Facciamo l'esempio del pollaio pre-industriale, che si capisce intuitivamente. C'è un pollaio con tante belle galline e qualche gallo, ogni tanto i pulcini. Il fattore viene e lo pulisce alla meglio ma regolarmente, ogni sera porta il pappone su cui i polli si avventano come se non ci fosse un domani, si azzuffano, si ingozzano, poi scagazzano dappertutto. Ogni mattina il fattore fa il giro del pollaio e si porta via le uova non fecondate. Una volta alla settimana, di domenica mattina può darsi, il fattore entra nel pollaio e acciuffa un paio di galline grasse, gli torce il collo e se le porta a casa, nessuno sa cosa ci farà mai. Mentre è lì che le insegue, gli altri polli che vedono tutto e capiscono il pericolo scappano via terrorizzati, ma appena conclusa la caccia si riappacificano con se stessi, tornano a becchettare a terra, a prendere il sole o a dormire. Non si dà mai nessuna fuga di galline, a meno che il fattore non abbia dimenticato il cancello aperto, e allora quelle si fanno un giretto fuori, ma poi per cena tornano.
Questa, per esempio, era la banda dei Turiddu...
(Joseph Goebbels, Adolf Hitler, Heinrich Himmler)
... che voleva far diventare il mondo pressappoco così:
(Barbie & Ken)
L'incoerenza estetica si vede a colpo d'occhio. Tutto il resto dovrebbe essere (stato) conseguente.
... che questi due personaggi, che tutti conosciamo bene, siano diventati dei filantropi come questi:
Qui l'estetica aiuta un po' meno, perciò bisognerebbe vedere in effetti che si fa nelle loro fondazioni caritatevoli con i soldi raccolti, occorrerebbe capire fino a che punto quei denari sono o non sono usati come sistema di infiltrazione capitalistica e per aiutare la gente a sopravvivere al fine di creare nuovi mercati di lavoratori e di consumatori, ovvero irradiare l'amore per il sistema capitalistico con conseguente affiliazione ideologica e relativa partecipazione "volontaria" delle masse, come è successo a tutti noi (cioè a loro, ai nonni, perché noi ci siamo nati nel pollaio) a partire dal dopoguerra.
Nella realtà dei polli nessuno si scompone, la morale dei fattori gli insegna che tutti possono ravvedersi, che occorre perdonare... cose per polli, insomma... cose che solo i polli ci credono, perché ai polli gli hanno detto che esistono i fattori buoni e i fattori cattivi, e anche i fattori cattivi che poi diventano buoni, e che i fattori che non diventano buoni muoiono sicuramente, e così sono lì incerti, non ci capiscono più niente, perché a quanto dicono tutti i fattori alla fine sembrano buonini ma a loro continuano a torcergli il collo.
Run chicken, run!





Meno male che non ci siamo nati nel pollaio.Ma mi chiedo:il porcile sara' meglio? Maria
RispondiEliminaNon ci siamo nati?
RispondiEliminaNo. Francamente non mi ci sento una gallina in attesa di essere sgozzata. Può darsi che sono nata in un pollaio, ma il mio fattore mi ha lasciata libera di scorazzare per l'aia e io non mi sono mai chiesta se fosse un buono o cattivo fattore, perché non mi e' mai sembrato che gli importasse trattenermi. Ha così tanti polli,e galline e capre e pecore.Quello che mi sono invece sempre chiesta e':dove vado se me ne vado? Maria
RispondiEliminaoh! ma quella era una parabola, una favola esopica... che sei diventata afasica che ti fermi al senso letterale?
RispondiEliminacomunque non vai da nessuna parte: infatti si chiama "pollaio globale". (ah, potresti andare in bhutan, che vivono come nel medioevo, solo che per preservare il loro medioevo ti fanno pagare un visto di 100$ al giorno, quindi capisci che non ci va quasi nessuno e chi ci va morde e fugge)
Che pretendi che il lunedì mattino il mio cervello sia in piena efficienza? E poi se vado altrove finisce che devo rimpiangere Silvio Berlusconi.Chi lo sa? Maria
RispondiEliminaeh già! chi lascia la strada vecchia per la nuova...
RispondiEliminamolto, ma molto interessante questo post. La metafora del pollaio è originale e si andrebbe a sposare benissimo con quella usata da George Orwell.. Su questo blog ho un parere scritto circa il suo libro "La fattoria degli animali". Ve lo consiglio:
RispondiEliminahttp://www.pasqualemarinelli.com/leggereorme.php?subaction=showcomments&id=1252062158&archive=&start_from=&ucat=5&include_id=102
http://www.pasqualemarinelli.com/leggereorme.php?subaction=showcomments&id=1252062158&archive=&start_from=&ucat=5&include_id=102
RispondiEliminaCiao Annalisa e grazie del commento! Ho letto il tuo post orwelliano e sì, devo dire che lo condivido pienamente. Soprattutto condivido questa frase: "Ci hanno legato a loro, rendendoci soli. (...) Ci hanno tolto l’unione, il coraggio." Questa mi sembra proprio una summa della contemporaneità, almeno della gran parte.
RispondiElimina"Sono libera?
Grazie.
Allora mi prendo la libertà di ammazzarti
Ah non si può.
Allora che libertà è?
Capisco." - Meno male che hai capito! ;)
PS. Anche il mio post è palesemente orwelliano, la metafora originale è sua, con qualche traccia esopica.