Mi rendo conto, e mi è stato rimproverato, che scrivere su un blog dei "racconti" a puntate è snaturare il concetto di blog. I blog sono fatti per delle scritture brevi, quasi aforismatiche, per delle notizie da sbocconcellare on the way to work, e non si può pretendere tanta fedeltà da un lettorologo, che uno vada a spulciare tra le puntate precedenti per capirci qualcosa o ritorni per leggersi quelle successive - e quando poi? quando gli pare all'autore? Certo che esistono i reader, però insomma mica siamo nel 1800, quando gli emigrati anglosassoni aspettavano ansiosi sulle banchine del porto di Baltimora gli arrivi dei bastimenti transoceanici, per leggersi i romanzi di Dickens pubblicati a puntate sul settimanale All the Year Round. I blog personali però sono così, un po' anarchici, come i diari, e in un diario in fondo uno ci mette quello che vuole, parla come gli pare.
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[monologus theologicus phrasticus*]
la compassione ecco
da quando che ho deciso di oppormi ai lumi dell’evoluzionismo e alla sua giustezza
quindi di rinnegare ogni competizione tra gli uomini di intelletto
in quelle mille loro carriere per cui si scannano
quei furti e quelle frodi che di continuo si compiono l’un l’altro
le more angolari della creazione
vittime di una lotta di potere cosmica
che basterebbe poco sai
basterebbe capirlo
perché la soluzione è semplice
ma quasi invisibile
per l’accumulo ormai quasi eterno dell’abitudine a prevaricarsi
come le bestie
eppure basterebbe quel poco
perché è davvero facile
basterebbe ricordarsi che io
proprio io
proprio questo me stesso
morirò
e che è deciso da sempre
che questo corpo che ripulisco e curo sarà ossidato dai vermi
sarà corroso come un ferro dalla ruggine della putrefazione
la mia vita
il mio marcire
quella grandiosa dissacrazione delle mie forme e delle architetture del mio corpo
e proprio questa carne che considero me stesso
che è simbolo e vessillo della mia scadenza
e condanna
la carne per cui mi do così pena
che sazio di piaceri e di dolori
anche di dolori purtroppo
che insomma questa carne tanto voluttuosa e sensibile non è proprio me stesso
e che in fondo quello che penso e voglio non sono proprio io
perché sono formato di insegnamenti e ho ricevuto una dote familiare di attitudini ai comportamenti oltre che di sembianze
cose che mi fanno credere di essere proprio io stesso quello che invece non è che un involucro
una mascherata
un camuffamento dei meglio riusciti
che copre un'altra maschera
che è solo una in una serie senza fine
la carne
il sentire
il pensare – sono
involucri
lo trovi banale
è banale
ma se ti cerchi là in mezzo tra i cromosomi e le idee non so se riuscirai a trovarti
se uno durante la vita imparasse a morire
non si lamenterebbe di continuo
e non farebbe astrologie ogni giorno per contornarsi di cose
di totem
di feticci
di migliorie posticce
e per cercare affermazioni di potere
e non si perderebbe nella sciocchezza delle garanzie di vita per se stesso
e per i propri figli solamente
disprezzando le vite degli altri
umiliando nel suo cuore le relazioni d’amore degli altri
farebbe tesoro delle proprie miserie e poi magari aiuterebbe gli altri a liberarsi dal peso delle loro
invece ci scordiamo di essere dei corpi a scadenza
viviamo imperturbati e crudeli
e questo è il nostro guaio
tu hai seguito la volpe
credi ci sia qualcosa di magico nel fatto che una volpe ti ha portato da me
c’è del magico
ma stai pur certo che quella bestiola di te non ne sa niente
ha una tana qui vicino alla grotta
la vedrai passare ancora se ti fermi qualche giorno e non ci troverai più niente di speciale
uscirà
andrà a caccia
tornerà
è questo che fa la volpe
non è che ti aspettava o che le ho detto di portarti da me
io non sapevo neanche che esistessi
non ti aspettavo
la magia casomai è da un’altra parte
dico nel fatto che le cose succedono e che succedano così e non altrimenti
mi segui
che sembrano avere quasi un ordine e una finalità e non regna il caos
cioè che l’arbitrio sia tenuto insieme e ognuno trovi poi un suo senso in quei rammendi che lo cuciono agli eventi
che il senso della vita sia un rammendo è buffo no
è dissacratorio vero
sì è un’espressione che piacerebbe a tanti idioti smaliziati
che quel rammendo si formi
che le cose siano cucite insieme insomma
e che in quello
proprio e solo in quello che ti si cuce addosso tu possa trovare il tuo senso
e non viene uno prima dell’altro
la cucitura e il senso della tua vita dico
ma si presentano insieme sotto braccio come la gallina e il suo uovo
questo si che è magico
è fantastico
ma tu in tutto questo dove sei
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* La versificazione di questo testo è soltanto visiva, cioè una struttura apparente. L’andare a capo vale qui soltanto come indicazione per una scansione recitativa.
