Siccome ora mi trovo in Grecia parlo della Grecia, ma solo per quanto riguarda certi fenomeni generalizzabili. La Grecia in questi giorni è il luogo di un nuovo tipo di rivoluzione: la rivoluzione consumistica. Riprendo allora il racconto del pollaio pre-industriale, quello del post precedente, per illustrare lo scenario a cui ci troviamo davanti in forma di parabola o di favola neo-esopica.
Il fattore che alleva i suoi polli sapendo che dal loro benessere dipenderanno la bontà delle sue frittate e del pasto domenicale, cerca di dare a loro tutto il meglio. Fa quello che può, pensa al presente, anche a lui hanno insegnato a scuola che "di doman non c'è certezza" e quindi si comporta di conseguenza. Dà ai suoi polli razioni di pappone super-size, gli fa i trespoli nuovi, mette tra le galline più galli per farli divertire meglio, per i pulcini crea spazi protetti così che crescano grandi e grassi per la sua mensa. Poi un giorno succedere qualcosa. Forse il fattore lo sa cosa succede, ma la "Voce del pollaio" no di certo, perché un giorno dice questo e l'altro quello. I polli non ci capiscono più niente, da un giorno all'altro si vedono il pappone ridotto, anche l'Ikea diventa troppo cara per farsi i nuovi trespoli. Salta il mese di vacanze all'anno a Timbuctù ma anche a Sharm El-Sheikh e non si può più uscire a cena al ristorante almeno quattro volte al mese, prendere gli aperitivi in quei bei bar del centro, i quindici caffè al giorno, le paste, i cappuccini. Le rate dell'Audi nuova chi le paga? E insomma non ci starete davvero dicendo che invece di parassitare negli uffici pubblici qua tocca rimboccarsi le maniche e andare a zappare la terra??? Così quando il fattore arriva con il vitto ridotto e le sue grame notizie, i polli gli saltano addosso, lo vogliono beccare a morte, gli vogliono cavare gli occhi. I polli non capiscono niente ma sono idolatri, sanno subito di chi è la colpa delle loro disgrazie, che chiaramente non è mai la loro. I polli vivono di idoli, innalzano idoli, distruggono gli idoli, sperando così di cavarsela. Insomma, sono i soliti polli.
La situazione greca è parabola di un nuovo tipo di rivoluzione, quella dei consumatori per l'appunto. Una rivoluzione per il surplus detratto. Se la povera Maria Antonietta fosse viva oggi, certo un po' imborghesita, con qualche siringa di botulino intorno agli occhi, invece di offrire brioches al posto del pane magari inviterebbe i suoi ministri a dare al popolo Lamborghini al posto di Mercedes e BMW, ma oggi avrebbe più ragione di allora. La sua derisione sarebbe del tutto appropriata. "Ma come? Vi abbiamo mantenuto per decenni! Vi abbiamo dato facile lavoro, abbondanza di cibo, beni di ogni genere e di lusso, automobili, motociclette, vacanze in pacchetti da nababbi, medicine - vi teniamo in vita ormai fino a 90 anni ma se facciamo un po' di soldi su un vaccino vi indignate... Se vi dispiace così tanto, non vaccinatevi! Vi abbiamo offerto cose che nessuno prima di voi ha mai visto, e tanto meno avuto: aerei, luna park, computer, il cinema, la TV, l'iPod... Vi abbiamo fatto studiare perché foste un po' più utili alla produzione, vi abbiamo ripulito dalla terra, vi vestiamo con una certa cura. Ma tutte queste cose e questi privilegi non vi appartengono. Voi le potete usare, potete usufruirne, ma sono roba nostra! A noi il merito, a noi i maggiori vantaggi. E quando ci sono problemi - perché così va il mondo... sapete cari, il mondo ha una struttura dinamica e le cose cambiano, a volte vacche grasse a volte magre... ma dicevo che quando ci sono problemi a tirare la cinghia dovrete essere voi, che non avete meriti, che siete i parassiti e i servi della nostra società dei consumi."
Cry chicken, cry...


Che vuoi dimostrare con questo scritto, che bisogna stare zitti e accontentarsi o subire o che le rivoluzioni popolari non servono a niente? Karl Marx
RispondiEliminaAh, non cerco di dimostrare niente, casomai di mostrare l'evidenza: che polli e fattori condividono ampi spazi di complicità.
RispondiEliminaPer quanto riguarda il discorso delle rivoluzioni, è troppo lungo. Magari ci tornerò su in futuro.