Il giorno stesso in cui ho scritto il post precedente, una conversazione occasionale di scienze cognitive mi ha fatto pensare di scrivere questa postilla.
Che cosa è il corpo, cioè a che cosa serve? Forse sembrerà una domanda banale. Una di quelle domande così banali che di solito non si pongono neanche. "Ma serve a vivere!" si dirà, che domanda... E una domanda che non coincide con quelle di base della medicina: come si può curare il corpo, cioè come funziona?
A che cosa serve il corpo, allora? Questa domanda implica un unico pregiudizio, quello utilitaristico (da non confondersi con quello finalistico), che cioè quello che esiste serva a qualcosa.
La medicina spiega che tra il corpo e il mondo esterno esiste tutto un sistema di recettori sensoriali che ci mette in comunicazione con l'ambiente in cui viviamo. Tale sistema è fondamentale: ci consente di sapere dove siamo e con che cosa stiamo entrando in relazione. Le conseguenze sono di importanza decisiva e saltano agli occhi. Gli impulsi raccolti dai recettori sono poi trasmessi al cervello che li elabora e ci informa sul da farsi. Non intendo fare una lectio medica e qui mi fermo.
Voglio però mettere in risalto due aspetti del discorso.
1. I recettori sensoriali funzionano come delle antenne, ricevono un impulso esterno e lo trasmettono al sistema decodificatore, il cervello, attraverso il sistema nervoso. Il cervello ci restituisce poi l'immagine "reale" codificata nel segnale elettrico ricevuto.
2. Quel "ci", ultimo referente del sistema esteriorità-recettori-sistema nervoso-cervello-io, è una pietra di scandalo: il "ci" si identifica con il cervello o con l'io? Ovvero, il cervello e l'io coincidono?
Non esporrò qui la mia opinione di hso in quanto vana, ma quella cabalistica che ho provato ad apprendere durante il mio soggiorno in Israele.
Cabalà (o Qabbalah, Kabbalah e chi più ne ha più ne metta) significa "ricevuta", con il valore di conoscenza tramandata e perciò ricevuta. La Cabalà però, che ha un punto di vista finalistico e un approccio utilitarista, si pone come obiettivo quello di insegnare alle persone a ricevere. A ricevere cosa? A ricevere Dio, il quale si identifica con la Natura. Natura non solo fisica, ma Natura del tutto. La Cabalà considera infatti l'intera creazione, e quindi noi homini opinanti che ci stiamo dentro, come un'entità ricevente. Tutto ciò che avviene nel mondo è manifestazione di qualcosa che è stato ricevuto, e il caso dei recettori sensoriali è autoevidente.
Ma cosa succede con quelle esperienze che non provengono, o sembrano non provenire, da fonti materiali esterne? Come dobbiamo porci in relazione, per esempio, ai sentimenti e ai pensieri, cioè alla gran parte delle nostre fonti di conoscenza?
Se uno riesce a fare un po' di chiaro in quello che gli succede, si accorgerà di non essere affatto padrone dei propri sentimenti né dei propri pensieri, nè tantomeno dei propri desideri e delle proprie intenzioni. I sentimenti si sviluppano per cause varie, dai cicli ormonali alle consuetudini affettive e dalle appartenze identitarie a quelle familiari. I pensieri invece "ci vengono". Nessuno decide mai di avere un pensiero: il pensiero arriva da solo, poi eventualmente si può provare a svilupparlo ed elaborarlo in base alle nostre capacità (anch'esse ricevute!) e alle conoscenze già acquisite.
Il sistema è complesso e trae in inganno, ma quando lo si riduce alle componenti essenziali o ai casi limite, anomali quindi insoliti e quindi portatori di un significato altrimenti nascosto dall'abitudine, diventa un po' più chiaro. [Wittgenstein scrisse: "Se sai che qui c'è una mano, allora ti concediamo tutto il resto", Della certezza 1.]
Il cervello dunque, in quanto parte del corpo e non organo super partes, pur con le sue illustri specificità, altro non sarebbe che un componente del sistema ricevente corpo. Il quale infatti è un mirabile arnese che consente alle anime di fare l'esperienza di Dio, cioè della Natura. Esperienza totale e parziale a un tempo: totale perché comprendente ogni aspetto di ciò che ci è dato conoscere, parziale perché c'è tanto che non conosceremo mai, sia dal punto di vista sensoriale sia da quello spirituale.
È un momento di grande stupore quello in cui si comprende che ciò che consideriamo noi stessi, il corpo ma anche le nostre qualità, i sentimenti, i pensieri, i desideri, non sono cose nostre ma ricevute. E mette un po' a disagio pensarsi come delle grandi antenne. Ma se la scissione tra se stessi e il proprio corpo può essere a un certo accettabile, quella tra se stessi e le proprie facoltà conoscitive lo è assai meno.
Ricevo quindi sono e viceversa.

non sono sicura se sono d'accordo...non riceviamo solo... perche la trasformazione alla "lingua" del cervello/corpo e un processo creativo..al quale il genoma gioca un ruolo importantissimo... communque...penso che abbia fatto un buon lavoro;) e credo che parla delle cose piu importanti al questo discorso... complimenti!!!!!
RispondiEliminanon saprei risponderti forse se scendiamo nei dettagli, ma il genoma è forse una delle prime cose che non ci appartengono, cioè che non decidiamo noi in nessuno dei suoi aspetti e sulla quale non abbiamo alcuna influenza...
RispondiEliminawow, sempre le riflessioni banali del tipo:stasera cosa cucino? Cmq è un dilemma non da poco e certi aspetti trattati sono a dir poco inquietanti, se anaizzati con questa logica delle cause/effetti...saremmo,perdona il paragone , poco più di un'insalata mista assortita dal fato,nulla o ben poco più di questo? Mmmmmm...avrò da pensare,a proposito:grazie di questo imput ricevuto!
RispondiEliminaqui c'è qualche info fisiologica da parte di silvia !!!! ehehehhe
RispondiEliminasaluti
ori.
Amettere che le cose che pensi non sono tue ma ricevute,non e una cosa facile,significa perdere il controllo (secondo la gente),situazione che mette in difficoltà e imbarazzo allora meglio non pensarlo a tale punto di ignorare completamente questo non controllo.Non penso che e una questione facile da spiegare,togliere questa capacita dalla gente di controllare la loro vita e come un disorientamento(perdono la bussola).questo rende tutto problematico perche neanche possono lasciare tutto cosi ......aspettiamo che qualcosa succede tanto non possiamo controllare niente.......
RispondiEliminaargou
A certi argomenti si può solo accennare. Cercare di convincere è inutile e lesivo delle libertà individuali... http://vallejo.ural.net/1984/show.php?013
RispondiEliminaPillola rossa o pillola blu?