Riapro e poi chiudo definitivamente l'argomento Gomorra, tanto per ora non c'è altro da aggiungere. Voglio solo chiarire fino in fondo l'orizzonte di quei pensieri.
1. Intanto che il film ci dà della Camorra l'immagine più stolta possibile, davanti alla quale anche quelli della Banda della Magliana fanno la figura di intellettuali progressisti.
2. Il libro invece è giusto e ben fatto (bacio le mani...), ma l'orchestrazione commerciale che l'ha innalzato ai vertici delle hit parade dei best sellers mondiali è in effetti un po' livida... checché, giustamente, ne dica l'autore. Ma io, per uno strano populismo cronico, forse retaggio di infanzie post-proletarie, non riesco a smettere di credere ai proverbi, e qui ce n'è uno che cade proprio a fagiuolo: il troppo stroppia. E va a finire che con questa fiammata gli hanno anche bruciato la carriera all'autore.
In che senso il troppo stroppia?
Sì, allora: se io fossi un malavitoso organizzato di quelli di oggi, che altroché pizzaioli sono, tra le varie malefatte di cui mi occuperei ce ne sarebbe di certo una machiavellica: farmi accettare dalla società civile, non dico farmi amare che è troppo ma almeno metterglielo in culo. Lasciamo stare le pistolettate e i commerci, che fanno parte del fundraising. Oggigiorno quello che conta è l'immagine, l'eventuale sostanza verminosa ha poca importanza: è come nello specchio di Dorian Gray. Perciò, visto che per comprarmi le produzioni cinematografiche e le case editrici mi basterebbe staccare qualche assegno - tanto poi dove li abbia presi quei soldi non fregherà a nessuno, l'importante è che ce li abbia - mi comprerei case editrici e produzioni cinematografiche e, facendo leva sul pecoreccio del volgo e sul suo inerte giustizialismo, spingerei senz'altro per la commercializzazione di prodotti che parlano di me. Non li censurerei neanche un po', che quanto più se ne parla meglio è, che diventa poi come non parlarne più, parafrasando la nota sentenza di cassazione: "cambiare tutto per non cambiare niente".
Una mentalità criminale d'altra parte è costretta a essere più avanguardista delle altre, è questione di sopravvivenza e, come auspicabile, di vittoria - e lo sapeva anche Woody Allen quando scrisse che i cattivi hanno capito qualcosa che i buoni ignorano (frase che gli viene attribuita su internet, senza chiarirne la fonte).
La mia, sia ben chiaro, è un'ipotesi meramente ipotetica, uno sfizio del pensiero. Non ci sono gli indizi né tantomeno le prove delle accuse che ipoteticamente ipotizzo, quindi chiudo e passo ad postera.
PS. Mi si scuserà, spero, la poco velata rassegnazione di questi post, ma mi trovo ormai da tempo in una situazione di quelle che la psicologia definisce di "impotenza acquisita". Hanno vinto "loro" e alla grande, hanno sempre vinto "loro" e hai voglia tu a parlare e strepitare, che è come dentro a una sabbia mobile, più ti muovi più vai giù. D'altra parte cos'è sta roba di dare sempre la colpa a qualcun altro: sono stati loro, è colpa loro, i cattivi sono loro. Ma loro chi? Dovremmo tentare forse terapie alternative, tipo finirla con i loro e i brutti cattivi e cominciare a mettere dentro tutti i complici, i conniventi, i compiacenti, i pago in nero perché mi conviene, gli evado il fisco perché lo fanno tutti, insomma un po' tutti noi. Loro di conseguenza mi sa che si estinguerebbero e allora saremmo finalmente liberi.

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