Uno dei miei passatempi favoriti è distruggere le idee degli altri, soprattutto quelle (che sembrano) importanti. Sono ovviamente momenti di nessuna rilevanza macroscopica, ma nel segreto del mio romitorio cranico provo il piacere freddo di una vendetta assoluta, sbaragliante, tanto più crudele e gioiosa quanto più velocemente riesco a fare tabula rasa. "Chi si accontenta gode" dice il saggio o chi per lui.
C'è un problema annoso che lega le teorie politiche alla pratica di governo, legato al fatto che le pratiche di governo implicano in ogni caso una presa di potere. Ogni rivoluzione politica idealistica è fallita per questo motivo, perché la presa di potere implica di necessità un disequilibrio, un "prendere" per l'appunto, cioè un togliere a qualcuno. Con questo non voglio dire che siano o siano stati ingiusti quei movimenti politici che vogliono togliere a chi s'è preso troppo, ma il problema è che si fondano (e sempre si sono fondati e sempre si fonderanno, come ogni cosa umana) su una dinamica sbagliata: quella di togliere invece di dare. Anche quando dà, la politica dà solo a qualcuno: dà alla propria parte, anche quando quella parte pretende di essere democratica se non addirittura ecumenica.
Ma l'egoismo è il contrario dell'amore. L'egoismo, come la politica (come anche la migliore politica) si fonda sul togliere a qualcuno per dare a sé stessi o al proprio gruppo, e in questo senso è il contrario dell'amore, che invece si fonda sul dare.


0 commenti:
Posta un commento