cosa resta di lirico
di illusorio
amorevole
dopo avere asciugato i pantani
drenato via il molle alla palude
e sterminato i ragni e le zanzare e i rospi
i loro schifosi misteri -
la caccia ferocissima
passiva con la tela
l'intrupparsi in colonne aleatorie, vampiriche
la mimesi verderame che si separa da quella delle alghe con un suono corale, croccante, rotto.
cosa resta dell'umidità
che idrata la pelle delle donne adolescenti
ne gonfia i seni
quando le buchi con una cannuccia e le bevi
e i loro figli le hanno fatte esplodere
rigenerandole, sembra.
che cosa resta, che cosa
c'è mai stato
di mio
sulla giostra
e queste parole idiote - insulse in effetti, inutili
senz'altro, gracidanti, pompose
hanno iniziato a scortare le mie gioie
le nausee di tanti girotondi.
mentre guardavo con la coda dell'occhio la bambina seduta sul cavallo bianco, quello con il pennacchio rosso, il più banale di tutte le giostre
quella smorfiosa già tutta programmata
lei che spietata stringeva la mano del papà
per stringerne anche altre equivalenti
senza pensarci
come di un'abitudine
come sono le cose che si fanno.


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