Ho visto Slumdog Millionaire. Sì, ecco, è un bel film: un po’ del sogno americano "chiunque può farcela" trasportato in un’improbabile India, ingenuità e buoni sentimenti osteggiati da un mondo di cattivoni, poi la fortuna che arride a Jamal, il protagonista, con venti milioni di rupie e l’amata cui finalmente può riunirsi in un finale non granché commovente: il bacio sulla cicatrice infertale dai bravi dopo una fuga fallita per raggiungere l’amato, ha un che di scontato, e anzi mi aspettavo anche una frase del tipo "così sei ancora più bella". Di bello c’è invece che il moralismo e il maschilismo indiani vanno a morire in vite di difficoltà, e la donna amata anche se abusata e usata da altri uomini – ma contro la sua volontà, sia chiaro – rimane sempre degna di amore. È un punto di vista molto occidentale.
Vengono poi gli spettri attualissimi dei giochi a premi televisivi e dei reality show. Certo, sproporzionata la violenza della polizia contro il ragazzo accusato di barare al gioco, ma in Blood Diamond ci sono scene più efferate. Schifosa la vita nella merda degli slum, ma il fatto è che ci vive gente vera non personaggi di fantasia. Per carità, che l’arte o quanto ne resta rappresenti ciò che vuole, non è questo il punto, che però sia onesta. I valori – parolone – di un bambino cresciuto in uno slum non sono omologabili a quelli di un bamboccio europeo o americano: cfr. Gita Mehta, Karma Cola, London 1990, p. 153 (non mi risulta ne esista una traduzione italiana, comunque mi riferisco al par. 6 del cap. 10). In fondo il messaggio che passa è uno solo: l’andamento delle nostre vite – it is written, che in parole meno karmiche potrebbe tradursi con un noantrese omnia vincit culus, cioè nella vita il culo è tutto.
Carino il film, sì, ma otto premi Oscar... lo stesso avrebbe potuto vincerli Notting Hill, quasi quasi... Vero è anche che non ho visto i rivali di questa produzione – ma non sarà che il carrozzone degli Academy Awards non ce la racconta tutta giusta?
C’erano articoli sui giornali indiani in questi giorni, che esaltavano il fatto che la cinematografia occidentale cominciasse finalmente a guardare a Bollywood. Bollywood: la prima industria cinematografica mondiale dove, è cosa nota, si ripuliscono le fortune sporche della malavita locale. E poi certe interviste televisive a rapaci produttori indiani ormai sbarcati a Los Angeles, i quali commentavano il successo del film aprendo a nuove prospettive di collaborazione tra US e India. Non sarà proprio allora che Bollywood si sta comprando Hollywood? Ci starebbe, vista la lungimiranza economica statunitense negli ultimi decenni. Ma occorrerebbe un giornalista investigativo per scoprire la verità, non un HSO qualunque.
Di positivo all’orizzonte c’è però che se la lobby intrallazzona bollywoodiana cominciasse a prendere possesso degli studios, magari i paranoici complottisti antisemiti la smetterebbero di lanciare strali e minacce contro le presunte lobby ebraiche, padrone dei media e della finanza globali, quasi non esistessero l’OPEC (musulmani con collusioni cristiane sudamericane), né le mafie transnazionali (dio pecunia, credo), né il capital-comunismo cinese (in che dio credono i cinesi?), eccetera ecceterone. E sarebbe ora.
Carino il film, sì, ma otto premi Oscar... lo stesso avrebbe potuto vincerli Notting Hill, quasi quasi... Vero è anche che non ho visto i rivali di questa produzione – ma non sarà che il carrozzone degli Academy Awards non ce la racconta tutta giusta?
C’erano articoli sui giornali indiani in questi giorni, che esaltavano il fatto che la cinematografia occidentale cominciasse finalmente a guardare a Bollywood. Bollywood: la prima industria cinematografica mondiale dove, è cosa nota, si ripuliscono le fortune sporche della malavita locale. E poi certe interviste televisive a rapaci produttori indiani ormai sbarcati a Los Angeles, i quali commentavano il successo del film aprendo a nuove prospettive di collaborazione tra US e India. Non sarà proprio allora che Bollywood si sta comprando Hollywood? Ci starebbe, vista la lungimiranza economica statunitense negli ultimi decenni. Ma occorrerebbe un giornalista investigativo per scoprire la verità, non un HSO qualunque.
Di positivo all’orizzonte c’è però che se la lobby intrallazzona bollywoodiana cominciasse a prendere possesso degli studios, magari i paranoici complottisti antisemiti la smetterebbero di lanciare strali e minacce contro le presunte lobby ebraiche, padrone dei media e della finanza globali, quasi non esistessero l’OPEC (musulmani con collusioni cristiane sudamericane), né le mafie transnazionali (dio pecunia, credo), né il capital-comunismo cinese (in che dio credono i cinesi?), eccetera ecceterone. E sarebbe ora.
PS.
HSO ha sparato un primo tentacolo nel mondo esterno: http://www.bumerang.it/index.php?Pg=QUELL%92IDEA+IMPERFETTA+DI+GIUSTIZIA - Nice!

Ehi, complimenti per il tentacolo!
RispondiEliminaE' sempre un piacere "ascoltare" i tuoi pensieri.
Però mi mancano i nostri dialoghi conviviali in presenza. Il blog compensa un po', ma non basta: replicare, commentare, confrontarsi per iscritto richiede un tempo che non ho, ma che spero sempre di ritrovare, un giorno...
Intanto continuo a leggere...
Ciao! Eydos
PS: Hai una carriera anche come fotografo, non solo come giornalista!!! Bellissime foto!