domenica 5 luglio 2009

Canto del cartellino (tiuuu tiurutiuuu cip tic)


[15.26.47] Silvia: e ti diletti a fare il poeta?
[15.27.15] Gian Maria: macché poeta! mi diletto a dare fastidio, come al solito. i poeti, se ce ne fossero, sono ben altra cosa...
[15.27.49] Silvia: sì certo... ma non potevo dirtelo così... mi sembrava poco carino
Questo canto normalmente l'avrei cassato, se avessi cercato di scrivere qualcosa di bello, pur continuando a non ritenermi un poeta. Anzi, a dire il vero ho un certo orrore della parola "poeta"... sarà il ricordo di Eumolpo nel Satyricon... sarà che da un punto di vista zoo-sociologico i poeti non capisco come mai non siano ancora in estinzione... sarà poi che mi sento come quei bambini, che quando si sono messi in bocca un po' di cacca gli viene una gran voglia di tirarla tutto intorno e non riesco a capire che cosa renda tre parole messe in fila belle o brutte, e dire "i gusti" non mi risolve niente... sarà che le anime belle mi sembrano surreali nel contesto di questa dimensione... sarà che avevo visto la carogna di un cane e puzzava ed era tutta gonfia e il suo pelo era disperso a ciocche, la pelle rosa piena di crepe e macchie, e ho pensato che doveva essere bellissima, che non lo capivo ma doveva essere una cosa bellissima e buonissima se altri animali se ne possono nutrire, se solo fossi stato in grado di accettare le cose senza giudizi di valore aggiunti, senza le mie opinioni, che poi di mio non hanno proprio niente... sarà che ho ripensato alla carogna di Baudelaire ma alla mia anima non avevo nulla da chiedere, niente da dire... la mia anima poi? che cazzo! la mia anima? cazzo! Avrei voluto leccare la carogna ma non ce l'ho fatta. Puzzava troppo, ho avuto paura, non sono ancora forte abbastanza per cose di questo tipo. Sono molto lontano, anzi, dall'averne la forza. La morte, quando è schietta e non cucinata, non riesco ancora a mettermela in bocca. Così ho scritto questo "canto".


Ha timbrato
il cartellino.

E il resto del canto è pleonastico.

    [Un collega troppo allegro e paffutello
    che la seguiva di un passo
    le ha sospirato quasi tra i capelli: “Le ferie s’avvicinano di un giorno”.
    Lei ha pensato: “E la pensione anche”.
    Poi si è girata e non gli ha parlato, allontanandosi già di malumore.
    E quello guarda il filo delle mutande bianche
    che sbuca appena da un jeans un po’ basso
    e sogna certe pose invereconde di un video porno
    scaricato online gratis.
    Natiche a forma di cuore
    in un mattino gris e sostenuto.

– Uffa, ma che brutti versi! Spero me li perdonino le committenti, le belle signore della fonte ridente... Con tanto che sembravano così convinte di affidarmi questo grattacapo...  Oddio, ma eccole, sono all’entrata del ministero! Qui anche loro? Forse mi hanno seguito...  Signore! Ma buongiorno, care signore! Come state? Mi fa piacere. Io? Sì, grazie, bene...  bene. Come dite? Volete che continui? Ma proprio questo canto? Ma perché, mi sembra così... Oh! Certo che no, non voglio mettere in discussione il vostro buon senso. Ci mancherebbe. D’accordo allora, come volete, andrò avanti. Però non garantisco... sì, sì, va bene, non dico nient’altro. Arrivederci.
(Tra sé.) Che brutta cosa la vecchiaia, come si diventa...

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Il suo pensiero erotico risale da una bestialità violenta
preumana
recondito di saliva e denti acuminati ancora sporchi dell’ultimo corpo masticato
e quell’odore di putrefazione della carne che risale la canna esofagea
mentre già desidera altra carne.
Carne e carne e di nuovo altra carne.

Chi erano gli animali che lo hanno nutrito? Come hanno vissuto? Cosa facevano quando sono morti? e poco prima? Da chi erano nati, nella gentile sicurezza di un utero o di uovo? – Che illusione, Dio mio, così crudele! (Tra sé. Stai continuando con un tono troppo enfatico...) Sapete, anche le bestie hanno caratteri e madri.
E ognuno di loro, come è stato ucciso? Questo almeno i predatori autentici lo sanno.
E prendono senza chiedere, brutali, senza paura
senza curarsi delle conseguenze.
Ma questo pollo anonimo, chi era? creatura nata per diventare alimento (Tra sé, con fastidio. Un pollo anonimo? ma per Dio! cosa volevi che avesse la carta d’identità?)
di cui sono rimaste le ossa e un po’ di pelle
nell’immondizia del suo appartamento
per una notte
e stamattina poi nemmeno quelle.
Si nutre di carogne, corpi morti – le paga
come fossero cose raffinate e quasi non prova interresse per la carcassa in cui lui stesso è infilato, macchina di carne che consuma carne.
E lui, come morirà?
Non se lo domanda. Lo sbranerà un orso di montagna?
Se lo succhieranno vermi? O sarà il vento a rimetterlo in circolazione
cenere e polvere? (Una banalità dietro l’altra... Signori, chiedo venia, lo sentivo che non è giornata. Potete anche evitare di andare avanti.)

