mercoledì 25 febbraio 2009

Colonialismo positivo?

La vittoria di otto Oscar da parte di Slumdog Millionaire mi stimola alcune riflessioni, naturalmente critiche. Premesso che vedrò il film solo la prossima settimana a Mumbai, garantisco che la vista dei miserabili dell’India è una cosa davvero penosa. Non solo perché ci sono ma perché sono tanti! Anche se spesso sono persone sorridenti e bambini pieni di vita, le condizioni in cui sono costretti a vivere non mettono una grande allegria. A meno che uno non riesca a utilizzarle per fini artistici o commerciali... un po’ come faceva il grande Dickens con i suoi infami della Londra darwinista...
Per non passare però per il solito criticone invidioso, preferisco tradurre un articolo apparso oggi sul Telegraph di Guwahati in prima pagina. L’autore, tale Tunku Varadarajan, è professore alla Stern Business School dell’Università di New York e opinions editor per Forbes. L’articolo è tratto dal Times di Londra.

Ah! Avere i migliori baraccati del mondo

Cercate in ogni angolo del mondo e non troverete un popolo più complesso e complessato di quello indiano. Non è granché ironico che una nazione, di cui molti cittadini hanno da poco accumulato cause contro Slumdog Millionaire per mostrare l’India sotto una cattiva luce e per avere usato la parola “cane” per descrivere quei poveri piccoli baraccati, si trovi adesso in uno stato di euforia per la vittoria di otto statuette conferite da una “accademia” che idolatra un manipolo di Scientology (per non nominare Mickey Rourke).
Sarà il risultato di duecento anni di colonialismo, ma gli indiani sono i campioni del mondo per l’importanza che danno – e la danno davvero! – a ciò che gli stranieri, o meglio gli occidentali, pensano e dicono di loro. Vivono allegramente in mezzo a fetidi slum senza preoccuparsi della giustapposizione tra una povertà d’età vittoriana e gli standard di vita delle classi globalizzate del 21mo secolo, ma il risentimento nazionale scoppia quando un regista occidentale usa la parola “slumdog” per il titolo del suo film.
Si ritiene che quel neologismo straniero (“slumdog” non esiste nel lessico indiano, anche se gali ka kutta, o cane di strada, gli si avvicina) porti più vergogna al paese degli stessi slum; nel contempo, quando il medesimo film con lo stesso titolo neo-imperialista è festeggiato da americani in smoking a una cerimonia seguita in diretta mondiale, gli indiani si infiammano d’orgoglio. Otto Oscar, evviva! Non è forse un record? Non è forse A.R. Rahman il miglior compositore del mondo? Non è meraviglioso avere Bollywood? E non sono forse i nostri slum una lezione per come vincere le avversità e la crudeltà?
I nostri baraccati non sono forse stoici, adattabili, indipendenti, coraggiosi, fraterni, risoluti e creativi? I nostri baraccati non sono forse i migliori del mondo? E si perde di vista in questa euforia postuma che nella vera Mumbai – la grande, cattiva, brutale, bolscevica Bombay – Jamal Malik, il gali ka kutta dal pedigree purissimo, non avrebbe potuto avvicinarsi agli studi televisivi nel raggio di cinque kilometri. Certo, il film è un’opera di fantasia, ma una fantasia ancorata a una realtà brutale davanti a cui gli indiani preferiscono chiudere gli occhi. Jamal non avrebbe sopravvissuto alle torture in una vera centrale di polizia di Mumbai. E purtroppo non ci sono Oscar per il “migliore adattamento alle pratiche poliziesche”.
Ma per finire con una nota positiva, il film ha ricevuto così tante attenzioni che esporrà alla luce dei riflettori mondiali le torture quotidiane commesse nelle centrali di polizia indiane. Gli occidentali sono piuttosto ignoranti a proposito, ma se cominceranno a pensare male dell’India a causa di tali abusi, forse anche gli indiani cominceranno a preoccuparsene.

1 commenti:

  1. "Gli occidentali sono piuttosto ignoranti a proposito, ma se cominceranno a pensare male dell’India a causa di tali abusi, forse anche gli indiani cominceranno a preoccuparsene." Speriamo allora...

    Non ho niente da aggiungere in proposito.
    Il film è dannatamente bello.

    RispondiElimina