venerdì 23 ottobre 2009

Desiderio e linguaggio


[Livre d'heures: divertissement linguistique-spirituel.]

Sarà capitato a ognuno, immagino e mi auguro, di avere scritto a un certo punto della propria vita una pagina e di averla poi riletta a distanza di qualche anno, rimanendo sorpreso: ma come era possibile, ci si sarà chiesti, che già pensassi allora queste cose? La risposta è a un tempo banale e (quindi) profondissima.

I linguaggi sono strutture in continua evoluzione che riguardano delle collettività e di conseguenza evolvono a ritmi collettivi piuttosto lenti. Questo vuol dire che nel corso di una vita non ci si troverà a fare i conti con novità linguistiche sconvolgenti, a parte qualcosina del gergo e a parte congiunture sociali particolari quali l’omologazione televisiva o colonizzazioni culturali che determinino violenti cambiamenti nell’amministrazione della vita quotidiana.

Gli individui invece partecipano a drastici e continui rinnovamenti del proprio sentire, dovuti ai cambiamenti del proprio modo di desiderare: crescendo, vivendo, non si desidera mai come si è già desiderato (questo è almeno ciò che ci si auspica). I desideri infatti sono tenuti a crescere per consentirci sempre nuove insoddisfazioni e aprirci così a sempre nuove esperienze. I desideri sono contenitori vuoti che aspettano di essere riempiti.

Quando perciò si scrive una pagina per dare voce a un pensiero o per raccontare un’esperienza di se stessi, si usano quelle parole che si ritengono adatte all’espressione. Dopo qualche anno, quelle medesime parole inalterate nel sistema linguistico di riferimento, saranno però d'uso diversissimo nel proprio lessico e nella propria grammatica interiori, perché saranno nuovi il modo di desiderare e il modo di relazionarsi con gli oggetti desiderati. Ma con che parole si esprimeranno i nuovi desideri? Con le stesse del passato, perché altre non ce ne sono – anche le parole, in questo senso, sono contenitori vuoti che aspettano di essere riempiti di senso, come strumenti muti che attendono una mano che li accordi e li suoni. E il senso conferito alle parole, pur con ampie zone d'interferenza che ci consentono di comunicare tra di noi, è soggettivo e dipende esclusivamente dallo sviluppo interiore personale, cioè da quanto e da come si sa desiderare.

I pensieri, che pure sono una categoria di desideri, si articoleranno di conseguenza. Quanto più affinato sarà il modo di desiderare, tanto più raffinati saranno i pensieri: nuovi significati che andranno a riempire i medesimi strumenti linguistici. [In questo senso non stupisce che il discepolo di una via spirituale debba confrontarsi, per l'intero arco della propria vita, con il medesimo testo sacro: il testo in senso fisico sarà immutabile, ma i desideri sempre diversi dello studente lo condurranno a sempre nuove comprensioni delle stesse frasi, e così il testo in senso spirituale sarà sempre diverso.]
C'è però anche da dire che se un supporto linguistico opportuno non sarà in grado di rendere manifesti comme-il-faut i nostri pensieri, e perciò i nostri desideri, entrambi, desideri e pensieri, rischieranno di restare in uno stato di inespressione amorfa o di espressione teratologica, come un impasto magari anche di ottimo sapore a cui un fornaio non abbia saputo dare forma di pasticcini.

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