domenica 25 aprile 2010

Fondati sul lavoro?

Ricordo che verso la fine del liceo, ma credo già in terza media a uso di quelli che non avrebbero continuato a studiare, ci imbonivano periodicamente con l'importanza e le difficoltà del mondo del lavoro, con l'articolo primo della Costituzione: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro" - ricordo che della Costituzione non riuscivo a fare mio nemmeno questo primo articolo, e non lo capirei neanche oggi se gli sviluppi sociali non l'avessero esplicitato con chiarezza. "Fondata sul lavoro", che può voler dire mi chiedevo? "Fondata sul lavoro", non sarà mica una parafrasi eufemistica del buon vecchio Arbeit macht frei? Certo il lavoro! Non so se qualcuno l'ha già fatto, però bisognerebbe scriverla una Storia del lavoro dalla cacciata dal Paradiso al capitalismo globale. Io almeno vorrei leggerla.

Oggi il mondo del lavoro è diventato il mercato del lavoro, piccolo slittamento semantico, forse ai più passato inosservato, che però ci spiega tante cose sulle intenzioni implicite dei padri costituenti. Mercato del lavoro... mercato del lavoro... io, è vero, sono un facinoroso, sono un maldicente, ma non so perché mi vengono in mente i mercati degli schiavi del passato. Non erano anche quelli in fondo mercati del lavoro? Le parole usate, anche se non ce ne accorgiamo, svelano e rivelano molto di quello che invece ci piacerebbe tenere nascosto.

Vi lascio, cari ominidi sapienti opinanti, con un compitino a casa. Leggetevi e commentatevi questo articolo, facendo particolare attenzione alla frase: "Le performance individuali sono legate al proprio capitale umano - intelligenza, carisma, eccetera - e capitale sociale, ovvero il valore delle relazioni rilevanti per il proprio percorso professionale. Le seconde, spesso sono più importanti". Traccia: come si è evoluto il concetto cattolico-umanistico di centralità della persona sotto la spinta delle rivoluzioni capitalistiche borghesi? Prestare attenzione alle espressioni "capitale umano" e "capitale sociale". Letture consigliate, anche se datate: Guy Debord, La società dello spettacolo; Jean-François Lyotard, La condizione postmoderna.

20 commenti:

  1. ... sfondata (e sfondati) sul ( e dal) lavoro ... ! Roberto

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  2. AFFONDATA E SENZA LAVORO,PERO',CON UN PO' DI FANTASIA E FEDE IN SE' STESSI,GLI ITALIANA POTREBBERO VIVERE LA VITA CHE VORREBBERO.DUBITO..... Francesca

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  3. apprezzo molto che anche tu abbia notato lo slittamento semantico mondo/mercato... e anch'io vorrei leggere quel libro sulla storia del lavoro. Ci sarebbe un sacco da dire sul tema che lanci, ma purtroppo -e non lo dico per provocazione- io lavoratrice autonoma eppure schiava devo tornare a lavorare...
    Aggiungo però solo una nota: a noi, a scuola, qualcosa della costituzione ce lo insegnavano... oggi?
    A quanto pare nemmeno i parlamentari sanno citare il primo dei suoi articoli per intero.
    E mi collego anche alla faccenda del nucleare: come mai abbiamo studiato che il referendum esprime il volere dei cittadini ed oggi ci ritroviamo con contratti per centrali che non abbiamo voluto? Come mai abbiamo votato per la Repubblica -e siamo, forse almeno a parole, ancora repubblica mentre il nostro no sul nucleare viene ignorato da tutti, a partire dalla stampa, dal presidente della suddetta Repubblica ecc. ecc.? Cosa abbiamo votato? O abbiamo tutti disimparato? Giuliana

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  4. da ragazza mi arrabbiavo quando mi dicevano che "noi non contiamo niente" ,da adulta ne ho preso atto.Sai qual'è la cosa più triste? che i ragazzi,io ne ho due ,23 e 18 anni,questo lo hanno capito prima di me.Forse è meglio. Francesca

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  5. Mi pregio di citarvi un tardo Carmelo Bene: "La democrazia è demagogia nella definizione di Hobbes. Come nelle competizioni elettorali di Lewis Carroll, arrivare primi o ultimi è la stessa cosa. Il tema è solo uno, la poltrona. Votare questo o quello è del tutto indifferente. La gente, beata, crede d'aver messo una croce su questo o quello, ma la croce si mette solo su se stessi, sulla garanzia che nulla accada e nulla si modifichi. Nelle aristocrazie il principe non si fa eleggere, è lui che elegge il suo popolo. In democrazia il popolo è bastonato su mandato del popolo. È la pratica certosina dell' auto inganno. Si dice che il trenta per cento sia astensionismo. Nego, tutto è astensionismo. Sono comunque voti sprecati. Vanno a scongiurare che qualcosa accada, consegnando il voto a inetti. È lo zelo negligente delle masse. Nel loro ignoto lo fanno apposta a eleggere governi impossibili dalle maggioranze molto risicate." Forse oggigiorno, finite le ideologie e le balle, si stanno solo diradando le nebbie.

