Alle nove di mattina la poliziotta riceve una telefonata. L'esito dell'operazione va chiarito subito davanti al questore, più in là poi ci sarà il processo. Lo sapeva già, sono la procedura e l'iter della legge. Sua sorella comunque dorme ancora, forse dormirà fino a tardi stanca com'era, e sua madre è già sveglia dalle cinque, soffre d'insonnia, già davanti alla televisione a guardare i programmi del mattino, il telegiornale, le previsioni del tempo. Deve rimandare le spiegazioni familiari a più tardi, verso sera forse, e spera che la sua giornata non sarà troppo lunga e burocratica. Non ne ha voglia. Ha preparato il caffè anche per suo marito, che si è alzato anche lui più tardi oggi e si sta rasando. Suo marito veterinario, con un impiego così tanto tranquillo. I suoi migliori clienti sono i baghini e i polli degli allevamenti biologici a terra. Non lavora per gli allevamenti intensivi suo marito, ha scelto così. Per questioni ideologiche e morali sostiene, e il buono è che così da loro si mangia solo carne prodotta con metodi tradizionali. Da qualche mese sta anche lavorando per mettere su una società con degli amici e allevare la mora Romagnola.
Il pick-up indiano di suo marito si chiama Tata, come una balia (finiscono sempre a dirsi cose ridicole del tipo “non prendere la Tata che è sporca di fango” oppure “c'è benzina nella Tata?”), e odora di campagna. È inevitabile. Odora come la camicia di flanella di suo nonno quando tornava dai campi, un misto di polvere e erba, forse sudore anche, ma senza l'afrore che c'è d'estate all'Ufficio Immigrazione quando rinnovano i permessi di soggiorno, e i corridoi rimangono impregnati di quell'odore rancido anche per giorni. Suo marito l'accompagna in Questura con quel pick-up, l'altra macchina è nel garage di casa. Ieri sera è andato lui a riprenderle all'ospedale, di corsa appena saputo dell'incidente. Stava ancora lavorando quando l'ha chiamato e si è precipitato, è arrivato al pronto soccorso con gli scarponcini luridi di fango, del fango dei maiali. È entrato tutto trafelato e le infermiere hanno cominciato a urlare che dove va, che non si può entrare in un ospedale così combinati. Hanno dovuto chiamare la sicurezza per costringerlo a restare fuori. Invece lui si è tolto le scarpe ed è entrato lo stesso, a piedi nudi. Diceva che non c'è nessuna legge né norma igienica che impedisce a uno di entrare a piedi nudi in un pronto soccorso. Meno male che la guardia di sicurezza non si è ostinata a tenerlo fuori. Due processi in famiglia per i fatti di una stessa giornata sarebbero stati troppi.
La collega l'aspetta davanti all'entrata della Questura. Hanno condotto le indagini insieme e perciò saranno ascoltate entrambe. Ma l'altra ha avuto la fortuna di essere rimasta all'eremo ieri, mentre lei accompagnava, cioè seguiva la sospettata a Lutirano, e non sarà processata. Testimonierà però davanti al pubblico ministero e ai giudici, quando sarà il momento.
La collega l'abbraccia e la stringe, le strofina la schiena con il braccio. La bacia su una guancia e dice: “Non ti preoccupare, passerà”. E poi la prende sotto braccio e attraversano l'arco del portone del palazzo della Questura.

Thank you
RispondiEliminamentre leggevo mi si è formata una serie di immagini in testa che hanno cominciato a viaggiare da sole, l'inizio è così familiare, come scrivi e descrivi che ho dovuto leggere due volte per capire se avevi scritto quello che ho visto o qualcos'altro
RispondiEliminanon sapevo che fossi uno sbirro... 8))
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