giovedì 23 giugno 2011

Camionstop

Ho dovuto ripensarci, e devo scriverne ancora. Spero sia l'ultima volta almeno. Che presto la foresta - sia quella vera o quella metaforica - mi inghiotta in qualche modo e mi rigeneri.

Sono arrivato a Lonar da Ellora in camionstop. Si usa qui in India, non lo sapevo. Siccome avevo perso l'autobus per Aurangabad, mi hanno detto di chiedere un passaggio ai camion. Così ho scritto su un foglio la mia destinazione, l'ho esposto e ho aspettato sul ciglio della strada che si fermasse il camion giustoÈ passato in fretta, dopo neanche mezz'ora. L'autista mi ha fatto salire e sedere al suo fianco (probabilmente per onorarmi o per onorare il suo veicolo), facendo spostare più in là chi già era seduto. Aveva a bordo altri cinque camionstoppisti, tutti indiani ovviamente, e anche una donna. Mi ha chiesto cento rupie per il passaggio, circa un euro e mezzo. Ci abbiamo messo più o meno quattro ore, con una sosta in un dhaba per un rinfresco. Nel frattempo ho ricevuto due lunghe email da Atene, quasi in contemporanea e una congiura. Le ho lette sul cellulare mentre il camion sobbalzava tra le buche della strada. Lei è incinta, non ha abortito come aveva detto, aveva parlato per rabbia e per dispetto l'ultima volta che ci siamo visti in dicembre. La bambina nascerà per ferragosto. Lei invece, l'altra, mi ha scritto che il test di gravidanza che ha fatto la settimana scorsa è positivo e che vuole tenerlo. In una volta così divento padre per due volte e quasi insieme e da due donne diverse. Due donne con cui non potrò vivere e le prospettive possibili sono già state vagliate, valutate, esaurite. Loro intanto non hanno cambiato opinione,  ogni cosa è identica a prima. E io neanche. Che vivano perciò serenamente le loro gravidanze, accogliendo la scelta di diventare madri senza un compagno. I miei figli li riconoscerò se le madri vorranno, ma con loro - con una di loro escludendo l'altra - non potrò più vivere, e lo sanno.

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