i denti, ma conosce la realtà del suo paese. Sa bene di non potersi scontrare con lo swami e tanto meno adesso, con la minaccia della strega pendente. Consiglia i suoi figli in questo modo: "Domani andrete al dhaba e parlerete agli amici... Qualcuno vi ha visti rientrare così tardi stasera?".
"Sì" dice Ramlal.
"Bene, sarà il vostro testimone. Dovrete dire che avete scoperto che hanno preso un autobus insieme, travestiti, ieri sera quando sono scomparsi, e che sono andati a... ad Aurangabad! Dite che avete potuto parlare con l'autista dell'autobus, che è ripassato oggi... dite però anche che siete stati fortunati a trovarlo, perché da domani cambia linea e non passerà più di qui... che a qualcuno non venisse in mente di fare domande in stazione... E poi basta, Aurangabad è una città troppo grande, forse hanno preso il treno, forse perfino l'aereo".
"Ma, mata" dice Babuji, "Jyoti non ha nessun documento".
"Non specificare, Babu, loro questo non lo sanno. Anche se lo pensano, non possono dimostrarlo. E poi vedrete che saranno soddisfatti, non è che Jyoti mancherà a qualcuno. Non se la scopavano neanche... L'importante è che pensino che noi, come famiglia, l'abbiamo cercata come abbiamo potuto. Poi l'India è grande e affollata, la gente scompare facilmente".

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