Poco più tardi, Anand la indica ancora ansimante, ecco infatti una casa. Non le solite capanne di paglia e di fango viste finora durante la corsa, ma una bella casa su due piani all'ombra di alberi alti, isolata nella campagna, e una strada sterrata che dalla casa si allontana, una Ambassador color porpora parcheggiata sotto una tettoia di legno e metallo, animali nell'aia, galline, due capre, poco più in là delle vacche in un recinto. Il ragazzo pensa che lo swami non se la passa male, forse è un proprietario terriero, forse di quelli che rubano le terra ai contadini con dei trucchi legali e un po' di corruzione agli ufficiali e poi magari li schiavizzano con i prestiti a usura. Mannò, ci ripensa, quell'uomo sarà quasi un santo!
I tre attraversano il cortile, entrano da una porta in un peristilio - se si potesse dire peristilio l'ampio quadrato d'aria su cui si affacciano alcune stanze della casa, per certo non adorno di colonne. Subito li intercetta una donna, una domestica pensa il ragazzo, ma invece è la madre dello swami. Una donna serena, robusta, composta, che scambia alcune frasi con Anand e li fa attendere. Anand e il ragazzo si tolgono le scarpe prima di essere ammessi all'interno. Di seguito infatti viene il padre: li invita a una tavola apparecchiata dove aspettano che il figlio scenda per colazione. Lo swami, si capisce a questo punto, è il figlio, quindi sarà un ragazzo, i genitori non raggiungono i cinquanta.
Presto ecco il giovane swami che compare dal piano superiore. Scende i gradini che portano di sopra, alle stanze da letto, si mostra avvolto dai lunghi capelli neri e vaporosi, sciolti sulle spalle come una corte di rami di salice. Indossa un dhoti rosso cupo, rosso intenso, e una camicia dello stesso colore. Sorride, è estremamente affabile.
Jyoti gli corre incontro e si inginocchia, letteralmente si prostra, si bacia le dita delle mani, con queste gli tocca i piedi tre volte. Poi tira fuori dal suo sacchetto un involto e glielo mette nella mano destra. Lo swami con noncuranza lo prende e lo infila in un cofanetto di legno, posato su un tavolino lì al suo fianco. Anche Anand compie lo stesso rituale del bacio dei piedi, mentre il ragazzo resta rigido di fianco al tavolo da pranzo. Colmo di hybris sociale aspetta che lo sfoggio di sottomissione abbia esito. Lo però swami non si scompone, sorride e si avvicina al ragazzo, gli fa il namasté, ricambiato, poi gli porge la mano. Si stringono la mano, si accomodano tutti intorno al tavolo, femmine e maschi insieme, i più giovani insieme ai più vecchi, e dopo una breve cantilena che il ragazzo interpreta come preghiera mangiano quanto è già stato apparecchiato.
Lo swami parla un ottimo inglese. Sa già il motivo della loro visita, dice al ragazzo, non gli servono altre spiegazioni. Il ragazzo un po' confuso un po' alienato domanda come lo sappia, visto che lui stesso, dice, non ne è al corrente. Ma lo swami, prima si pulisce la bocca, sorride con compiacimento, risponde: "La Dea mi informa di tutto. Jay Ma!". Il ragazzo non risponde, colto da riverenza religiosa acuta abbassa lo sguardo, si imbocca. Non si dà conto che lo swami lo sfotte, che è stata Jyoti con l'involto a pagare la loro fuga da Lonar. Lo strano e il diverso lo ottundono, è trasognato, è già fuori controllo. Lui che pensava di aver deciso tutto... Solo dopo colazione e dopo tre tè sembra riaversi, quando lo swami dice che è ora di andare e li accompagna fuori, li invita a entrare nell'auto.
"Dove andiamo?" domanda il ragazzo.
"Vi porto lontano, al sicuro. Ho un amico fidato ad Achalpur, a qualche ora di macchina da qui, cinque o sei ore più o meno. Da lui sarete al sicuro. Commercia la palmarosa, è una brava persona. Io mi assento spesso, nessuno sospetterà di me. Anand invece adesso corre a scuola..." e rivolgendosi all'attore in erba: "Grazie! Sei coraggioso, avrai successo! Jay Ma!". Anand arrossisce, si gongola nel complimento. Intanto lo swami ha già spinto Jyoti nel sedile posteriore e aspetta un po' impaziente che il ragazzo si decida a salire. Sembra pensieroso il ragazzo, quasi indeciso dopo essersi già tanto compromesso. Poi: "Davanti o dietro?" domanda.
"Davanti, davanti" risponde lo swami in fretta, "lascia la donna dietro. Faremo una scorciatoia, siamo già fuori dal paese, non ci vedrà nessuno".

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