Carta.
Carta intestata, carta bianca, i biglietti da visita, i post-it gialli appiccicosetti e il porta memo per gli appunti volanti
di foglietti quadrati colorati – pervinca, rosa, verdolino, beige
il tagliacarte, le buste bianche e le buste intestate
con su il logo ministeriale in opportuna anastasi
poi il fermacarte, il portapenne, le penne, una matita, gli evidenziatori.
E un temperino e una gomma Staedtler, la migliore.
Cucitrice a pinza e levapunti ci sono. C’è il perforatore a due buchi.
Fermagli e graffette, elastici, puntine. Del nastro adesivo trasparente.
Il video, la tastiera, il mouse e il mouse-pad, la torre del computer sotto il tavolo. La stampante ink-jet a colori a mano sinistra.
I cassetti necessari a gamba destra, le vaschette portacorrispondenza a mano destra.
Dentro a quei bei cassetti di legno compensato una forbice
l’impugnatura di plastica rossa trasparente
un taglierino
il filo della lama come rasoio tagliente
scatolette di cartone con i punti della cucitrice, l’inchiostro di ricambio per la stampante, un USB flash drive per il back-up dei documenti
involucro ineffabile di ore di lavoro protocollate
il correttore fluido con pennello, buste a sacco di plastica con lato a foratura universale, adatte a ogni raccoglitore sul mercato. E finalmente i timbri.
I magnifici gendarmi del (suo) debemus e del (suo) volumus. I timbri. Gli spietati alfieri del (suo) non possumus.
il Nulla Osta
il Visto Si Liquidi
il Segreteria Generale
quello del Segretario con logo ministeriale stilizzato
il datario
Per Copia Conforme
Correzione D’Ufficio
chiaramente la vaschetta dell’inchiostro.
Ogni timbro una decisione, un’azione da intraprendersi, una richiesta, una contraffazione. Ogni cosa conforme all’art. 6, comma 1, del d.l. 30 luglio 1999, n. 300 – ho detto contraffare? È vero, ma non c’è da preoccuparsi. A volte è necessario sbianchettare, rimettere i timbri. Solo per sistemare le cose al loro posto, però. Anche se non ci vogliono stare.
Da ultimo il re della collezione, manico eburno e intarsio a figurine di menadi danzanti, spettinate femmine furiose, segni del suo potere d’ufficio. Il timbro dell’IMPRIMATUR... Ma questo è già il suo sogno. Quel grande onore in questi tempi purtroppo non è dato: la scelta delle giuste scritture. E il mondo andrebbe altrimenti.
Ecco la sedia anatomica girevole! La scrivania è pronta.
La grandiosa piazza d’armi su cui si raccoglie l’esercito della (sua) cancelleria in ordine, vigoroso, pronto.
Scrivi, stampa, spilla, timbra, copia, incolla, invio.
Rullano i tamburini: si comincia.
Carta intestata, carta bianca, i biglietti da visita, i post-it gialli appiccicosetti e il porta memo per gli appunti volanti
di foglietti quadrati colorati – pervinca, rosa, verdolino, beige
il tagliacarte, le buste bianche e le buste intestate
con su il logo ministeriale in opportuna anastasi
poi il fermacarte, il portapenne, le penne, una matita, gli evidenziatori.
E un temperino e una gomma Staedtler, la migliore.
Cucitrice a pinza e levapunti ci sono. C’è il perforatore a due buchi.
Fermagli e graffette, elastici, puntine. Del nastro adesivo trasparente.
Il video, la tastiera, il mouse e il mouse-pad, la torre del computer sotto il tavolo. La stampante ink-jet a colori a mano sinistra.
I cassetti necessari a gamba destra, le vaschette portacorrispondenza a mano destra.
Dentro a quei bei cassetti di legno compensato una forbice
l’impugnatura di plastica rossa trasparente
un taglierino
il filo della lama come rasoio tagliente
scatolette di cartone con i punti della cucitrice, l’inchiostro di ricambio per la stampante, un USB flash drive per il back-up dei documenti
involucro ineffabile di ore di lavoro protocollate
il correttore fluido con pennello, buste a sacco di plastica con lato a foratura universale, adatte a ogni raccoglitore sul mercato. E finalmente i timbri.
I magnifici gendarmi del (suo) debemus e del (suo) volumus. I timbri. Gli spietati alfieri del (suo) non possumus.
il Nulla Osta
il Visto Si Liquidi
il Segreteria Generale
quello del Segretario con logo ministeriale stilizzato
il datario
Per Copia Conforme
Correzione D’Ufficio
chiaramente la vaschetta dell’inchiostro.
