[di cosa tratta l'etichetta, strutture della santità]
La santità che entra in questo mondo deve fare i conti con le sue strutture di potere. Strutture di selezione sociale, più che altro, cioè di selezione naturale, né più né meno.
Un santo, per fare braccia nel mondo, è costretto a modellarsi secondo le esigenze e le aspettative del suo pubblico di riferimento. Non può aspettarsi che avvenga il contrario. Altrimenti non resta che un asceta, un anacoreta(, un ginnosofista). Oggigiorno, per esempio, non è pensabile una predicazione come quella di san Francesco: la predicazione di oggi viaggia in internet, non per le piazze dei paesi.
Il santo deve avere grandi qualità manageriali, se vuole far attecchire la sua setta e diffondere il proprio messaggio. Lo stesso Gesù non riuscì in nulla, rispetto a quello che poté san Paolo...
Il santo è tenuto a relazionarsi con i potentati del suo tempo. Francesco d’Assisi mise il suo ordine sotto la protezione papale, e specificamente del cardinale Ugolino, vescovo di Ostia e Velletri, poi papa Gregorio IX. Tanto che nel 1218 questi prese possesso, a nome della Santa Chiesa, di tutti i conventi francescani. Questa abile mossa decretò il successo dell'ordine, il quale evitò così di essere confuso con i tanti movimenti spirituali e pauperistici che in quegli anni minacciavano l'autorità della Chiesa. Confusione che sarebbe stata esiziale.
Lo stesso Gregorio IX poi, nel 1234 strutturò l'Inquisizione in forma di tribunale. E dopo pochi anni i francescani divennero i più ferventi giudici degli eretici, degli eresiarchi, dei maghi e delle streghe, e divennero uomini di lettere, insegnanti universitari. Cose entrambe che avranno fatto rigirare Francesco nella tomba chissà quante volte, lui che voleva la pace tra gli uomini e la semplicità intellettuale. Ma tale fu il pizzo esatto dal potere per la sua protezione.
Il cabalista con cui ho studiato in Israele, si è trovato a fare altri compromessi, non meno pericolosi, anche se le conseguenze delle sue scelte a tutt'ora non sono pienamente espresse. E però si intravedono.
Per agevolare la diffusione del suo messaggio, si è reso conto a un certo punto di doversi avvalere dei moderni mezzi di comunicazione, e di internet anzitutto. Ha deciso allora di mettere il suo gruppo sotto la protezione finanziaria di alcuni magnati russi - russi solo perché lui è russo - e così facendo ha cominciato a uscire dal sottobosco dei rabbini sapienti che popolano le viuzze ortodosse di Bnei Brak e di Gerusalemme: adesso ha un website multilingue, un blog, due centri di studio in Israele e vari gruppi affiliati nel mondo, un programma tv online, un giornale tradotto in varie lingue, una casa editrice che pubblica i suoi libri, ecc. Ha ottenuto molto. Come san Francesco, del resto. Ma quale sarà il frutto delle sue scelte? Per ora lo si vede andare in giro compitamente in giacca e cravatta, non più in palandrana e zucchetto. Cosa faranno di tutto ciò i suoi allievi, lo si vedrà nel futuro prossimo.
Non c'è da sbagliarsi. Francesco d'Assisi era il figlio di un ricco mercante e apprese dal padre il mestiere. Il mio cabalista, prima della vocazione, gestiva uno studio odontotecnico di successo. San Paolo era un fabbricatore di tende (Atti degli Apostoli 18, 2-3). Tutti sono stati imprenditori.
Caravaggio, Vocazione di San Matteo (1598-1601).


E’ così che va il mondo. L’Adorazione dei Magi non esisterebbe se al Botticelli non l’avesse commissionata un riccone amico dei Medici. Keplero non avrebbe formulato la sua teoria delle armonie musicali senza Rodolfo d’Asburgo. Persino l’Eureka di Archimede fu reso possibile grazie a Gerone di Siracusa. Mecenate tramite Virgilio promosse la deificazione di Ottaviano Augusto, e che ne sarebbe stato del rinascimento italiano se Lorenzo de’ Medici non ne avesse promosso la magnificenza?
RispondiEliminaCome hai ragione! Ma, sai, finché si tratta dell'arte o della scienza...
RispondiEliminaCerte personalità naïf come la mia, credono invece che le cose sante siano superiori al denaro, cioè possano farne a meno - per poi trovarsi invece la realtà sbattuta in faccia, in vari modi.