Mi è capitato ieri sera, postando alcune fotografie su un altro blog, di ripensare al motto supremo dei pacifisti contemporanei che sentenzia "guerra alla guerra".
Dal punto di vista logico la frase potrebbe rifarsi alla regola dei segni del prodotto, che però sembra indimostrabile e nel campo delle cose umane lascia comunque ampissimi margini di dubbio: – · – = +, cioè fare guerra alla guerra significa promuovere la pace...
Dal punto di vista simbolico invece si potrebbe far risalire la frase ai mostri apotropaici dell'antichità, o anche a quelli scolpiti sulle cattedrali medievali, fosse sui portali o sui pilastri esterni a mo' di doccioni, incasellandola così in quella tipologia di pensiero magico per cui si può scacciare il male con il male (addomesticato, asservito), a patto che il male amico sia più forte del male nemico.
Battente della cattedrale di Durham. Gorgoyle sulla cattedrale di Notre-Dame a Parigi.
E se in campo matematico ci si può anche attenere a regole estranee alla comune intuitività e confidarvi come in verità segrete e superiori, affrontando il discorso dal punto di vista simbolico non bisognerebbe dimenticarsi di un aforisma di Nietzsche, ben più ponderato del motto pacifista in questione: "Chi lotta con i mostri deve guardarsi dal diventare anche lui un mostro. E se guarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te" (Di là dal bene e dal male, IV.146). Perché per sconfiggere i mostri non basta essere uomini, occorre essere cavalieri, santi o eroi. Gli uomini comuni che invece si ammantano di qualità eroiche senza averne le caratteristiche morali e intellettuali, finiscono inevitabilmente per riproporre sotto altre vesti o con altri nomi o perfino con lo stesso identico nome (guerra alla guerra) ciò che avrebbero voluto combattere e sconfiggere.
Le parole, in casi come questo, confondono le idee.
Le parole, in casi come questo, confondono le idee.



0 commenti:
Posta un commento