Ogni timbro una decisione, un’azione da intraprendersi, una richiesta, una contraffazione. Ogni cosa conforme all’art. 6, comma 1, del d.l. 30 luglio 1999, n. 300 – ho detto contraffare? È vero, ma non c’è da preoccuparsi. A volte è necessario sbianchettare, rimettere i timbri. Solo per sistemare le cose al loro posto, però. Anche se non ci vogliono stare.
Da ultimo il re della collezione, manico eburno e intarsio a figurine di menadi danzanti, spettinate femmine furiose, segni del suo potere d’ufficio. Il timbro dell’IMPRIMATUR... Ma questo è già il suo sogno. Quel grande onore in questi tempi purtroppo non è dato: la scelta delle giuste scritture. E il mondo andrebbe altrimenti.
Ecco la sedia anatomica girevole! La scrivania è pronta.
La grandiosa piazza d’armi su cui si raccoglie l’esercito della (sua) cancelleria in ordine, vigoroso, pronto.
Scrivi, stampa, spilla, timbra, copia, incolla, invio.
Rullano i tamburini: si comincia.

Ola, que pasa...finalmente uno scritto leggero,divertente e non polemico. Me gusta
RispondiEliminaCara mammina
ohi dico!La mia l'ho appena abbandonata in uno mix di stati d'animo tra sfinimento, gioia e sensi di colpa(non voglio spingermi oltre nelle spiegazioni):ti pare carino che apra un articolo che mi sembra un recentissimo deja vu?
RispondiEliminaNon offenderti se nmon lo termino:l'ansia che mi dà è davvero troppa...
Miry
Bene! L'ansia è indice di qualcosa che non va. Dovresti pensarci... Comunque non è un articolo, è una poesia, anche se un po' atipica e anche se il layout del blog l'ha riorganizzata un po' a cazzi suoi. E poi è solo l'inizio: la scrivania è il simbolo del potere più elementare, il primo mattone di una struttura burocratica dagli sviluppi angoscianti. Altroché ansia da scrivania... Vedrai... Sembra quasi una minaccia... :)
RispondiEliminaEh, suona familiare...
RispondiEliminaBTW, ti ho "rubato" l'idea del contatore visite... Anche la pelle....
Toda'!!!
Ohi,ho dimenticato di firmare il mio post... Sorry!
RispondiEliminaMa adesso ho capito come postare con il mio profilo... Sof, sof....
Sì, certo, famigliare. E' dalle famiglie che bisogna ripartire! Sai, sono in campagna elettorale... Scemenze a parte, l'idea è proprio di partire dalla banalità e ascendere in forma spiroidale fino ai campi elisi. Un cono di burocrazia esistenziale in bilico sul limitare di una scrivania qualunque. :)
RispondiEliminadopo il canto della scrivania...mi fai venir voglia di scrivere il canto della babbiotecaria...ma non sono brava quanto te! Comunque, quel canto è anche un po' il mio!!!! Nel leggerlo è stato quasi come liberarsi da un incubo antico!
RispondiElimina...in bicicletta?....come ti invidio!!!
non so se sei eydos che è tornata nell'anonimato (...) o la vera e unica babbiotecaria, in entrambi i casi hai ragione, il progetto è anche catartico: il tentativo di poetizzare la burocrazia mi sembra l'unico modo per difendermi dai burocrati e dagli abusi di un potere micragnoso. ma è anche un tentativo di innalzare la burocrazia a scienza fondamentale dell'universo, toglierla dai suoi ghetti di frustrazioni e cartacce, ricollocare il povero impiegato (sia un co.co.co o il direttore generale) al centro dell'universo e dei suoi funzionamenti. da un lato c'è qualcosa di profondamente tolemaico in questo, forse ci farà sentire meglio; dall'altro c'è però anche la sensazione di un predatore in gabbia, che anche se gli hanno dipinto la foresta sul muro della gabbia lo sa bene che è sempre in gabbia - e la foresta è infatti a uso del pubblico degli zoo piuttosto.
RispondiEliminaNo, no, non sono tornata nell'anonimato...
RispondiEliminaE' la vera e unica bibliotecaria che ti ha scritto...
Rivoluzione tolemaica? Mi piace, ne ho bisogno... Tu sai bene quanto... CIAO! :)