venerdì 6 marzo 2009

A downgrade to ape

Ormai mi sa che sto uscendo anche dal gioco delle cose religiose. C'è stato un tempo in cui ho amato le prosopopee ritualistiche e i paraphernalia sacerdotali, ma ora mi sono diventati intollerabili.
Gauhati (o Guwahati), Assam, stato del nord-est dell'India, sede del più importante tempio dello shaktismo: il Kamakhya Devi mandir. Non credo ci potesse essere un luogo migliore per mettere un punto a trent'anni di inquietudini e studi interreligiosi. È qui che infatti, secondo il mito, cadde la vulva (yoni) di Sati smembrata dal disco di Vishnu. Luogo originario e di trasformazione quindi, il più potente dell'India. È qui che si ottengono i più alti poteri ma è anche qui dove le reazioni della dea sono più forti e le punizioni per gli errori commessi più severe.
I pellegrini, quasi esclusivamente indiani, si mettono in fila e aspettano anche per ore di essere ammessi alla presenza dell'idolo, che in questo caso è una roccia di forma indistinguibile, coperta da migliaia di fiori e costantemente bagnata. Toccare la roccia e aspergersi la testa dell'acqua che la irrora è il culmine della visita al tempio, cui segue senza mancanza la richiesta di un'offerta da parte dei sacerdoti officianti. La sede della yoni di Sati, diciamo il sancta sanctorum del tempio, è una piccola grotta sotterranea completamente annerita da decenni se non secoli di incensi e di candele. Molto suggestiva, se solo ci fosse il tempo per un minimo raccoglimento. Ma la stanza è angusta e i pellegrini sono troppi, il tempo massimo concesso è quello del darshan, poi si viene spinti via senza troppa grazia.
La via che sale al tempio è fiancheggiata da decine di negozi che vendono immagini sacre, corone di fiori, stoffe, noci di cocco e altri doni per il puja. Tutto secondo le regole, come in ogni altro grande o piccolo santuario. All'entrata del complesso templare un numero incalcolabile (parlo per iperbole) di bramini aspetta l'arrivo dei pellegrini, per accompagnarli in una visita al tempio e poi magari al puja stesso. Quando arriva qualche devotissimo che vuole il massimo del tornaconto, decide di sacrificare uno o due capretti o qualche piccione: i poveri animaletti vengono presi, bagnati nel sacro pozzo, santificati e poi condotti alla macelleria, dove vengono decapitati - ai piccioni la testa viene strappata via con le dite, ai capretti ci pensa un macete. Offerta la loro (!) vita in sacrificio alla dea, gli avanzi mortali vengono portati via dal sacrificante per essere consumati. Ognuna di queste azioni ha un prezzo da corrispondere ai sacerdoti. Ogni offerta ha un valore materiale: si chiedono salute, figli, successo e qualsiasi altra cosa stia a cuore. I gesti sono di tipo magico, segni che rispecchiano realtà celesti e invocano reazioni divine.
Nove anni fa tutto questo era affascinante. Oggi, passato quel tempo e trascorsi alcuni anni di studi cabalistici, le rappresentazioni ritualistiche, il mercimonio delle cose sacre, ogni richiesta egoistica per cui ci si arroga il diritto di tirare giù dall'Olimpo le divintà in persona - non noi a fare qualcosa per loro ma loro costretti da formule magiche a rispondere alle nostre presunzioni - mi sono del tutto insopportabili. Un paganesimo primitivo fuori tempo massimo. E non che il cristianesimo o l'ebraismo o il buddismo siano estranei a forme religiose analoghe, dove il rapporto con la divinità è volto solo a trarne il massimo beneficio personale.

Ma un essere umano che perde interesse nella divinità, e quindi presumibilmente si disconnette dalla sua presenza, non si riduce alla sua parte animale?

2 commenti:

  1. Ma perchè tutti pensano che la divinità sia in India? India sacra, India saggia .... mah! Perchè non cercare la fede, la spiritualità dentro di noi?Nelle strade che percorriamo ogni giorno, nei luoghi sacri a noi più familiari? Forse è troppo difficile!!
    Comunque:
    Non credo che divenire intolleranti a certi riti "primitivi" o perdere interesse x alcuni rituali o modi di vivere la fede o divinità sia sinonimo di mancanza di spiritualità e predominanza dell'istinto animale. Credo che alcune cose, non facendo parte della nostra cultura, siano difficili da accettare e capire fino in fondo. Soprattutto credo che l'istruzione, il benessere e la possibilità di scelta dia modo di distinguere ciò che è effettivamente sacro (se di sacro esiste ancora qualcosa in qs mondo)da ciò che è invece consumismo e "sfruttamento" dei più stolti. Vivo le tradizioni popolari come delle leggende, che ogni tanto danno degli insegnamenti, altre volte ... danno solo la conferma di quanto l'uomo sia stupido e bisognoso di aggrapparsi a qualsiasi cosa.C'è chi lo capisce e lo accetta precocemente, c'è chi ha bisogno di più tempo!La maggior parte delle religioni, delle congregazioni, delle "sette" -chiamatele un pò come vi pare-... raccoglie e accaparra persone che vivono momenti critici, periodi di debolezza. Colpiscono in modo mirato, facendo gioco-forza su quanto il mondo è cattivo, brutto... Quando alcune persone si sentono smarrite, farebbero di tutto pur di sentirsi amati e appartenenti ad un gruppo. Ecco che si cade nella trappola... conosco alcune persone che sono "cadute" o che hanno avuto ulteriori delusioni e difficoltà dopo aver seguito alcune COMUNITA' diciamo...oppure trovi gli stregoni-cialtroni, che sfruttano le miserie dei poveracci. Beh, se è qs la divinità che rifiuti, hai solo da guadagnarci.
    Ogni essere umano è sacro, divino. Non credo serva cercare chissà dove. A volte le cose che si cercano sono più vicine di quanto si creda... La vità è divinità; l'uomo, col suo lato positivo e negativo rappresenta il tutto. La mia divinità, la mia fede risiede nelle meraviglie della natura, nelle persone che amo, nel calore del sole che mi riscalda, nella luce misteriosa della luna che mi da la buona notte. La divinità è davanti a noi: alla mattina mentre ti fai la barba allo specchio; negli occhi dei bambini; nel sorriso che hai fatto nascere sulla bocca di una persona triste.
    Ovviamente è il mio pensiero, detto in poche righe e in tarda serata ...senza pretese, molto umilmente.

    a presto! ciao
    O.

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