martedì 23 giugno 2009

Ricevere: postilla a "Il sogno del principe di Sansevero"

Il giorno stesso in cui ho scritto il post precedente, una conversazione occasionale di scienze cognitive mi ha fatto pensare di scrivere questa postilla.

Che cosa è il corpo, cioè a che cosa serve? Forse sembrerà una domanda banale. Una di quelle domande così banali che di solito non si pongono neanche. "Ma serve a vivere!" si dirà, che domanda... E una domanda che non coincide con quelle di base della medicina: come si può curare il corpo, cioè come funziona?
A che cosa serve il corpo, allora? Questa domanda implica un unico pregiudizio, quello utilitaristico (da non confondersi con quello finalistico), che cioè quello che esiste serva a qualcosa.

La medicina spiega che tra il corpo e il mondo esterno esiste tutto un sistema di recettori sensoriali che ci mette in comunicazione con l'ambiente in cui viviamo. Tale sistema è fondamentale: ci consente di sapere dove siamo e con che cosa stiamo entrando in relazione. Le conseguenze sono di importanza decisiva e saltano agli occhi. Gli impulsi raccolti dai recettori sono poi trasmessi al cervello che li elabora e ci informa sul da farsi. Non intendo fare una lectio medica e qui mi fermo.

Voglio però mettere in risalto due aspetti del discorso.
1. I recettori sensoriali funzionano come delle antenne, ricevono un impulso esterno e lo trasmettono al sistema decodificatore, il cervello, attraverso il sistema nervoso. Il cervello ci restituisce poi l'immagine "reale" codificata nel segnale elettrico ricevuto.
2. Quel "ci", ultimo referente del sistema esteriorità-recettori-sistema nervoso-cervello-io, è una pietra di scandalo: il "ci" si identifica con il cervello o con l'io? Ovvero, il cervello e l'io coincidono?
Non esporrò qui la mia opinione di hso in quanto vana, ma quella cabalistica che ho provato ad apprendere durante il mio soggiorno in Israele.

Cabalà (o Qabbalah, Kabbalah e chi più ne ha più ne metta) significa "ricevuta", con il valore di conoscenza tramandata e perciò ricevuta. La Cabalà però, che ha un punto di vista finalistico e un approccio utilitarista, si pone come obiettivo quello di insegnare alle persone a ricevere. A ricevere cosa? A ricevere Dio, il quale si identifica con la Natura. Natura non solo fisica, ma Natura del tutto. La Cabalà considera infatti l'intera creazione, e quindi noi homini opinanti che ci stiamo dentro, come un'entità ricevente. Tutto ciò che avviene nel mondo è manifestazione di qualcosa che è stato ricevuto, e il caso dei recettori sensoriali è autoevidente.
Ma cosa succede con quelle esperienze che non provengono, o sembrano non provenire, da fonti materiali esterne? Come dobbiamo porci in relazione, per esempio, ai sentimenti e ai pensieri, cioè alla gran parte delle nostre fonti di conoscenza?

Se uno riesce a fare un po' di chiaro in quello che gli succede, si accorgerà di non essere affatto padrone dei propri sentimenti né dei propri pensieri, nè tantomeno dei propri desideri e delle proprie intenzioni. I sentimenti si sviluppano per cause varie, dai cicli ormonali alle consuetudini affettive e dalle appartenze identitarie a quelle familiari. I pensieri invece "ci vengono". Nessuno decide mai di avere un pensiero: il pensiero arriva da solo, poi eventualmente si può provare a svilupparlo ed elaborarlo in base alle nostre capacità (anch'esse ricevute!) e alle conoscenze già acquisite.
Il sistema è complesso e trae in inganno, ma quando lo si riduce alle componenti essenziali o ai casi limite, anomali quindi insoliti e quindi portatori di un significato altrimenti nascosto dall'abitudine, diventa un po' più chiaro. [Wittgenstein scrisse: "Se sai che qui c'è una mano, allora ti concediamo tutto il resto", Della certezza 1.]

Il cervello dunque, in quanto parte del corpo e non organo super partes, pur con le sue illustri specificità, altro non sarebbe che un componente del sistema ricevente corpo. Il quale infatti è un mirabile arnese che consente alle anime di fare l'esperienza di Dio, cioè della Natura. Esperienza totale e parziale a un tempo: totale perché comprendente ogni aspetto di ciò che ci è dato conoscere, parziale perché c'è tanto che non conosceremo mai, sia dal punto di vista sensoriale sia da quello spirituale.

È un momento di grande stupore quello in cui si comprende che ciò che consideriamo noi stessi, il corpo ma anche le nostre qualità, i sentimenti, i pensieri, i desideri, non sono cose nostre ma ricevute. E mette un po' a disagio pensarsi come delle grandi antenne. Ma se la scissione tra se stessi e il proprio corpo può essere a un certo accettabile, quella tra se stessi e le proprie facoltà conoscitive lo è assai meno.

Ricevo quindi sono e viceversa.

6 commenti:

  1. non sono sicura se sono d'accordo...non riceviamo solo... perche la trasformazione alla "lingua" del cervello/corpo e un processo creativo..al quale il genoma gioca un ruolo importantissimo... communque...penso che abbia fatto un buon lavoro;) e credo che parla delle cose piu importanti al questo discorso... complimenti!!!!!

    RispondiElimina
  2. non saprei risponderti forse se scendiamo nei dettagli, ma il genoma è forse una delle prime cose che non ci appartengono, cioè che non decidiamo noi in nessuno dei suoi aspetti e sulla quale non abbiamo alcuna influenza...

    RispondiElimina
  3. wow, sempre le riflessioni banali del tipo:stasera cosa cucino? Cmq è un dilemma non da poco e certi aspetti trattati sono a dir poco inquietanti, se anaizzati con questa logica delle cause/effetti...saremmo,perdona il paragone , poco più di un'insalata mista assortita dal fato,nulla o ben poco più di questo? Mmmmmm...avrò da pensare,a proposito:grazie di questo imput ricevuto!

    RispondiElimina
  4. qui c'è qualche info fisiologica da parte di silvia !!!! ehehehhe
    saluti
    ori.

    RispondiElimina
  5. Amettere che le cose che pensi non sono tue ma ricevute,non e una cosa facile,significa perdere il controllo (secondo la gente),situazione che mette in difficoltà e imbarazzo allora meglio non pensarlo a tale punto di ignorare completamente questo non controllo.Non penso che e una questione facile da spiegare,togliere questa capacita dalla gente di controllare la loro vita e come un disorientamento(perdono la bussola).questo rende tutto problematico perche neanche possono lasciare tutto cosi ......aspettiamo che qualcosa succede tanto non possiamo controllare niente.......
    argou

    RispondiElimina
  6. A certi argomenti si può solo accennare. Cercare di convincere è inutile e lesivo delle libertà individuali... http://vallejo.ural.net/1984/show.php?013
    Pillola rossa o pillola blu?

    RispondiElimina