[monologus theologicus phrasticus*]
la compassione ecco
da quando che ho deciso di oppormi ai lumi dell’evoluzionismo e alla sua giustezza
quindi di rinnegare ogni competizione tra gli uomini di intelletto
in quelle mille loro carriere per cui si scannano
quei furti e quelle frodi che di continuo si compiono l’un l’altro
le more angolari della creazione
vittime di una lotta di potere cosmica
che basterebbe poco sai
basterebbe capirlo
perché la soluzione è semplice
ma quasi invisibile
per l’accumulo ormai quasi eterno dell’abitudine a prevaricarsi
come le bestie
eppure basterebbe quel poco
perché è davvero facile
basterebbe ricordarsi che io
proprio io
proprio questo me stesso
morirò
e che è deciso da sempre
che questo corpo che ripulisco e curo sarà ossidato dai vermi
sarà corroso come un ferro dalla ruggine della putrefazione
la mia vita
il mio marcire
quella grandiosa dissacrazione delle mie forme e delle architetture del mio corpo
e proprio questa carne che considero me stesso
che è simbolo e vessillo della mia scadenza
e condanna
la carne per cui mi do così pena
che sazio di piaceri e di dolori
anche di dolori purtroppo
che insomma questa carne tanto voluttuosa e sensibile non è proprio me stesso
e che in fondo quello che penso e voglio non sono proprio io
perché sono formato di insegnamenti e ho ricevuto una dote familiare di attitudini ai comportamenti oltre che di sembianze
cose che mi fanno credere di essere proprio io stesso quello che invece non è che un involucro
una mascherata
un camuffamento dei meglio riusciti
che copre un'altra maschera
che è solo una in una serie senza fine
la carne
il sentire
il pensare – sono
involucri
lo trovi banale
è banale
ma se ti cerchi là in mezzo tra i cromosomi e le idee non so se riuscirai a trovarti
se uno durante la vita imparasse a morire
non si lamenterebbe di continuo
e non farebbe astrologie ogni giorno per contornarsi di cose
di totem
di feticci
di migliorie posticce
e per cercare affermazioni di potere
e non si perderebbe nella sciocchezza delle garanzie di vita per se stesso
e per i propri figli solamente
disprezzando le vite degli altri
umiliando nel suo cuore le relazioni d’amore degli altri
farebbe tesoro delle proprie miserie e poi magari aiuterebbe gli altri a liberarsi dal peso delle loro
invece ci scordiamo di essere dei corpi a scadenza
viviamo imperturbati e crudeli
e questo è il nostro guaio
tu hai seguito la volpe
credi ci sia qualcosa di magico nel fatto che una volpe ti ha portato da me
c’è del magico
ma stai pur certo che quella bestiola di te non ne sa niente
ha una tana qui vicino alla grotta
la vedrai passare ancora se ti fermi qualche giorno e non ci troverai più niente di speciale
uscirà
andrà a caccia
tornerà
è questo che fa la volpe
non è che ti aspettava o che le ho detto di portarti da me
io non sapevo neanche che esistessi
non ti aspettavo
la magia casomai è da un’altra parte
dico nel fatto che le cose succedono e che succedano così e non altrimenti
mi segui
che sembrano avere quasi un ordine e una finalità e non regna il caos
cioè che l’arbitrio sia tenuto insieme e ognuno trovi poi un suo senso in quei rammendi che lo cuciono agli eventi
che il senso della vita sia un rammendo è buffo no
è dissacratorio vero
sì è un’espressione che piacerebbe a tanti idioti smaliziati
che quel rammendo si formi
che le cose siano cucite insieme insomma
e che in quello
proprio e solo in quello che ti si cuce addosso tu possa trovare il tuo senso
e non viene uno prima dell’altro
la cucitura e il senso della tua vita dico
ma si presentano insieme sotto braccio come la gallina e il suo uovo
questo si che è magico
è fantastico
ma tu in tutto questo dove sei
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* La versificazione di questo testo è soltanto visiva, cioè una struttura apparente. L’andare a capo vale qui soltanto come indicazione per una scansione recitativa.

Salve a me.
RispondiEliminaUno specchio e tu vedi cosa non è; e lo scrivere è cadenza, cadenza è cercare, cercare è essere trovati anche nella piena assenza che si racconta e tu non sai perché.
E un saluto.