giovedì 25 novembre 2010

Claustrofobia sociale

Il mio rapporto con la madre patria è di tipo orbitale ormai da molti anni.
In passato avrei preferito fosse di tipo iperbolico, veloce rotazione intorno alla massa nazionale e poi allontamento indefinito. Non mi è strato possibile e mi devo accontentare della sospensione circolare.
Mi sono chiesto spesso perché. Perché questa spinta centrifuga, senza essere di quelli che partono a cercare lavori all'estero. Non è mai stato quello il mio motivo.
Il mio motivo è sempre stato un'insofferenza trattenuta e coscienziosa, una rabbia prudente. Non poter stare per mancanza d'aria - e non che l'aria si trovi all'estero, ma all'estero si trovano le condizioni possibili per la respirazione: l'alienazione linguistica, l'estraneità, la relativa diversità che rende gli altri più accondiscendenti e apre per se stessi nuove prospettive di indifferenza.

So d'altra parte di dover fare alcuni conti con le mie radici. Li farò scrivendo, prima o poi. Forse ho già cominciato. Adesso per esempio (prima non era così) so dare una definizione patologica della mia insofferenza: sindrome da claustrofobia sociale acquisita (SICSOAC). Si tratta di crisi di noia acuta e pervasiva che mi assalgono ogni volta che sento parlare di parlamentari intrallazzoni, di studenti in rivolta controllata, di malavita organizzata con relative collusioni nei luoghi del potere, di calciomercato, di gol e di SuperEnalotto, di figa, di feste comandate e tortellini, di vacanze in Sardegna; ogni volta che vedo un avvocato azzimato che inzuppa il cornetto nel cappuccino, che qualcuno accende la tv e compaiono le facce in carriera che invecchiano e muoiono in studio, che un mondiale (vinto) fa la parodia dei moti risorgimentali e appiana i furti garibaldini, che qualcuno mi dice "anni di piombo" (e mi vengono in mente le immagini di Aldo Moro accartocciato come un pulcino morto nella Renault 4 in via Caetani e tutti gli scarafaggi a strofinarsi le zampette intorno) o mi dice "resistenza, lotta" (e penso a quanto erano buone le crescentine fritte delle feste dell'Unità a Bologna e a quanto ci plagiavano a scuola con le vecchie canzoni partigiane, l'antifascismo, il pepponismo frusto mangiapreti). Tante altre cose, troppo lughe a listarle. 

Ogni volta che penso alla mia madre patria mi viene in mente anche un volto, che è la traduzione iconica della mia SICSOAC: il volto di Marcello Mastroianni. L'attore più noioso, più bello, sornione, noioso, dongiovanni, noioso, noioso, noioso che sia mai stato prodotto in Italia.

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