La gran parte delle informazioni di cui usufruiamo ci sembrano ovvie, se non tanto ovvie da essere ormai scontate e perciò invisibili. Per esempio cresciamo con un'idea eurocentrica della geografia planetaria, dovuta alla struttura grafica delle mappe appese nelle aule delle nostre scuole. E nessuno ce lo dice, e noi non ci pensiamo neanche, che in Cina nelle aule di scuola hanno delle mappe del globo sinocentriche... L'esempio è giocoso, ma non così banale come puo sembrare. La mappa cinese sposta infatti il punto d'osservazione e di conseguneza la visione della geografia del pianeta. Il revisionismo storico deve assolvere alla medesima funzione: di spostare il punto d'osservazione per guardare e vedere le cose da un altro punto di vista, mantenendo sempre il rigore scientifico dei metodi di ricerca storica.Il nodo problematico del revisionismo storico non sta nel decidere chi ha torto e chi ha ragione, dove sono i buoni e dove i cattivi, ma nel mettere in evidenza il fatto che il discorso storico fa parte del discorso politico (e quello politico, a sua volta, di quello sociale in generale: lo Zeitgeist) e che perciò viene trattato dalle forze in campo come strumento e arma di lotta politica. Come si sa, la storia la fanno, o meglio la scrivono, la tramandano e la insegnano i vincitori... Compito del revisionismo storico è, tra le altre cose, restituire la lotta politica alla sua realtà e complessità. Non per amore di verità, perché la verità è comunque un'opinione. La complessità dei fatti e dei motivi che conducono alla lotta, può invece aiutarci a scrivere una storia più consona alle realtà degli esseri umani delle agiografie. Non per altro le istituzioni hanno sempre prediletto le "agiografie", dove con agiografia intendo una storia scritta per esaltare, giustificare e incensare lo status quo, attraverso le date di meeting e battaglie da cui non emergono mai il vero sentire e il vero pensare degli schieramenti. Restano i numeri, i luoghi e i nomi, scompaiono le persone. Anche nelle "storie delle idee".
Un esempio paradigmatico per il suo estremismo, è quello della cosiddetta questione francescana. Per maggiori informazioni a riguardo e bibliografia rimando qui e qui, e vengo al fatto saliente. Nel 1260 il capitolo generale dell'ordine francescano affidò al nuovo ministro generale, Bonaventura da Bagnoregio, il compito di redigere una nuova biografia del santo fondatore, con un corollario: che tale biografia divenisse quella ufficiale e che tutte le precedenti biografie fossero bruciate. La Leggenda Maior del 1266 diventò così il testo definitivo su Francesco d'Assisi e il processo di normalizzazione della "rivoluzione francescana" ebbe termine. A due a due furono mandati dei frati in tutti i conventi dell'ordine in missioni search & destroy: scovare e bruciare TUTTI i manoscritti delle precedenti biografie. Il loro lavoro fu tanto solerte ed efficiente che fino al 1786 il testo della Vita Prima di Tommaso da Celano era sconosciuto, mentre del Tractatus de Miraculis, recuperato nel 1899, si è salvato soltanto un manoscritto. Un successo di "damnatio memoriae" incredibile, anche considerando il potere totalitaristico della Chiesa di Roma in quell'epoca.
La figura di Francesco d'Assisi che per per 600 anni (!!!) dominò l'immaginario dei fedeli - anzi: di tutti! - fu quella inventata da Bonaventura. Bonaventura, in realtà, non aveva inventato qualcosa di nuovo. Aveva limato gli spigoli, riportato il simbolismo al realismo, scelto cosa raccontare - ma soprattutto, per quanto interessa il discorso revisionista, aveva ordinato la cancellazione della memoria collettiva, autentica e contemporanea al santo, anche quella dei suoi primi compagni raccolta dal primo biografo, oppure scritta di loro stesso pugno. Di Francesco d'Assisi non c'era più la vita problematica e complessa di un uomo, come la conosciamo oggi, ma un'agiografia edificante a uso del potere ecclesiastico.

in realtà quella di bonaventura è quella che ha formato il culto che tutt'ora persiste come verità su s francesco, come se già tommaso da celano non fosse già stato a sufficienza influenzato dalle testimonianze dei frati che avevano visto il corpo di francesco e dal Papa, con problema di interpretazione di stigmate e miracoli assieme, basta oscurare una volta la verità e questa non risulterà mai più chiara come in origine...
RispondiEliminahai ragione. sicuramente già tommaso era stato influenzato e poi non bisogna dimenticare che erano altre persone, molto più diverse di quanto si possa pensare, quindi vedevano e soprattutto interpretavano diversamente da quanto faremmo noi. ma a parte questa nota di relativismo, una cosa è l'influenzabilità contestuale di un biografo e un'altra è il progetto volontario di distruzione della memoria autentica, o più autentica, di un santo. i romani la chiamavano "damnatio memoriae" ed è stata applicata a vari imperatori, tra cui caligola, per le sue politiche orientalistiche e "isiache".
RispondiEliminavado ad informarmi su "isiache"
RispondiEliminalo sapevo che non avresti resistito... 8)
RispondiEliminati do qualche altra dritta: lago di nemi, navi di caligola o navi del lago di nemi, tempio di diana... se puoi vuoi foto e biblio/videografia, a discposizzione.