il grande conflitto che si scatenò in me non fu dovuto all’appartenenza religiosa
voglio dire che non riguardava il fatto se avessero ragione loro oppure noi
se il nostro Dio fosse più vero e più giusto del loro
questo dilemma non si poneva
ma certo è che gli insegnamenti della *** ribaltavano i principi ascetici francescani negando quelle mortificazioni corporali che noi frati invece perseguiamo
almeno nell’ideale
quelle mortificazioni erano ricondotte senza mezzi termini nell’ambito delle moralizzazioni che imponiamo alla natura delle cose
segnate perciò come esperienze inutili
fatica e sofferenza inefficaci
era una posizione che sconvolgeva i miei principi
non ti nascondo che all’inizio ho temuto di essermi imbattuto in qualche culto diabolico davvero minaccioso
perché la *** riduceva qualsiasi manifestazione impulso volontà e pensiero a un’unica radice
al desiderio
capisci che il nemico di sempre diventava così l’essenza stessa del mondo
era una rottura drammatica
quei nuovi insegnamenti che non riuscivo più a lasciare
mi raccontavano che la creazione
l’intera creazione
altro non è che un immane desiderio
un gigantesco strumento di ricezione
un vuoto il cui unico scopo è di essere colmato dalla luce divina
che è in effetti piacere e soddisfazione
che tutto l’universo con ogni creatura contenuta
non è altro che una forma del desiderio
la molteplicità degli universi non è contemplata no
a meno che non si intenda che la molteplicità dei desideri sia una molteplicità di mondi
il desiderio di chi
questa domanda non è pertinente
ma perché è una domanda che può essere posta solamente da una creatura particolare
finita
limitata
mentre la creazione fa parte della stessa natura di dio
e il desiderio nella prospettiva di dio
se così posso esprimermi
non è una carenza ma una condizione
uno stato dell’essere che è così perché deve essere così ed è giusto che sia così
punto
non manca niente
dio stesso non prova desideri
le creature
imbevute della sua natura ma in modo parzialissimo
invece sì che hanno desideri e di continuo
è la prospettiva a cambiare
voglio dire che la creazione non è il desiderio di qualcuno
la creazione è il desiderio stesso
punto e basta
il desiderio è la forma della creazione e per quanto ci riguarda tra forma e sostanza non c’è alcuna distanza
coincidono
per quanto ci riguarda la creazione è dio
o meglio è la percezione di dio in sua assenza
ma insomma le due sono tutt’uno
è inutile fare sofismi
non dico di avere comprato l’illuminazione in saldo
ti ripeto
ho dubitato a lungo di avere intrapreso un cammino di peccato e di corruzione
e però sentivo che erano piuttosto i miei pregiudizi a parlare
tutti gli insegnamenti ricevuti dal seminario alla culla
il mio cuore sentiva invece di conoscere cose veritiere
cose che al solo udirle diventavano realtà manifeste
è tanto occulto eppure è così ovvio che in ogni momento di ogni giorno delle nostre vite non perseguiamo altro che la soddisfazione dei nostri desideri
che siamo di continuo all’inseguimento del benessere
quel benessere la *** lo chiama luce o piacere
e chiama dolore l’assenza del piacere
non una forza ulteriore
non un demone ma una lacuna
una mancanza
quell’incapacità di ricevere la luce divina che invece è irradiata di continuo
quell’incapacità che è frustrazione dei nostri desideri
lineare
non c’è bisogno di chiamare in causa il maligno
anche se qualcuno sosterrebbe che è proprio in tale semplicità che si annida il maligno
nel ritenere cioè che satana non esiste affatto
ma non ti pare una perversione inconciliabile con la benevolenza di dio
e poi che fine farebbe il monoteismo
era la prima volta in vita mia che sentivo di conoscere veramente
e capivo che tutti gli arrangiamenti che erano stato fatti in duemila anni di teologia cristiana per conciliare l’unicità benevola di dio con la presenza del male nel mondo
quelle che si chiamano teodicee
avevano utilizzato degli strumenti ermeneutici imprecisi
per ignoranza e un po’ anche credo con malizia
perché dire che il male del mondo non è una forza esterna alla natura di dio ma un’incapacità delle nostre percezioni implica delle responsabilità individuali che minano il potere delle strutture preposte alla salvezza alle fondamenta
responsabilizzare gli individui
dire loro che possono vedersela con dio personalmente
è una cosa impensabile per le istituzioni religiose
cesserebbero di esistere
e poi la maggior parte dei fedeli si sentirebbe abbandonata
perché il gregge è gregge e non può farsi pastore di se stesso
sì lo capisco che da creature bisognose e finite è difficile comprendere la benevolenza di dio
che per il dolore molti sprofondano nella sfiducia e nell’ateismo
lo so preferirebbero che dio stesse lì per assecondare ogni loro capriccio
o per salvarli dai pericoli che non hanno saputo prevenire
solo così lo chiamerebbero buono
quando facesse come pare a loro
come se fosse il loro servitore
dimenticano che i servi invece siamo noi
non capiscono
non possono capire
che il dolore in questo universo è l’unica modalità di apprendimento
di vera crescita
quando qualcosa manca e la si deve cercare
e che è il dolore originario
ciò che manca alla creazione intendo
cioè la percezione di dio
cioè la percezione di dio
che implica la predazione degli uomini sugli uomini
dolore che genera dolore
ho capito che è per questo che mi era sempre piaciuta la definizione del papa come servo dei servi di dio
perché è una definizione perfetta di come dovrebbe essere l’ordine del mondo

E' vero si che il gregge è gregge e non può farsi pastore di se stesso. Maria
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