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  6. E' come dire che la nostra repubblica e' fondata su una promessa, su un'illusione
    o, nella migliore delle ipotesi,su una minaccia, su un obbligo. Ma come gli e' venuto in mente ai nostri costituzionalisti di scrivere una cosa del genere? E' un concetto che non significa assolutamente nulla ma che all'assemblea costituente rese felici i comunisti,scusate ma me la immagino così la scena,che per questo misero contentino ideologico furono esponenzialmente molto più indulgenti a lasciare passare in tantissimi altri articoli concetti che non appartenevano di certo alla loro morale ideologica. Si perché non e' che allora il mondo era diverso: io faccio passare questa legge a te, tu fai passare queste leggi a me....Oggi il lodo Alfano ieri il lodo Fanfani. Maria

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  7. Ah ma allora non sono l'unico ad avere qualche problema a "fondarsi sul lavoro" - fondiamo un partito! Mettiamo come programma il ritorno allo stato paradisiaco, tutti nudi, cacciamo, ci accoppiamo come viene... Sìììììììììììììì....

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  8. Gian Maria quello che ho scritto e' esattamente ciò che penso.Ma in un italiano orripilante.Stavo ancora dormendo,ed ho la brutta abitudine di non rileggere mai. Certo noi non potevamo fare come gli americani che hanno fondato il loro paese sulla libertà e il benessere, o come i francesi che lo hanno fondato sui diritti dell'uomo o gli olandesi sull'uguaglianza. No, noi no: sul lavoro. Maria

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  9. [a proposito di Bene] ben detto nessuno dovrebbe andare a votare forse qualcosa cambia ............................... Iride

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  10. non mi piace questo ragionamento: è come dire visto che non mi fanno parlare mi taglio la lingua. Giuliana

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  11. non esattamente. il non voto è come lo sciopero, se fatto in massa ha un peso rivoluzionario. solo che la gente sciopera solo se gli levano i soldi e va a votare solo per avere più soldi o meno tasse o più diritti (sempre e solo diritti, chiaramente), ergo ogni lotta politica è vanificata da principio. i mezzi di lotta non mancano, manca la volontà e l'intelligenza. se tutte le pecore si rifiutassero di obbedire al pastore, il pastore sarebbe un cacciatore e dovrebbe farsi il culo a beccarle. ma non succede così...

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  12. sono pienamente d'accordo, ma un conto è dire "organizziamoci", e un conto è dire "tanto è inutile"... Giuliana

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  13. in realtà questo discorso è politicamente piuttosto borderline. possiamo anche dire cento e mille volte "organizziamoci", come è stato fatto, come viene anche fatto, poi però succede un piccolo miracolo infernale, che quando si va a maneggiare il potere - chi più chi meno, per carità - ci si sporcano le mani e gli interessi non sono più di tutti ma di alcuni. il che è anche giusto, visto che le persone hanno idee diverse, perseguono ambizioni diverse. ma quello che non dovrebbe esserci, che è poi il vero bene COMUNE, è l'affossamento degli altri o del futuro per interessi di parte o contingenti, momentanei. l'esempio delle centrali nucleari che ti facevi è calzante. oppure prendi quello che sta succedendo e che continuerà a succedere in occidente a causa del mercato mondiale DEREGOLAMENTATO. io ho una teoria, non particolarmente intelligente e piuttosto comprovata, che ogni organismo (fisico, politico, sociale, culturale, ecc.) contenga in sè le ragioni della propria fine. potremo chiamarla teoria del radicale libero metafisico. così insomma, organizziamoci pure, viviamo, lottiamo per sopravvivere, ma tanto è tutto inutile perché la natura della cose è corrompersi e morire.

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  14. se i nostri ragionamenti, la nostra vita, le nostre azioni fossero costantemente frenate dalla consapevolezza dell'entropia delle cose non vivremmo più, non agiremmo più. Ma lo facciamo comunque. Tutto è caduco, o piuttosto ciclico. Sta a noi dare la svolta nella spirale di ogni giro. Giuliana

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  15. infatti qui sta la differenza tra l'ascetico e il mondano. e comunque c'è anche un ulteriore ribellione, estremissima rispetto a quelle finora prospettate, che è smettere di procreare, ribellarsi alla natura delle cose. potrebbe essere un modo di stanare dio, se davvero siamo così importanti, se siamo le pietre angolari della creazione non starà mica lì a lasciarci estinguere solo per il gusto di fare il prezioso, oppure potrebbe essere soltanto un modo di finirsi con dio che sta lì a guardarci come un branco di idioti babbuini suicidi, ma almeno sarebbe qualcosa. sarebbe un'azione, sarebbe una rivolta, cazzo, una cosa seria, non la solita buffonata de noantri per vedere a chi tocca comandare. il resto, dare il giro alla ruota come dici tu, non è altro ce questo: un altro giro di ruota (come intitola un libro di terzani che non ho letto).

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  16. deve essere una spirale, GMT, non una ruota, sennò si fa solo la vita dei criceti. Giuliana

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  17. Una spirale! Ben detto!! Ma è un'ipotesi... (come Dio, d'altra parte)

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  18. condivido ....tutta la frasa è sgangherata! Pier Paolo

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  19. «Siamo impegnati in un gioco in cui non possiamo vincere. Alcuni fallimenti sono migliori di altri, questo è tutto.» (1984 - George Orwell) Maria

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  20. di stì tempi a me me pare sempre più sfondata!!! Anna Maria

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