Così lei riceve: I despise this world of rotten minds. – Pensa così lei a volte, in inglese, come ci fosse un’anima seconda.
Gente che diventa feroce, che diventa spietata, che si fa senza scrupoli
per un posto di lavoro fosse anche temporaneo,
parodie oscene degli avvoltoi sui resti dei banchetti
dei leoni, delle iene, degli sciacalli
epigoni grotteschi di quanto resta della lotta di selezione naturale per questa specie grassa, in questa società degli spettacoli 
ubi sola pecunia regnat. [è inevitabile che ci sia anche del latino nel suo cv]
Mentre la responsabilità e l’intelligenza che quel dio
testa di legno si prova di insegnarci da millenni
sono di nuovo svampite. Ci basta un posticino di lavoro per tralasciare
come noia
cosa che non ci appartiene
il resto dell’umanità, quei loro problemi che noi ormai abbiamo risolto – sono così patetici,
neanche più persone, forse soltanto categorie del fastidio.
Dimentichiamo chi scompare tra i boschi, tranne magari per farne un film di quest’anno, se si annusa l’affare, oppure per scriverci un articoletto, un libro, così per farci qualche spicciolo guadagno.
Ignoriamo chi si sta disfando ripiegato in due su un marciapiede
calzature che trascorrono
chi umilia l’arroganza del soffio vitale
per venderci dieci fazzoletti o spazzolare il parabrezza ai semafori. Sennò davanti a una pompa di benzina, per riempirci il serbatoio di imbrogli. 
E dalle nostre micragnose certezze li disprezziamo come persone di una lega più scadente. Se la saranno cercata... chi gliel’ha detto di andar via da casa loro... 
Provano a darci una rosa, che una volta era il fiore dei poeti, la fresca rosa aulentissima e la mistica rosa del roman
because a rose is a rose is a rose
is only a goddamn rose
unico fiore, forse insieme alle viole, degno del fu canto aulico. E da noi oggi? mamma mia, che rottura quelle rose che ogni sera vogliono rifilarci al ristorante... Le rose, che si sono fatte carico di alleviare quelle vite di povertà e di angustie 
non con i guadagni ma con l’esempio
che li consolano con timidezza: durerà solo un giorno. Tutto è appena accaduto e già è passato.
E quello stronzo che mi parla delle ferie... digging up the dirt...

– Ma quello stronzo, fosse stato interpellato, avrebbe detto la sua. Intanto: cosa c’entra tutto questo con la mia battuta? Se ti ho infastidita, mi scuso, non era mia intenzione farlo. E poi: dell’arroganza di chi ritiene l’elemosina dovuta e ti fa sentire in colpa, che mi dici? e della criminalità impunità di chi li sfrutta a mendicare? 
– E lei probabilmente avrebbe risposto che non si deve mai dimenticare quanto conti la fortuna nella vita. Prima, anzi, bisognerebbe capirlo. Per il talento, la famiglia, le occasioni.


Io non so come le siano venuti dei simili pensieri così presto,
non aveva ancora preso il caffè.
Gli uffici erano ancora mezzo vuoti
sapete alle 8 e 30 a Roma per i ministeriali è ancora l’alba – il suo ufficio ha una finestra esterna sul grande parcheggio a spina di pesce e il Tevere è lì, non lontano. In un mondo meno spurio lo vedrebbe.
Vai a sapere cosa aveva sognato...

Dopo qualche minuto
ha scritto un sms al fidanzato:
Ti ricordi com’erano belle le cicogne che emigravano a Nuweiba?]

3 commenti:

  1. Mi immergo nelle tue frasi non senza fatica, ma con piacere. Stasera leggo questo tuo post densissimo di pensieri e mi viene in mente Schopenauer. Non so, forse questo tuo parlare di carogne mi fa venire in mente la sua illuminazione nel definirci nient'altro che sarcofaghi viventi. Ho letto i tuoi commenti alle mie pagine e ti ringrazio. Mi fa piacere che un po' di questo sanguaccio toscano scorra pure nelle tue vene. Tornerò presto.

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  2. Grazie per essere passata! Io, vedi, trovo raramente - piuttosto raramente - delle scritture che mi entusiasmano. Trovarne in rete poi, è quasi una rivelazione. Tant'è che mi hai fatto venire un'idea e magari nei prossimi giorni la metto in opera. E te ne farò senz'altro partecipe.
    I miei commenti alle tue pagine erano davvero sinceri, per quello che può valere il mio modesto opinato!(Solo che se anche una che scrive come te fatica a leggermi, mi sa che devo fare una seria revisione del mio espressionario... sigh, sob e quant'altro... - questa storia dei canti della burocrazia è comunque una sperimentazione scemo-seria per cui ancora non trovato una forma appropriata.)

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  3. La nudità delle tue parole e sconvolgente.Riesci a descrivere situazioni con un modo molto realistico.Alcune volte sei molto crudo e libero.Libero perchè mostri un coraggio, tale ad affrontare situazioni che penso costruiscono i mostri di molta gente.La cruda realtà spaventa cosi tanto che non penso che la gente ama analizzare.La menzogna e meno indolore e ti fa vivere in una pace apparente.Mi piace questo tuo modo di scrivere.

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