La ragazza secondo Anand si chiama Jyoti. L'ha scritto così il suo nome, su un foglietto di carta. Jyoti dovrebbe significare "fiamma" (Anand ha acceso l'accendino per mostrarmi il significato del nome) o piuttosto "luce" o "stella", a consultare il Dictionnaire sanskrit-français di Gérard Huet, a pagina 213 dell'edizione del 2011. Anand sostiene poi che Jyoti non sia pazza. "È solo una vedova" ha detto. "Suo marito era un soldato, è morto in Kashmir, e le vedove in India sono viste male... lo sai?! Dopo il funerale ha fatto finta di impazzire di dolore per non essere mandata via. Jyoti aveva due figli e la famiglia del marito glieli ha tolti. Le vedove di solito se ne vanno nelle case per le vedove, ma i pazzi ce li teniamo in casa... se non sono pericolosi... Ma lei non è pazza. Io lo so perché ogni tanto le parlo".
Jyoti allora è diversa. Diversa per stato di famiglia e per scelta. Una scelta coatta. Jyoti si lascia deridere, accetta di essere la scema del villaggio. Forse almeno così nessuno la tocca, forse gli sembrerà del tutto infetta. E in questa condizione si lascia andare, afferra le occasioni che passano per la strada mentre si rotola nella polvere, anche se è il caso di un turista distratto, anzi magari è meglio. Qualcuno di passaggio e che non sia legato al suo mondo, che può essere scusato se sbaglia. Lei prenderà gli schiaffi ma sembra che non le importa.
Jyoti per me allora è davvero diversa. Una donna dalla pelle scura che si esprimeva in una lingua sincopata di consonanti retroflesse e aspirate, ma che ora azzera le distanze dei linguaggi imitando i suoni delle bestie. O sono forse i suoni del suo sentire di reietta a somigliare a quelli delle bestie. Bestia eppure bella come la luna, gli occhi come colombe su ruscelli d'acqua, i denti bagnati nel latte.
A Jyoti ormai ci penso di continuo.
E ad Anand non ho fatto alcun discorso sulla fama.
Jyoti allora è diversa. Diversa per stato di famiglia e per scelta. Una scelta coatta. Jyoti si lascia deridere, accetta di essere la scema del villaggio. Forse almeno così nessuno la tocca, forse gli sembrerà del tutto infetta. E in questa condizione si lascia andare, afferra le occasioni che passano per la strada mentre si rotola nella polvere, anche se è il caso di un turista distratto, anzi magari è meglio. Qualcuno di passaggio e che non sia legato al suo mondo, che può essere scusato se sbaglia. Lei prenderà gli schiaffi ma sembra che non le importa.
Jyoti per me allora è davvero diversa. Una donna dalla pelle scura che si esprimeva in una lingua sincopata di consonanti retroflesse e aspirate, ma che ora azzera le distanze dei linguaggi imitando i suoni delle bestie. O sono forse i suoni del suo sentire di reietta a somigliare a quelli delle bestie. Bestia eppure bella come la luna, gli occhi come colombe su ruscelli d'acqua, i denti bagnati nel latte.
A Jyoti ormai ci penso di continuo.
E ad Anand non ho fatto alcun discorso sulla fama.

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