La legge del karma, in soldoni da Blogger, sostiene che si raccoglierà nelle prossime incarnazioni in vita ciò che si è seminato in questa. Secondo l'induismo è una legge di ferro cui nulla sfugge, neanche il più minuto gesto. Ma è anche una legge di questo mondo (loro non accetterebbero questa limitazione, siccome tendono a materializzare lo spirituale), che si preoccupa di far tornare i conti delle nostre azioni - pensieri, desideri e intenzioni non sono contemplati dalla legge del karma, in quanto appartengono ai mondi spirituali superiori di cui quaggiù si percepiscono soltanto gli ultimi riflessi.
Tutto quanto ci riguarda, e ciò di cui possiamo e dobbiamo preoccuparci quaggiù, sono le nostre azioni. Potremmo anche desiderare di fare fuori mezzo mondo, ma se non lo facciamo, secondo la legge e secondo il karma, non siamo imputabili di nulla; potremmo anche avere l'intenzione di stuprare qualcuno en passant, ma se quando stiamo per metterci in moto interviene qualcosa a fermarci, nessuno lo saprà né potrà giudicarci. Per il karma e per la legge abbiamo le mani pulite.
Il punto della legge karmica è che se abbiamo fatto del male o arrecato sofferenze, quel male e quelle sofferenze ci torneranno indietro in qualche modo, e se non in questa vita nelle prossime e fino a far tornare i conti.
Durante l'ultimo viaggio in India, ho sofferto molto per l'inquinamento. La regione dell'Uttar Pradesh da New Delhi a Varanasi è particolarmente sporca, il Gange è fetido, ma anche gli altri principali centri urbani sono ormai invivibili e ne soffrono tutti, soprattutto gli indiani. Parlavo con loro e in tanti si lamentavano dell'inquinamento atmosferico, non per moda neo-apocalittica, che se ne fregano, ma per l'effettiva sofferenza indotta da quanto li circonda: emissioni di idrocarburi del tutto deregolate, scarichi industriali tangentati nei corsi d'acqua, un'infinità di auto e motoveicoli che si muovono da mattina a notte senza curarsi dei decibel di inquinamento acustico, e tanta gente che butta tutto a terra e dove capita, dentro casa, per la strada, nel fiume, gli animali e le persone che cacano e pisciano dove capita, anche se alle deiezioni sparpagliate loro ci sono abituati e non si scompongono. E mi sono chiesto quali colpe mai abbia commesso quel popolo, peraltro così disciplinato, per trovarsi sommerso da tanta sporcizia.
[A prima vista potrebbe sembrare ironico definire gli indiani disciplinati, ma a ben guardare dietro le loro tante anarchie - comportamenti che noi possiamo ritenere anarchici - sono disciplinati davvero. Una per tutte, un po' sommariamente: è legge da qualche tempo in India di non fumare nei locali pubblici e nessuno osa accendersi nemmeno un bidi.]
Personalmente non credo nel cassandrismo ambientalista degli ultimi decenni. I dati sono pochi e troppo limitati nel tempo, e la scienza ha ormai il vizio di pontificare come un tempo, appunto prima della vittoria copernicana, pontificavano i pontefici tolemaici. Saranno cambiati gli argomenti e forse penseremo di avere più ragione noi di quanta non ne avessero loro, ma l'atteggiamento mentale è proprio lo stesso: nell'anno 1000 di cultura biblica si aspettava l'apocalisse biblica; nell'intorno statistico dell'anno scientifico 2000 si trema per l'apocalisse ambientale.
Ma se l'India che ha inventato la legge del karma si ritrova già soffocata in questi primi anni del terzo millennio da scarichi e rifiuti, quale mai saranno le sue colpe? O forse la parabola indiana ci suggerisce che come le colpe dei padri ricadono sui figli, almeno così è scritto, così le colpe dei cattivi vicini possono ricadere su di noi moltiplicate se non gli opponiamo resistenza? E l'India, esausta da sovrappopolazione e povertà, non oppone alcuna resistenza al consumismo vetero-capitalista.
Può darsi allora che la legge del karma vada aggiornata ai tempi in cui viviamo. Dire che ognuno paga (o più raramente incassa) il prezzo delle proprie azioni non è più sufficiente: è ora di riconoscere che siamo un po' tutti collegati e dipendenti gli uni dagli altri e che le proprie azioni vengono quotate nella borsa del karma e influiscono poi sull'economia vitale di tutti. E lo sapevano persino gli alchimisti, scienziati imberbi, che omne omne est: che tutto è (in) tutto.
